Capitolo 58

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«La sopravvivenza appartiene a chi riesce ad adattarsi più in fretta.»
— Charles Darwin

Ci avvicinammo a una porta.

Attraverso la piccola finestrella osservai due donne armeggiare con provette e flaconcini in quello che sembrava essere il laboratorio.

«Non avevo mai sentito parlare di una purosangue.» disse la bionda ridacchiando. «Immagina se quella ragazzina scoprisse che suo nonno vampiro è stato ucciso proprio qui, da noi. E guarda un po'... ha ereditato non uno, ma ben due patrimoni genetici diversi: quello della madre e quello del nonno. Chi l'avrebbe mai detto?»

La mora scoppiò a ridere insieme a lei.

Sentii il sangue gelarsi nelle vene.

Mi voltai lentamente verso Jake.

Anche lui aveva lo sguardo colmo di sgomento.

Per qualche secondo nessuno dei due parlò.

Poi mi ricordai dove ci trovavamo.

Eravamo ancora in territorio nemico.

«Entriamo?» sussurrai.

Jake annuì appena.

Abbassò lentamente la maniglia.

La porta si aprì senza fare rumore.

Entrammo alle loro spalle.

Le due donne si voltarono di scatto.

Urlarono.

L'infermiera bionda cercò immediatamente di raggiungere un pulsante rosso fissato alla parete.

La intercettai prima che potesse sfiorarlo.

Le bloccai un braccio dietro la schiena.

Solo allora riconobbi il suo volto.

Era la stessa infermiera che poco prima mi aveva iniettato l'antidoto.

Le sorrisi.

«Bene, tesoro...» sussurrai al suo orecchio. «Adesso morirai lentamente nel tuo stesso lurido sangue.»

Le tappai la bocca con una mano.

Affondai i canini nel suo collo.

Sentii il suo corpo agitarsi disperatamente.

Poi, poco a poco...

Smise di muoversi.

Lasciai cadere il cadavere sul pavimento con disgusto.

Quando mi voltai vidi Jake.

Aveva la bocca sporca di sangue.

Ai suoi piedi giaceva l'altra infermiera.

Priva di vita.

Cominciammo a rovistare freneticamente nel laboratorio.

Cassetti.

Scaffali.

Armadietti.

Fu allora che notai un piccolo frigorifero con lo sportello trasparente.

Lo aprii.

Dentro c'erano diverse fiale accuratamente allineate.

Lessi l'etichetta.

Clorpromastina B-12.

Antidoto.

Sorrisi.

Ne presi quante più potei.

Erano dieci.

Le infilai nelle tasche dei pantaloni, non avendo altro posto dove metterle.

«Andiamo.»

Uscii dal laboratorio insieme a Jake.

«Ehi, voi!»

Una voce riecheggiò nel corridoio.

Ci voltammo contemporaneamente.

Uno degli uomini armati ci stava correndo incontro.

Jake sbuffò.

«Mai una volta che si possa fare qualcosa con tranquillità.»

In un'altra situazione mi sarebbe venuto da ridere.

«Corri!» gridò subito dopo.

Partimmo all'istante.

Alle nostre spalle il gigante continuava a inseguirci.

Pochi secondi dopo risuonò l'allarme.

Una sirena assordante invase tutto il laboratorio.

Svoltammo in una rampa di scale che conduceva verso il seminterrato.

Alla fine della scalinata trovammo una pesante botola di ferro.

Jake la spalancò.

Ci buttammo oltre senza pensarci.

Continuammo a correre dentro uno stretto tunnel.

All'improvviso il terreno sparì sotto i miei piedi.

«Jake!»

Guardai in basso.

Sotto di noi si apriva il vuoto.

Una cascata.

«Merda!»

Gridai con tutto il fiato che avevo.

L'istante successivo l'acqua gelida mi travolse.

L'impatto mi tolse il respiro.

La corrente era violentissima.

Tentai di aggrapparmi a una roccia.

Le dita riuscirono appena a sfiorarla.

La forza del fiume mi trascinò via insieme a Jake.

Continuammo a essere sbattuti contro le rocce e trascinati dalla corrente.

Non riuscivo più a capire dove fosse l'alto e dove il basso.

Sentivo solo il fragore dell'acqua.

Poi...

«Eve!»

La voce di Jake mi raggiunse ovattata.

Sempre più lontana.

Il mio corpo divenne pesante.

Le palpebre iniziarono a chiudersi.

«Jake...» mormorai.

Non capivo più cosa stesse succedendo.

Durò soltanto un istante.

Poi il buio inghiottì ogni cosa.

IL RICHIAMO DELLA ROSALa tua prossima ossessione. Scoprilo ora