«Sono tanto felice di passare un po' di tempo insieme.» affermò Francesca sorridendo.
Era tanto dolce e mi faceva tanto bene stare con lei.
Andammo dal parrucchiere ed entrambe ci tagliammo i capelli. Io decisi di fare un taglio netto sopra le spalle. Dovevo togliere tutto il mio passato e buttarlo alle spalle.
«Andiamo a prendere un gelato?» le chiesi facendole l'occhiolino dopo essere uscite dal parrucchiere. Lei annuì subito perciò iniziammo a correre verso la gelateria più vicina.
Stare con Nanci mi distraeva anche se ogni tanto mi ricordava Riccardo. Per lo meno mi sentivo in qualche modo più vicina a lui anche se era una cosa insensata.
«Buono?» le chiesi riferendomi al gelato che stava leccando amorosamente.
«È buonissimo!» affermò tutta sporca di cioccolato. Scoppiai a ridere e poi mi sedetti su una panchina.
Poco dopo però, arrivo Michele a rovinare tutto.
«Vai pure con sua sorella per provare a starci insieme. Mi fai pena Federica!» urlò Michele nervosissimo.
Nanci assunse un'aria terrorizzata.
«Stai scherzando?» gli chiesi incredula.
«Secondo te? No cretina!» urlò in collera.
«Punto numero primo non mi chiami cretina, punto numero secondo non urli in mezzo alla strada contro una ragazzina di tredici anni che non ti ha fatto nulla.» dissi cautamente.
«Quello che fai pena sei tu.» conclusi prendendo Nanci per mano e andandomene.
Sostammo poche panchine più avanti.
«Domani verrai a pranzo per Pasqua?» mi chiese Francesca innocentemente.
«Certo Nanci.» affermai sorridendo.
«Ma tu ami quel ragazzo?» continuò spaventata. Scossi la testa.
«Ami mio fratello?» concluse speranzosa.
Annuì e poi, d'istinto, scoppiai in una valle di lacrime. Lei subito mi abbracciò stringendomi forte forte.
«Sapevo che non poteva finire così tra di voi.» affermò a bassa voce.
Quando ci staccammo mi asciugò le lacrime e sorrise.
«Andiamo a casa?» chiese poco dopo. Annuì.
Appena ci trovammo davanti alla porta di casa Marcuzzo suonai il campanello ma ad aprirci, stranamente, fu mia sorella.
«Cosa ci fai qua?» le chiesi stupita.
«Niente. Perché non vai a casa?» affermò subito non guardandomi negli occhi.
«Arianna, cosa state nascondendo?» domandai nervosa.
«Nulla perché?» chiese preoccupata.
«Fammi entrare!» urlai in collera.
«No!» ribatté lei rimanendo davanti alla porta.
«Fammi entrare ho detto!» dissi più nervosa che mai.
Appena andai in salotto trovai sia i miei genitori che quelli di Riccardo sorridere.
Stavano guardando dietro di me così d'istinto mi girai.
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Fanfiction[COMPLETATA] Riccardo: "Non c'è bisogno di dediche. Non c'è bisogno di grandi parole, non c'è bisogno di ripeterti in continuazione quanto io ti ami. Lo sai. Lo sai bene. Tu sei uguale a me, io sono uguale a te. Io mi rivedo in te, tu ti rivedi in m...
