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-Stravolgere il corso degli eventi.-

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«Baker.»

Aaron sollevò la testa dalla borsa dove stava riponendo i libri, per poi uscire da scuola.
Adam lo guardava fisso, gli occhiali da sole sopra la testa a tenere ferme delle ciocche di capelli.
Durante i giorni di lezione, Aaron si era spesso ritrovato a chiedersi la ragione per cui li indossasse, sebbene fuori non ci fosse quasi mai il sole.

Un fattore estetico? Probabile.

«Posso aiutarla?» domandò timidamente. La sua mente iniziò a proiettare possibili scenari per i quali avesse scelto di chiamare proprio lui.

Forse perché si era permesso di riprenderlo durante la spiegazione? Si trattava del compito infausto di un ragazzo benestante e decisamente più colto.
Steven strinse la mascella e scoccò all'insegnante un'occhiata di traverso.
Fu uno scontro di fuoco tra entrambi che vide, inevitabilmente, il primo sconfitto.

«Smith, ho bisogno di parlare con Aaron da solo» disse Adam mostrando un sorriso sprezzante.

Poteva ribattere? No, assolutamente.
Il maggiore si limitò a soffiare un bacio tra i capelli del compagno e ad avviarsi verso la porta, non prima di aver menato una spallata contro il docente, unita a un ringhio.
L'odio tra i due si percepiva nell'aria.

Aaron deglutì, torturando la tracolla della borsa.
L'ignoto, un grande scoglio per ogni essere umano.
Adam spostò l'attenzione dalla porta per tornare su di lui, sospirando piano.

«Sono questi gli amici di cui ti circondi?» domandò incrociando le braccia, l'espressione severa paragonabile a quella di un genitore preoccupato. «Steven Smith è un soggetto terribile, uno tra i peggiori ragazzi di questa scuola» aggiunse.

Uno dei peggiori?
Aaron corrugò la fronte.
Stava certamente esagerando. Insomma, il suo amico Steven poteva incutere timore e possedere degli sbalzi d'umore non indifferenti, ma si era sempre comportato bene nei suoi confronti.
Tuttavia, quel piccolo tarlo si inserì nella sua mente, facendolo tremare.

Si umettò le labbra, improvvisamente a corto di salivazione. «Lui... mi ha aiutato più di una volta» lo difese stringendo i pugni.

Doveva fidarsi di ciò che vedeva e non delle frasi di persone esterne.

Adam scosse la testa sospirando ancora. «Aaron, davvero. Fidati di uno che lo conosce da tempo, sin da quando ha messo piede in questa struttura. Non ha pietà per nessuno, la sua bella facciata serve solo a ingannare» disse staccando il corpo dalla cattedra, sistemando nel contempo le maniche della camicia sugli avambracci.

Sembrava nervoso, o addolorato?
Forse entrambi.
Eppure Aaron non si sentì disposto a cedere ad altri dubbi, non dopo la sua situazione mentale attualmente stabile.
Inserì l'ultimo libro nella borsa e tese le spalle.

«La ringrazio della sua premura, ma sono in grado di scegliere i miei amici senza il suo aiuto» disse autoritario.

-Non permettere a nessuno di dirti chi sei, figliolo.-

Sembrava che suo padre gli avesse fornito un consiglio per ogni situazione, delle perle da cui attingere nel momento del bisogno.
Dopotutto, sebbene Adam fosse un suo insegnante, Aaron aveva dalla sua la superiorità di ceto, e niente, neppure lui, poteva sollevarsi al di sopra della sua carica.

L'uomo fece una smorfia fissandolo profondamente. «Ho capito. Se dovessi cercare aiuto in qualcuno, ricordati di me» concluse infine afferrando la maniglia della propria borsa, uscendo dalla porta con passo marziale.

Il moro restò a fissare quel punto per una manciata di secondi.
Da quando in qua rispondeva in modo così maleducato?
Adam non stava facendo altro che preoccuparsi per lui, avrebbe dovuto quantomeno ringraziarlo.
Si ripromise di farlo l'indomani.

Schiavo del Mio amore MalatoLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora