Eravamo in aeroporto. Quella mattina il freddo era pungete. Mancavano sono due giorni a Natale ed io non stavo più nella pelle.
Natale è sempre stata la mia festa preferita. Ho sempre adorato quell'allegria che c'è la mattina di Natale. Tutti sono felici e rilassati. I bambini sono entusiasti per l'arrivo dei loro regali e i genitori lo sono altrettanto nel vedere l'innocente gioia dei loro figli. quando chiamarono il nostro volo ci avvicinammo per fare il chek in. Riccardo era un po' strano.
«Hey va tutto bene?» gli chiesi dandogli una piccola spinta.
Lui si voltò verso di me, mi sorrise e poi mi prese per mano.
«Se ci sei tu io sto bene» affermò guardandomi. Adoravo quando faceva così.
D'un tratto mia mamma si girò e vide le nostre mani intrecciate. Ci guardò e sorrise.
Una volta saliti in aereo Nanci si sedette con noi. Io dal lato del finestrino, Riki in mezzo e Nanci nel lato esterno.
«Che bello, sono in mezzo alle mie donne!» disse ridendo.
Quella frase mi fece venire i brividi lungo la schiena. Ero "la sua donna" capite?
Quando decollammo riafferrò la mia mano e la strinse forte. Guardammo due film non pensammo solo a noi due e alla nostra spensieratezza. Io stavo bene con Riccardo. Non mi importava avere filtri o sembrare diversa da quello che ero: lui mi accettava così, con i miei difetti e i miei pregi. Mi sono sempre preoccupata di come riuscire a piacere alla gente invece con lui mi sentivo speciale nella mia diversità. Scendemmo dall'aereo e prendemmo un furgone in affitto. Facemmo un giro per le vie magiche di New York. Times Square era il posto più bello e spettacolare che ho visto nella mia vita. Riccardo sembrava un bambino perso in un mondo tutto suo: amavo i suoi occhietti azzurri sotto le luci dei cartelloni pubblicitari e la sua bocca semi aperta incredula di quello che aveva davanti.
«Riccardo, ti amo.» dissi guardandolo innamorata. Lui mi sorrise e si sciolse come il burro in una padella calda. Si guardò intorno, vide che i nostri genitori erano andati dentro una caffetteria e ne approfittò per mettere le mani lungo ai fianchi, stringermi forte a sé e poi baciarmi appassionatamente, come se fosse il nostro ultimo bacio. Con un solo bacio mi trasmetteva così tanto! Riccardo era magico, più magico anche di Times Square. Quando ci staccammo ci guardammo. I suoi occhi erano lucidi e le sue labbra rosse come il sangue. Era un po' arrossito e sembrava come imbambolato sulle mie labbra.
«Voglio che tu sia mia Federica, ti amo.» disse con una voce rauca. Lui era l'uomo della mia vita.
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Fanfic[COMPLETATA] Riccardo: "Non c'è bisogno di dediche. Non c'è bisogno di grandi parole, non c'è bisogno di ripeterti in continuazione quanto io ti ami. Lo sai. Lo sai bene. Tu sei uguale a me, io sono uguale a te. Io mi rivedo in te, tu ti rivedi in m...
