6. Odore di fieno.

6.4K 288 13
                                        

Ci stiamo allontanando da Wrightsville Beach, e da ben dieci minuti sono seduta dentro una Chevrolet Silverad 1500, Ecotec3, V8 5,3l da 519Nm.

È così che mi ha risposto Lucas quando gli ho chiesto che auto fosse.

Come se mi importasse qualcosa sapere il tipo di motore o di tutti quei numeri che mi ha elencato come lista della spesa.

Per me poteva anche dire che è stata progettata per volare, sempre una macchina sarebbe stata.

La cosa che mi ha lasciato stupefatta è il tono fiero con cui mi ha illustrato le sue caratteristiche, preciso e rigoroso confermando la mia teoria: morboso e minuzioso da far schifo.

Mi sto stufando e incomincio a perdere la pazienza. Ci lasciamo dietro la cittadina e, oltre alle colline e terre incolte, non c'è altro.

Ho azzardato a mettere i piedi sul cruscotto, ma come previsto mi ha sgridato con un'occhiataccia da brivido. Non ho osato contraddirlo perché avrebbe potuto nascondere il mio cadavere qui fuori e nessuno l'avrebbe mai saputo.

Il polso fa ancora male, lo trattengo in grembo e, a causa della stanchezza, sostengo la fronte al finestrino mezzo aperto, lasciandomi cullare dall'aria fresca che viene da fuori. I capelli mi volano in faccia, alcuni finiscono in bocca, ma è gradevole.

«Siamo quasi arrivati» annuncia lugubre.

Alleluia, vorrei dire, ma evito.

Annuisco appena, continuando a stare in quella posizione fino a quando l'auto si arresta.

No, proprio ora che stavo incominciando ad abituarmi.

«Vieni» istruisce sempre molto garbatamente, dopo aver tirato il freno a mano. Svogliata, scendo giù con un sobbalzo, atterrando sul terriccio che procura leggera polvere in aria.

Dove sono?

Mi guardo intorno realizzando solo adesso che siamo nel bel mezzo del nulla. Una grossa cascina si intravede da lontano, un imponente mulino a vento al suo fianco e tanto prato. Verde, verde ovunque e non so cosa mi prende, ma mi sento immediatamente a casa.

L'odore di fieno, il frinire dei grilli, il cinguettare degli usignoli e il rombo di un trattore.

Casa dolce casa.

«Allora? Ti muovi?»

Lui nel mio sogno ad occhi aperti non c'è, e con la sua acidità, spazza via tutto in un soffio.

Mi muovo dandomi un'ultima occhiata in giro.

Chi l'avrebbe detto che uno come lui possa ritrovarsi in un posto del genere. Lo fisso da dietro, cammina più avanti di me sicuro della mia presenza. La sua camminata quieta e tracotante, il suo mento dritto e il suo solito sguardo senza emozioni.

Che nascondono quegli occhi?

Entriamo dentro dopo che Lucas apre un enorme portone, il quale a causa della sua pesantezza, crea un profondo tonfo alla chiusura. Fisso il soffitto, rendendomi conto che è smisurato, di color rosso borgogna, fatto di paletti incastrati l'uno sull'altro, finendo per intrecciarsi e formare un grosso groviglio di legno. Passo alle pareti fatte di pietra le quali donano un senso di rustico all'ambiente. C'è un ingombrante tappeto persiano delle stesse tonalità del soffitto collocato in mezzo alla stanza. Un caminetto in fondo, spento e alla sua visione i miei occhi si illuminano.

Ho sempre voluto averne uno.

Quello a casa mia è vecchio e dismesso da anni. Ormai mio padre si fatto convertire dalla tecnologia per cui si è fatto installare comuni impianti termici che non sono minimamente paragonabili.

AIUTAMI STRONZO!La tua prossima ossessione. Scoprilo ora