-HER-
"Ahhh" grido aggrappandomi al suo braccio, "attenta!" Mi risponde lui preoccupato aiutandomi a tirare fuori il piede dal buco che si è appena aperto nel pavimento. "Questo posto cade a pezzi " sbuffo facendo roteare la caviglia per controllare che sia tutto apposto, lui ridacchia "lo so, tutto cade a pezzi in questa città lo sai ". Alzo lo sguardo verso la finestra strizzando gli occhi per mettere a fuoco il panorama desolato aldilà del vetro sporco: edifici in rovina, pochissime (o nessuna) persone in giro per le strade, il cielo è marrone a causa delle tempeste di sabbia che si formano, ormai pochi mari sono sopravvissuti al prosciugamento, la società umana si sta estinguendo e i pochi rimasti cercano di sopravvivere sfuggendo alle grinfie di ladri e predoni. La gente è diventata spietata. Noi ci siamo ritrovati in questa scuola abbandonata per nasconderci da un gruppo di uomini che ci hanno presi di mira. SBAAM. Il suono di un muro che esplode fa scuotere l’intero edificio pericolante “merda… sono riusciti a buttare giù la barriera che avevamo messo… dobbiamo trovare un posto dove nasconderci” sussurra lui stringendomi tra le braccia, io annuisco e gli sistemo una ciocca di capelli ribelli, lo guardo: ha i capelli madidi di sudore per la corsa e la temperatura afosa, ha il viso e i vestiti sporchi per la polvere, guardo le mie mani, non sono messa tanto meglio neanche io. “Andiamo... “dico prendendo la sua mano e iniziando a salire i gradini, nuvole di polvere si alzano da sotto ai nostri piedi e prego dio che i gradini reggano il nostro peso. Raggiungiamo il primo piano, ci guardiamo attorno per un possibile nascondiglio, le luci sono staccate e dondolano pericolosamente dal soffitto, passandoci vicino si sente l’elettricità fremere, scavalchiamo cattedre e banchi, guardo ai miei piedi centinaia di pagine strappate e macchiate. Lui mi indica una stanza alla mia sinistra, entriamo e richiudiamo la porta alle nostre spalle, poi iniziamo a spostare banchi, armadi e qualsiasi cosa ci sia di pesante e ci rannicchiamo in silenzio, le grida si sono fermate, non si sentono più gli uomini al piano inferiore… non sono saliti perché li avremo sentiti, abbiamo fatto molta attenzione a posizionare le cose cercando di fare il minimo rumore, rumori che sarebbero stati coperti in ogni caso dalle condizioni dell’edificio visto che molti pezzi di soffitto si staccano continuamente da più punti della scuola rendendo così più difficile trovarci. Mentre cerchiamo di riflettere su come uscire facendo avanti e indietro per l’aula lui mi chiama, corro a vedere cos’ha trovato “guarda! Una pianta dell’edificio!” io la prendo tra le mani e la studio: l’edificio è a forma di ferro di cavallo con i due annessi laterali più bassi e sul retro c’è la congiunzione alla palestra: un piccolo edificio con il tetto a livello del primo piano il mio sguardo si illumina. “possiamo cercare di scappare passando da lì! Poi ci possiamo calare giù da quello!” lui annuisce “però.. dobbiamo arrivarci prima..” aggiungo titubante, il suo sorriso si allarga “sarà più facile di quello che pensi! Noi siamo qui.. e la palestra è..” allunga una mano e punta verso la finestra “lì!”. Lo guardo a bocca aperta “ce la possiamo fare allora??” lui mi abbraccia “non lo so, ma vale la pena tentare…”, ci avviciniamo alla finestra, io allungo una mano verso la tapparella che la copre per sentire se il vetro è aperto o chiuso quando una mano mi afferra “noooo” grido, il ragazzo dietro di me accorre subito tirandomi indietro e riuscendomi a liberare dalla presa dell’uomo, “vi sono mancato? Pensavate di nascondervi eh? Ma la conosco troppo bene questa scuola... siete finiti dritti dritti nella tana dei lupi…” squarciando la tapparella entra nella stanza, noi cerchiamo di spostare le cose dalla porta “merda merda…” il ragazzo inizia ad affrontare l’uomo picchiandolo e allo stesso tempo incassando colpi mentre io continuo a liberare la porta scaraventando le cose e creando un varco, peccato che quando finalmente raggiungo la maniglia per spalancare la porta mi ritrovo davanti l’intero gruppo di uomini, “guarda chi si vede…bel