20.Attacco di panico.

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Avete presente quando sentite quel sesto senso che vi annuncia che a breve capiterà qualcosa di inconcepibile, così brutto da farvi bloccare la crescita?
Beh, ormai quell' età l'ho passata da un pezzo, ma comunque so che mi sconvolgerà l'intera esistenza.
Cosa può andare più storto di così?
Ecco, non lo sapevo fino ad oggi.

Lo stato di dormiveglia è quello che amo più di tutto da quando ho iniziato ad andare a scuola.
Tante volte mi sono salvata dalle urla di mia madre, risparmiandomi una miriade di strigliate.
Gli occhi chiusi tuttavia, non placano la fame da lupi che ho nonostante stia comoda nel mio posticino confortevole.

Sospiro appaga, uggiolando qualche suono confuso sentendo i riflessi delle mie dita muoversi involontariamente su il corpo levigato e soffice sotto di me.
Liscio come il sedere di un bambino.
L'odore di Pino cembro mi invade le narici, lo stesso che in qualche modo strampalato mi ricollega a papà Ryan.
La presa sul fianco mi spinge a non abbandonare la posizione sul comodo e gradevole corpo...

Allarme rosso.
Nella mia testa si azionano tremila sirene rosse.
Salto in aria come un petardo togliendomi immediatamente, spalancando gli occhi per cui sbatte in faccia la consapevolezza che avrei tanto voluto non averli aperti.
Mi passo le mani tra i capelli sconvolta, tasto la mia figura accertandomi di aver ancora i vestiti addosso.
Almeno questo.
Come diavolo è successo?

È stato un errore, un terribile malinteso.
Ho dormito bene, come da tempo non facevo.
Non ricordo nemmeno di essermi svegliata durante il sonno per il nervosismo e non mi capacito sia successo con lui al mio fianco.
Il bello addormentato si sveglia qualche secondo dopo, probabilmente non sentendomi più addosso.
Si accarezza lo stomaco, lì dove era appoggiata qualche minuto prima la mia mano che stava vezzeggiando allegramente la sua pelle abbronzata. Deglutisco consapevole di aver dormito come una sanguisuga sul petto dello stronzo Lucas Rodriguez.
Cosa mi è saltato in mente?

Appena si accorge chi sono, sobbalza anche lui, allontanandosi dalla sottoscritta come se gli avessi puntato il fucile in testa.
Aria, coso.

«Che cavolo è successo?» urla stizzito.
«Che ci faccio con te?» dico scioccata.
Le nostre voci si sovrappongono, ma nessuno di noi sa darsi una spiegazione.
È uno scherzo.
Dove sono le telecamere?

Udiamo dei passi provenire dalla cucina avvicinarsi e pochi secondi dopo compare Rodas, tutto tranquillo, con una mela in mano.
Lui perché è qui?
Che ore sono?
Guardo fuori la finestra: fuori c'è il sole raggiante, il cielo azzurro limpido e gli uccellini che cinguettano.
È giorno.

«Rodas!?»
Lucas parla azzittendo momentaneamente i pensieri che si susseguono come cavalli imbizzarriti nel mio cervello.
Serro la bocca, certa che il mio alito  non sa di gelsomino fiorito e potrebbe sterminare i fratelli Rodriguez all'istante.
Rodas si volta sereno e quando ci vede, apre un sorriso furbo.

«oh, vi siete svegliati» addenta feroce quella povera mela.
«dormito bene?»
Storco il naso, aggiustandomi i capelli molto simile al nido di piccioni.
Un mostro.
Ecco cosa sono.
Lucas sbuffa disturbato.

«Di che parli? Perché sorridi in quel modo? E diamine, da quando sei qui a spiarci? Che poi chi sa che ore sono...»
Rodas si stravacca sulla poltrona davanti a noi per sbieco, gambe all'aria continuando ad azzannare la mela.
Che brutta fine, ma tra un po' potrebbe fare la stessa se non si decide a parlare...

«Quante domande principessa. Da dove incomincio!?»
Ammira quel povero frutto come fosse un avvoltoio che si nutre della carcassa morta.

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