Era furioso. I suoi occhi erano spalancati e colmi d'ira. Aveva la bava alla bocca.
Continuava a dare una serie di pugni ad Alessio che urlava e si lamentava. Io ero immobile, scioccata. Non credevo che fosse capace di certe cose.
Prese in mano la situazione mio padre che uscì di casa e allontanò Riccardo da Alessio.
Scesi dalla macchina e, mentre mio padre soccorreva Alessio, io presi riki per mano e lo allontanai da quel posto.
Andammo in un parco poco distante da casa mia e lo portai su una panchina.
Avevo lo sguardo basso e fisso in un punto. Gli occhi erano lucidi. Sembrava un vegetale.
«Perchè hai fatto una cosa del genere?» urlai d'un tratto piangendo.
Ero estremamente delusa di lui.
«Non doveva farlo, lo avevo avvertito.» affermò Riccardo piangendo anche lui.
«Fare che cosa?!» domandai guardandolo.
«Ti sta usando perché sa che tu sei la cosa a me più cara e ti vuole portare via da me perché io ho fatto la stessa cosa a lui con Giulia.» disse lui facendosi gonfiare quella sua vena sul collo.
Ero schifata, scioccata e allibita allo stesso tempo. Ma perché erano tutti così malati i ragazzi?!
«Che schifo veramente, per voi è tutto un gioco giusto? Tanto siamo noi che soffriamo! Andatevene a fanculo!» urlai alzandomi.
Riccardo mi rincorse cercando di fermarmi ma io lo ignoravo completamente.
D'un tratto mi prese dal polso e mi fece girare.
«Ha fatto così perché sa che io ti amo e lui ama Giulia.» disse lui guardandomi. Poi appoggiò la sua bocca alla mia e mi strinse forte a sé.
«Non dovremmo però...» affermai tra un bacio e l'altro. Ignorò tutto quello che dicevo.
Quando ci staccammo lui aveva gli occhi dolci e un viso rilassato.
«Sei la mia cura in tutto.» affermò guardandomi le labbra.
Sorrisi appoggiando la testa al suo petto.
«Ho detto tutto a Luca.» disse dopo qualche minuto.
«Riguardo a cosa?»
«Riguardo al fatto che ti amo.» disse lui come se fosse la cosa più ovvia di questo mondo.
«Se era questo che ti sentivi di fare, penso che tu abbia fatto bene.» dopodiché mi staccai, gli diede un piccolo bacio sulle labbra e poi tornai sotto casa mia. Riccardo mi seguiva come un cane. Entrammo a casa mia e trovammo sia i miei che i genitori di Riccardo.
«Si può sapere cosa ti dice il cervello? Picchiare Alessio?!» urlò Stefano appena vide riki entrare.
«Stava baciando Federica per farmi un torto.» affermò riki stringendo i pugni.
«E a te che te ne importa!» urlò suo padre.
«Ma cosa dice a te il cervello! Federica è tutto per me! Non gli si deve avvicinare mai più!» urlò riki. Rimasero tutti un po' esterrefatti dalle sue parole. Alessio era tutto dolorante. Mia madre lo stava medicando. Una volta che ebbe finito, mio padre lo riaccompagnò a casa.
«Forza andiamo a casa!» urlò Stefano.
«Io torno più tardi. Sto un po' con Fede.» affermò riki.
«Per stasera hai già fatto abbastanza! Domani starai con Fede quanto tempo vuoi. Adesso vieni a casa Riccardo.» lo rimproverò Raffaella.
Annuì. Mi guardò, mi diede un bacio sulla guancia e, appena si appurò del fatto che nessuno ci vedeva, mi prese le guance e mi diede una serie di baci. Sorrisi e poi lo salutai.
«A domani principessa. Ti amo.» poi mi diede un altro bacio e se ne andò.
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أدب الهواة[COMPLETATA] Riccardo: "Non c'è bisogno di dediche. Non c'è bisogno di grandi parole, non c'è bisogno di ripeterti in continuazione quanto io ti ami. Lo sai. Lo sai bene. Tu sei uguale a me, io sono uguale a te. Io mi rivedo in te, tu ti rivedi in m...