lavoro Frankie”, mi giro di scatto e vedo il ragazzo steso a terra, l’altro uomo torreggia su di lui con un pezzo di legno in mano “il tuo amichetto dormirà per un po', così avremo tutto il tempo di fare una chiacchierata con calma vero bella bimba?” . lo guardo inorridita e crollo in ginocchio a terra, ma vengo prontamente rialzata da uno degli uomini che mi carica in spalla. Cerco di dimenarmi ma la sua stretta è troppo forte, “ti conviene fare la brava se non vuoi che succeda niente al tuo fidanzato”, io mi mordo il labbro per non gridare mentre calde lacrime mi rigano le guance, raggiungiamo una stanza , il ragazzo viene gettato su una sedia e legato e io faccio la stessa fine. Quello che suppongo sia il capo della banda si avvicina a lui e gli getta dell’acqua in viso “sveglia! Cerchiamo risposte, ci servi sveglio. Altrimenti..la tua bella diventerà il nostro giochino!” il ragazzo si sveglia e a quelle parole si dimena ringhiando “non ci pensare nemmeno!” , l’uomo ride e poi gli tira un pugno in faccia, “nooo” grido io, il livido si forma quasi subito, un rivolo di sangue scende dal labbro tagliato , “si può sapere che cosa volete da noi? “ dice arrabbiato pulendosi il sangue con la spalla, il tessuto si macchia di rosso e il mio cuore si stringe, non riesco a sopportare di vederlo morire ogni volta.. “lo sai benissimo cosa vogliamo… al nord dicono che c’è più gente, e più gente vuol dire più soldi, più oro. “risponde l’uomo accarezzandosi la barba “ e noi cosa c’entriamo in tutto questo?” ringhio io non capendo dove voglia andare a parare, lui si avvicina a me ridendo, appoggia le mani sui braccioli della sedia dove sono legata e avvicina il viso al mio, io mi ritraggo , il suo alito puzza di tabacco e di putrefazione, mi si rivolta lo stomaco.. “non te l’ha detto il tuo amico qui? Ha una macchina per arrivarci... una delle poche rimaste… lo stiamo seguendo da un po' ormai” , io lo guardo a bocca aperta “ no… non è possibile.. mi avevi detto che.. che non avevi un mezzo.. che non potevamo andare al nord solo per quello..” , l’uomo si allontana da me ridendo “oh oh! Il fidanzatino ha mentito!” io boccheggio avremo potuto scappare.. cercare i miei genitori… lui mi guarda con le lacrime agli occhi “posso spiegarti… lì non c’è più niente! È solo una leggenda! Sono convinzioni che si danno le persone per avere speranza!” io sbatto i piedi a terra e grido “e tu come fai a saperlo??” “PERCHÈ È DA LÍ CHE VENGO!” grida lui, lo guardo a bocca aperta , ha le lacrime agli occhi “ vengo dal nord.. e lì non c’è più nulla.. non c’è più nessuno..” io balbetto “ e.. e perché non me lo hai mai detto?” lui alza lo sguardo verso di me, leggo dolore nei suo occhi ma anche un mare di amore : “ perché non volevo che perdessi la speranza!”. Le lacrime mi rigano le guance , ma il momento dura poco… qualcuno batte le mani “si si … momento molto romantico … allora da quello che ho capito non abbiamo più bisogno di voi.. fate entrare Ares!” noi ci guardiamo e leggo il terrore nei suoi occhi. Delle porte sbattono, passi veloci, unghie che picchiettano nel pavimento e ansimi … la porta si spalanca ed entra uno degli scagnozzi con un rottweiler , l’uomo davanti a me fa una risata malefica, il cane viene liberato e tutto sembra a rallentatore, il cane si scaglia contro il giovane vicino a me, i denti affondano nel suo collo , io grido “ Jayyyyy” . Bianco. Tutto bianco. Non c’è più niente. Non si sente più niente. Mi inginocchio a terra.
Nei giorni a seguire qualcosa cambia, non è più tutto bianco ma tutto nero. Solo silenzio. Ogni notte grido fino a farmi mancare il fiato ma niente. I miei giorni sono sempre più grigi e inizio a chiedermi se tutto questo non faccia parte solo della mia mente malata.
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Ci stiamo avvicinando al finale.. secondo voi come andrà? Al prossimo capitolo 😘♡
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"immagina.."
RandomPiccole storie , "immagina", una piccola raccolta di "film mentali" (chi è che non se n'è fatto almeno uno una volta nella vita?) Su un ragazzo senza nome che ognuno può immaginare a suo piacimento ♡
