23.Leccabile.

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I miei piedi si azionano anche se forse non è stata una buona mossa.

Ma io Martha Johnson non mi sarei fatta mettere i piedi in testa, solo perché l'uomo dietro di me, ha la presunzione di sentirsi Dio sceso in terra.

Mi incammino nella sabbia, più determinata smaniosa di farmi ricredere.
Patisco i passi di Lucas, il quale mi segue rendendo la sua presenza morbosa.
Con gran fatica, dopo aver combattuto con la sabbia e il mio scarso equilibrio, arrivo dai ragazzi i quali non si accorgono di me solo dopo essermi annunciata con un colpo di tosse.

«Scusate...» intervengo con uno schiarimento di voce.

Si voltano uno ad uno, indifferenti, e mai come ora, mi sento un piccolo pulcino in mezzo ad un branco di avvoltoi.

Sorrido imbarazzata, riprendendomi all'istante nel momento in cui noto, sui loro visi, perplessità.

«Che c'è piccolina?» parla il capitano della squadra per cui intonavo, fino a qualche minuto fa, fischi e buh.

Sono poche le cose, ultimamente negli anni si sono moltiplicate, ma che costituiscono una certezza per me: quanto amore provo per il mio unico amico quattro zampe, Felix, la preferenza del bacon canadese e della salsiccia sulla pizza, l'odio profondo per il mais, la consapevolezza che non avrei mai lavorato in un circo ed infine, dopo diverse esperienze, che avrei voluto tanto cancellare dalla mia testa, non avrei mai più concesso ad un uomo di affibbiarmi quel diminutivo.

Piccolina, ma cosa sono, un cagnolino?

L'altezza non è sintomi di intelligenza, e questa regola è stata appurata.

Quindi il tipo davanti deve essere proprio un cretino.

«Piccolo è il bruco che ti ritrovi nelle mutande» farfuglio sotto voce anche se avrei preferito urlarlo a gran voce. Dopotutto mi serviva la loro complicità e sono certa che non avrebbe gradito il mio complimento.

«Eh? Non ho sentito»

«Niente riflettevo su una cosa» metto di nuovo su il mio sorriso migliore ignorando il suo sguardo accusatorio.

«Comunque, sono venuta qui a chiedervi se possiamo aggregarci io e il mio... amico»
Sarebbe stato troppo lunga la storia e la voglia di straccialo era tanta che non avrei aspettato un minuto di più.

«cioè se possiamo partecipare ad una vostra partita»

Per tutto il tempo Lucas è rimasto al mio fianco, con le mani in tasca, inerme lasciandomi a me il compito sporco di vedermela con quelli lì.
Mi volto appena per chiedere una sua partecipazione, ma nulla.
Non mostra neanche un segno di simpatia.

Il ragazzo mi guarda celermente per poi passare al mio vicino.
Appena si accorge chi è, sbianca.

La spavalderia fa bye bye con il fazzoletto e incomincia a balbettare come se avesse visto appena il suo idolo.

«Il tuo amico sarebbe il Signor Rodriguez? Lui vuole giocare con noi?» parla con me, ma continua a fissare Lucas, incredulo.

Sollevo un sopracciglio dubbiosa.
Che c'è di male?

«Si, se non vi dispiace» parla finalmente il diretto interessato, dopo secondi di silenzio.

A quel punto si fa avanti un altro ragazzo, l'altro capitano, quello che ha catturato la mia attenzione, grazie al suo mucchio di muscoli.
Sembra una roccia, e mi ricorda il tipo dei fumetti, La cosa, ma cento volte più attraente.
La sua mano ha più muscoli di tutto il mio corpo.

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