«Prova a riprodurre quello che ho appena suonato io.» dissi pazientemente a Michele.
I rasta che aveva al posto dei capelli erano buffi. Sembravano dei piccoli bruchi attaccati alla sua testa.
«Perché li fissi?» chiese Michele mentre cercava di suonare.
«Cosa?» domandai confusa.
«I miei capelli, perché li fissi?» chiese smettendo di suonare e sorridendo.
Feci un piccolo sorriso anche io e abbassai lo sguardo. Mi guardai le mani.
«Mi incuriosiscono.» affermai guardandolo.
Lui fece un piccolo sorriso ed annuì.
«Sei la prima che dice che non gli fanno schifo.» disse alzando le sopracciglia.
Feci una piccola risata e scossi la testa.
«Sono capelli.» dissi sinceramente.
Poi ci fu silenzio. Proposi una pausa per fare merenda e lui accettò. Preparai un panino con la nutella e poi glielo porsi.
«Perché vuoi suonare il piano?» gli chiesi seduta sul divano.
«È una storia un po' lunga.» affermò a testa bassa.
«Abbiamo tutto il tempo che vuoi.» dissi secca.
Lui mi guardò e sorrise.
«Beh, quando ero piccolo mia mamma mi suonava la ninna nanna con il pianoforte.» disse sorridendo.
«Un giorno però, quando avevo sette anni, se ne andata con un altro uomo dicendo che era incinta e che sarebbe stata meglio economicamente con lui.» continuò quasi piangendo.
«Mio papà era un tuttofare quindi faceva fatica a guadagnare. Ci ha lasciati come se fossimo merda per il diamante.» affermò asciugandosi gli occhi.
Abbassai la testa anche io e mi feci scappare una lacrima.
«Qualche mese fa mio papà è morto e lei ha avuto il coraggio di presentarsi al funerale dopo undici anni che non la vedevamo.» disse scuotendo la testa.
«Mi ha guardato più volte e ha fatto finta di niente, come se fossi niente per lei, lo sbaglio più grande della sua vita.» concluse scuotendo la testa.
«L'unica cosa che mi ricorda quella bella persona che era, è il pianoforte.» disse a testa bassa.
Qualcosa mi prese allo stomaco. Anche lui sapeva cosa volesse dire perdere una persona, stare male fino a farsi venire mal di pancia.
Piangere allo sfinimento fino a farsi venire le rughe sotto gli occhi.
Michele mi capiva davvero. D'istinto, la prima cosa che mi fu naturale fare, fu abbracciarlo forte forte perché, sembrerà banale, ma è la cosa che più può far star bene in questi casi.
«Il piano mi fa sembrare di avere ancora accanto il mio migliore amico, anche se in realtà è al cimitero.» dissi non sciogliendo quel magico abbraccio che c'era tra noi.
Sentì che anche lui strinse la presa. Fu magico quel momento, davvero magico.
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Fiksi Penggemar[COMPLETATA] Riccardo: "Non c'è bisogno di dediche. Non c'è bisogno di grandi parole, non c'è bisogno di ripeterti in continuazione quanto io ti ami. Lo sai. Lo sai bene. Tu sei uguale a me, io sono uguale a te. Io mi rivedo in te, tu ti rivedi in m...
