Il suono dell'acqua rosicchiava le pareti delle rocce a strapiombo e il mare rombava di suoni sconosciuti, suoni invogliati a stridere con potenza e violenza su una superficie inospitale.
Aaron rimase qualche secondo ad ammirare l'ampiezza del paesaggio, rapito dalla bellezza e, allo stesso tempo, dalla crudeltà vorticante del moto delle onde. Aveva spesso visitato l'altra parte dell'oceano situato nella sua città, la conca coperta da insenature morbide e acque immobili di un piacevole abbraccio.
Quella severità da parte della natura lo lasciò inebetito e scavato dentro, scosso e con le lacrime agli occhi. Il fato non aveva donato niente a quel povero luogo, e persino una dolcezza come il mare risultava un mostro pronto a inghiottire e a lacerare gli animi più deboli.
Uno spettacolo avvilente.
Steven era silente, il fiato scandito dal naso tirato su per il freddo e il vento a frustare i corti capelli, a picchiettarli contro la fronte e le orecchie.
Dopo un'attesa in apparenza infinita, i loro sguardi si incrociarono, e Aaron fu in grado di leggere sfumature diverse nel compagno, tonalità di un'intensità totalmente lontane dal solito.
Sembrava aver ceduto altrove l'arsenale di armi in suo possesso, la rabbia, la violenza su ogni centimetro di pelle e il ghigno del diavolo.
E quel dettaglio gli fece rabbia, un dolore così profondo da costringerlo a serrare la mascella e a sbuffare pesante.
Steven voleva lasciare ogni cosa, abbandonarla come se niente fosse accaduto e liberare l'anima dal peso della colpa dovuta alle scelte intraprese? Una strada facile, troppo facile per i suoi gusti.
Per come la vedeva lui, invece, quel ragazzo si sarebbe dovuto prendere la responsabilità di ciò che aveva fatto, conviverci e lasciarsi logorare dai ricordi, dai singoli istanti rubati e ingoiati con avidità per alimentare la sua cattiveria.
Meritava di peggio.
Meritava cento volte ciò che aveva inferto ad Aaron.
«È questa la tua ultima decisione?» disse il moro, dapprima in un sussurro sfiatato, poi ripeté la frase con tono maggiore.
Steven storse le labbra e si strinse nelle spalle, un giro di sguardo verso il cielo e di nuovo su di lui.
«Ron... Non ho più ragione di stare qui. Finirei con il prendermela con altri, o, peggio, varcare una soglia pericolosa con te. Non voglio. Non sono un assassino di innocenti, io, e non è questo il momento di diventarlo» sbuffò un pelo angosciato dall'affrontare quel discorso scomodo.
Aaron riconobbe il nervosismo dell'altro nella posa a stento trattenuta, nelle dita affossate dentro le tasche e strette con potenza, pur di tenerle ferme.
Steven stava tremando in una lotta contro se stesso, infuriava persino nel profondo delle sue iridi inquiete e avvolte da un profondo strato di buio. Sembrava tenersi a bada, come se avesse stretto un collare attorno al proprio collo per restare mansueto e non sibilare tra i denti la realtà dei fatti.
Il moro, però, aveva imparato a conoscerlo bene dopo tanti mesi trascorsi assieme. Riusciva a scrutare la sua parte in ombra nascosta a forza; intercettava i suoi cambi d'umore da un semplice accenno delle sopracciglia; fiutava le sue bugie e ne rammentava il profumo amaro della delusione.
Un tempo si sarebbe lasciato abbindolare, ma erano finiti da un pezzo quei giorni.
Gettò una risata priva di divertimento e scosse il capo, i capelli leggermente bagnati oscillarono di lato.
«Bravo, davvero. Non la smetti proprio mai di recitare?» esclamò e non si trattenne dal battere le mani in un fragoroso applauso.
Non ci stava alla storia imbastita da Steven. Voleva passare come il tipo a cui, adesso, interessava degli altri?
Avrebbe dovuto puntare su un discorso più convincente per metterlo al tappeto e sciogliere una parte del suo cuore che, forse, ancora batteva del sentimento chiamato: compassione.
Il maggiore si concesse un sospiro e spalancò le braccia, l'espressione abbattuta dipinta alla perfezione sul suo viso.
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Schiavo del Mio amore Malato
Ficción GeneralQuando qualcosa si rompe, il più delle volte è impossibile riportarlo alla sua forma originale senza intravedere ancora le sottili crepe della colla, una scalfittura nel materiale, un alone di troppo. Aaron Baker lo sa bene, costretto a lasciare gli...
