La neve continuava a cadere fuori dalla finestra, il gelo sbuffava inclemente attraverso gli spifferi; sembrava provare a irrompere ad ogni costo nella camera.
Aaron rabbrividì quando un soffio freddo si arrampicò sulla pelle nuda del proprio petto e andò a scontrarsi con la patina di calore prodotta dall'agitazione del momento.
«Bellissimo, non fare questa faccia» disse Aubrey con un sorriso appena accennato, le dita sfiorarono il suo zigomo e tracciarono una corsa invisibile fino alle labbra gonfie di baci.
Ovviamente per lui quella situazione doveva sembrare facile da affrontare, mentre Aaron percepiva gli spasmi nello stomaco e il fiato spezzato da un principio di panico.
Aveva paura, una paura fitta fitta che a fatica riusciva ad attenuare con un sorso d'aria.
«Non... non sei un po' nervoso?» sussurrò con imbarazzo, le guance colorate sotto lo sguardo insistente dell'altro. Dopo qualche secondo non riuscì neppure a sostenerlo e alternò l'attenzione dai suoi occhi alle mani strette sulle gambe.
«Parecchio» rispose il biondo con una risatina, gli prese delicato il polso e depositò il palmo sulla posizione del proprio cuore.
Aaron lo sentì rombare, un motore impazzito e libero di esprimersi. Era un dettaglio che li univa saldi, li rendeva simili e fatti per percorrere quella strada mano nella mano.
Sorrise timido e tamburellò con le dita sul suo torace.
«Non conosco nulla a proposito di questo» rivelò con una nota di tremolio nel tono. Desiderava provare, conoscere, buttarsi in quell'anello di fuoco e restare scottato. Solo, non sapeva proprio come agire senza risultare un completo stupido.
«Tu fai ciò che vuoi», rispose il compagno scoccando un bacio sulla punta del suo naso, «sono a tua disposizione» aggiunse poi malizioso.
Nel vedere però Aaron ancora impietrito e fermo al proprio posto, sospirò piano e indietreggiò fino a mettersi in piedi.
«Vediamo di togliere i vestiti. Impara bene, occhi nuvolosi. È questo il primo passo» disse un pelo ironico mentre passava le dita sull'elastico dei pantaloni, inebriandosi del candido imbarazzo sul viso di Aaron.
«Questo lo so da me» borbottò il moro strizzando le dita tra loro. A fine giornata avrebbe trovato una poltiglia se avesse continuato a rigirarle e a torcerle.
Troppa emozione, troppo sentimento.
Faticava a prendere una direzione, a scegliere un senso da afferrare e incanalare al meglio.
I pensieri gli stavano mettendo i bastoni tra le ruote un'altra volta.
-Basta- si disse con uno sbuffo interno, l'attenzione attirata dai gesti dell'altro.
«Faccio io» esordì di colpo bloccando così a metà i movimenti del compagno. «Se vuoi» disse poi un po' meno coraggioso, tuttavia si mosse sul letto e mise le gambe oltre il materasso, i piedi nudi sul pavimento lo fecero rabbrividire.
Aubrey si limitò ad alzare le braccia e a scoccargli uno sguardo ambiguo, il sorrisetto velato bastava a mostrare i suoi veri pensieri.
Aaron tastò la pelle nuda del petto e scese verso il basso, incontrando ben presto la stoffa ruvida del bordo.
Non staccò il contatto visivo neppure per un secondo: un magnete potente, un ricercarsi ognuno nel colore dell'altro e non esserne sazi, il desidero di assorbire sempre di più per imprimerlo nel profondo.
Fece scivolare gli indumenti e si sentì meno in difficoltà di quanto avesse creduto.
Si sfamò di quelle azioni che non gli appartenevano, ma che si sentì tranquillo nel compiere. Se fosse stato con un altro si sarebbe di certo fermato, eppure Aubrey gli donava sicurezza e non lo giudicava in modo diverso.
«Aaron» sussurrò il biondo con un tono lascivo, le dita giocavano con la sua colonna vertebrale sporgente a creare una carezza provocante.
Era sensuale essere chiamato con il proprio nome.
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Schiavo del Mio amore Malato
Fiksi UmumQuando qualcosa si rompe, il più delle volte è impossibile riportarlo alla sua forma originale senza intravedere ancora le sottili crepe della colla, una scalfittura nel materiale, un alone di troppo. Aaron Baker lo sa bene, costretto a lasciare gli...
