«Nelle battaglie decisive non conta soltanto la forza, ma il coraggio di agire.»
— Napoleon Bonaparte
«Come entriamo, Jake?» sussurrai.
Jake osservò l'ingresso principale dell'edificio, nascosto nel cuore del bosco.
Due uomini armati sorvegliavano l'entrata.
«Li prendiamo di sorpresa.»
Annuii.
Ci avvicinammo lentamente, facendo attenzione a non produrre alcun rumore.
Quando fummo abbastanza vicini sorrisi.
«Yuhuu... bei maschioni!»
I due si voltarono di scatto.
Ci fissarono appena un istante prima di correrci incontro.
Perfetto.
Che il divertimento abbia inizio.
Il primo mi sferrò un pugno.
Lo schivai e intercettai il suo braccio.
Con un movimento rapido gli passai dietro le spalle, gli cinsi il collo con un braccio e affondai il coltello tra le scapole.
Gli tappai la bocca con la mano libera.
Il suo corpo si irrigidì.
Poi si afflosciò lentamente tra le mie braccia.
Lo accompagnai fino a terra senza fare rumore.
«Buonanotte, fiorellino.» sussurrai.
Mi voltai.
Jake era già in piedi accanto all'altro corpo.
Le sue mani erano sporche di sangue.
Ci bastò uno sguardo per capirci.
Entrammo.
L'interno del laboratorio era esattamente come lo ricordavo.
Un dedalo di corridoi.
Porte ovunque.
Un labirinto studiato per disorientare chiunque non conoscesse quel posto.
Procedemmo in silenzio.
Dopo pochi metri notammo due guardie pattugliare il corridoio.
Jake mi fece un cenno con il capo.
Ci dividemmo.
Raggiungemmo le loro spalle nello stesso istante.
Affondai il coltello nella gola del primo.
Jake neutralizzò il secondo con la stessa rapidità.
Entrambi scivolarono lentamente a terra.
«Mi sento dentro una serie poliziesca.» sussurrai.
Jake non rispose.
Era completamente concentrato.
All'improvviso sentimmo dei passi.
Ci appiattimmo contro la parete.
Un'infermiera uscì da una stanza consultando una cartellina.
Passò oltre senza notarci.
Aspettammo qualche secondo.
Poi ci avvicinammo alla porta.
Guardai attraverso la finestrella.
Sentii lo stomaco chiudersi.
Angie era distesa su un lettino.
Decine di flebo le attraversavano entrambe le braccia.
Il suo volto era pallidissimo.
Sembrava priva di sensi.
Mi voltai verso Jake.
«Entriamo.» sussurrai. «Portiamola fuori da questo inferno.»
Lui annuì.
Entrammo rapidamente.
Mi occupai di bloccare la porta.
Jake iniziò subito a staccare una dopo l'altra tutte le flebo.
Lo aiutai.
«Angie...» le sussurrai accarezzandole il viso. «Mi senti?»
Le sue labbra si mossero appena.
Un flebile lamento.
Nient'altro.
Jake la sollevò tra le braccia.
Uscimmo in fretta dalla stanza.
«Siete arrivati da poco... e già ve ne andate?»
Quella voce.
La riconobbi immediatamente.
Mi voltai.
Il signor Myerson ci osservava sorridendo.
Roteai gli occhi.
«Oh... ancora tu.»
Solo allora notai la pistola che stringeva in mano.
Istintivamente sorrisi.
Nella tasca della giacca avevo ancora l'antidoto.
«Pensi davvero di farci paura?» lo provocò Jake.
Per un istante vidi l'incertezza attraversare lo sguardo di Myerson.
«Vi consiglio di non sfidarmi.» disse puntandoci l'arma contro. «Lasciate la ragazza e forse vivrete abbastanza da pentirvene.»
Sbuffai.
«Sai una cosa? Hai ragione.» risposi annoiata. «Mi sono davvero stancata.»
Con uno scatto mi ritrovai alle sue spalle.
Gli immobilizzai entrambe le braccia.
La pistola gli cadde di mano con un rumore metallico.
«In questo momento sarei anche affamata...» sussurrai al suo orecchio. «Ma credo che Angie lo sia molto più di me. Tu che ne dici, Jake?»
Jake posò delicatamente Angie a terra.
Fu allora che lei aprì gli occhi.
Erano completamente rossi.
La fame aveva preso il sopravvento.
Si lanciò su Myerson senza esitazione.
Io mi feci immediatamente da parte.
In pochi secondi tutto finì.
Quando Angie si rialzò, il corpo dell'uomo giaceva immobile sul pavimento.
Privo di vita.
«Signor Myerson!»
Una voce femminile riecheggiò nel corridoio.
Mi voltai.
Un'infermiera era appena comparsa sulla soglia.
La riconobbi.
Era una di quelle che mi avevano tenuta prigioniera.
«Oh, perfetto...» borbottai. «Ci mancava solo questa.»
Raccolsi da terra la pistola caduta dalle mani di Myerson.
Presi la mira.
Sparai un solo colpo.
L'infermiera si portò istintivamente una mano al petto.
Barcollò.
Poi cadde lentamente a terra.
Il silenzio tornò a riempire il corridoio.
«Adesso...» dissi abbassando l'arma. «Direi che possiamo finalmente andarcene.»
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IL RICHIAMO DELLA ROSA
RomantikTra passato e immortalità, il destino non concede seconde possibilità. Eve Roberts conduce una vita apparentemente ordinaria. Lavora come editor in una prestigiosa casa editrice e cerca di lasciarsi alle spalle il dolore per la morte del padre e il...
