Mamma è seduta impettita sul divano, è talmente immobile da sembrare una statua di Michelangelo. Ha lo sguardo fisso sulla porta di casa, anche se sa che sto scendendo le scale con mio fratello, le mani unite in grembo e la schiena perfettamente dritta. Mi chiedo se sia veramente comoda in questa posizione o se la stia assumendo per sembrare più fredda e autoritaria di quanto, in realtà, non sia.
«Ciao.» Mormoro per attirare la sua attenzione perché lei, ancora, non ha distolto lo sguardo dalla porta.
Appena sente la mia voce, però, volta il viso verso di me e mi guarda con una sorta di distacco che è dovuto, ne sono sicura, all'insicurezza che prova nello starmi di fronte.
«Siediti.» Mormora con tono di voce piatto mentre mi indica, con un gesto della mano, il cuscino del divano vicino a lei.
Io faccio ciò che mi chiede e mi siedo di fianco a lei senza, però, invadere troppo il suo spazio per paura di toccare un punto che non avrei dovuto toccare.
«Allora ...» Inizio a parlare per rompere il silenzio che si è creato non appena mi sono posizionata sul divano, però, ora, non so esattamente che cosa dire.
«Allora ...» Continua lei non trovando, però, il continuo della frase.
Mi schiarisco la voce per prendere ancora qualche secondo. «Vogliamo parlarne? Con calma questa volta.» Chiedo e sono disposta a parlare con calma e pacatezza del mio orientamento sessuale. Sono disposta a rispondere alle sue domane e a spiegare tutto ciò che ho imparato in questi mesi.
Vedo mamma percorsa da un brivido e, poi, sospira. «Va bene.»
Mi stringo nelle spalle e inizio ad avere un po' d'ansia perché non so che cosa mamma potrebbe chiedermi. «Okay, che cosa vuoi sapere?»
Lei ci pensa qualche istante. «Sei sicura che ti piacciano le ragazze?»
Chiudo gli occhi e annuisco. «Sì, sono sicura.»
«Come fai a dirlo se non hai mai avuto un ragazzo?»
È la solita questione che si pone agli omosessuali: credi di esserlo perché non hai provato nulla di diverso. Ma potrei ribaltare la questione e dire la stessa cosa a mamma: neanche lei ha mai provato a stare con una donna, forse è etero perché non conosce nient'altro. Decido, però, di non dirle niente per non incrinare il fragile equilibrio che si è appena creato tra di noi.
«Ho avuto un paio di ragazzi, anche se tu non li hai mai conosciuti.» Confesso.
«Ah.» Mormora. «Non ne ho mai saputo niente.»
«Perché non volevo che nessuno sapesse fino a che non si sarebbero trasformate in storie serie. Purtroppo, però, nessuna ha mai resistito a lungo.» Spiego e inizio a sentirmi un po' sollevata perché, dopo ventidue anni, sto togliendo un paio di strati per farmi conoscere meglio da mia madre.
«Come mai?»
La guardo alzando un sopracciglio, sorpresa dal fatto che non abbia capito il perché io e i miei fidanzati ci siamo lasciati prima che questi diventassero talmente importanti da valere la pena di essere presentati alla famiglia.
«Perché mi piacciono le ragazze.» Decido che devo spiegarglielo io perché, altrimenti, non lo ammetterebbe mai con se stessa e potremmo stare così fino alla fine dei tempi.
«Oh ... ma non è perché non erano loro quelli giusti? Perché anche io ho avuto un sacco di fidanzati prima di papà.» Mi fa tenerezza il fatto che cerchi di non vedere la realtà perché spaventata dal cambiamento. «Magari se provassi con Diego?»
«Mamma, Diego è solo un amico, niente di più.» Spiego per l'ennesima volta. «A me piacciono le ragazze. Io sono innamorata di Olivia e di nessun altro.»
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Natura
RomanceÈ l'ultimo anno di Università e Anita, prima di potersi laureare in Scienze della formazione, deve fare tirocinio. Fa domanda in un asilo vicino al suo paese dove incontra Olivia una giovane maestra che, più delle altre, la aiuta in questo suo perco...
