Il rosso della sigaretta illuminò i suoi contorni, il fumo scese giù e poi uscì fuori dalla fessura delle labbra.
«Tieni» disse Steven passandola a Timothy, il bracciale di legno al polso scivolò sull'avambraccio e lì si bloccò, una morsa sulla sua pelle tanto che dovette rimetterlo al proprio posto.
Con le gambe a penzoloni oltre la ringhiera traballante, fissarono entrambi il panorama dove i palazzi sembravano aumentare a perdita d'occhio, si mangiavano tra loro come bestie fameliche.
«Quindi è qui che Keìra ha provato a farsi fuori?» chiese con una smorfia e l'amico sbuffò.
«Non farmici pensare. Ancora ce l'ho con lei» ribatté dedicandosi alla sigaretta. Con un lancio preciso gettò il mozzicone e lo videro roteare in aria fino a non riuscire più a distinguerlo.
Steven sfiorò con le dita il ferro scrostato e lo cinse con forza, la mascella serrata senza un valido motivo.
Si era svegliato più strano degli altri giorni, la rabbia masticava il suo stomaco, tuttavia ancora non aveva il coraggio di ingoiarlo del tutto. Desiderava solo sfogare quel sentimento, lasciarlo defluire e dimenticarlo.
Passò le dita tra i capelli corti e le fece scivolare sul viso fino a bloccarle a coprire la bocca.
«Sei pensieroso?» domandò Tim incrociando le gambe oltre il parapetto, le braccia abbandonate indietro e i palmi premuti sul pavimento.
Steven ci mise qualche minuto a rispondere, poi piegò le labbra in una smorfia ironica.
«Mi chiedevo come cazzo hai fatto a farti incastrare in questa situazione di merda. Insomma... diventare padre?» disse con una risatina tra l'inorridito e il divertito. «Un incubo anche solo immaginarlo. Per fortuna sto bene attento con tutte le puttane che mi sbatto, ma se dovessero arrivare con un fagotto sarò ben felice di liberarmi di lui senza neppure pensarci due volte» aggiunse lugubre, trafficò con una nuova sigaretta e l'accese con uno scatto.
Timothy lo fissò ingoiando, incapace di decifrare la sua espressione. Talvolta gli capitava di provare l'impellente desiderio di fuggire dall'amico, di scappare fino a non vedere più neppure la sua ombra.
Il maggiore rise e gli batté qualche pacca sulla schiena. «Ehi, scherzavo. I bambini sono sacri» esclamò strizzando l'occhio, il ghigno ancora ben presente e misterioso.
Tim si chiese se mentisse o dicesse sul serio. Dopotutto, lo aveva sentito spesso vantarsi su come avesse ucciso un uomo molto anni prima, per poi gettarlo in un pozzo. In seguito spezzava sempre il racconto con una risata e una battuta, eppure i suoi occhi si scurivano e nelle iridi si contorcevano demoni innominabili.
Il piacere del nero viaggiava attaccato al collo di Steven, un borsone di cui non riusciva a liberarsi.
Timothy si umettò le labbra e sorrise a sua volta, annuendo impercettibile.
«Be', comunque adesso mi sono abituato a questo pensiero, e non mi spaventa più» rispose in ritardo ma l'altro aveva già smesso di ascoltarlo, lo sguardo perso altrove.
«E tu cosa mi dici?», chiese cambiando argomento, «hai smesso di pensare a quel ricatto verso Aaron?»
Steven rise forte e lo guardò come se avesse appena pronunciato una blasfemia. «Scherzi? Proprio adesso che ci sono quasi?» rispose buttando fuori una buona dose di fumo sia dalla bocca che dal naso.
I loro sguardi si incrociarono di sfuggita, il biondo perse la partita e si costrinse e fissare le sue stesse mani.
«Pensavo che... dopo...» Non ebbe il tempo di finire che Steven lo riprese con uno sbuffo simile a un ringhio sinistro.
«Quella storia è passata, va bene? Non venirmi a fare il moralista, visto che ti sei tenuto a bordo campo e rifiutato di agire con me e Jake» lo rimproverò con un versaccio nel pronunciare il nomignolo di Jacob.
Ancora gli bruciava la loro separazione forzata dagli eventi, ma non sarebbe mai tornato da lui di sua spontanea volontà.
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Schiavo del Mio amore Malato
General FictionQuando qualcosa si rompe, il più delle volte è impossibile riportarlo alla sua forma originale senza intravedere ancora le sottili crepe della colla, una scalfittura nel materiale, un alone di troppo. Aaron Baker lo sa bene, costretto a lasciare gli...
