Capitolo 55.2

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«Non sono i mostri a fare più paura, ma gli uomini che li creano.» — Mary Shelley

Aprii lentamente gli occhi.

La vista era annebbiata.

Sentivo la testa pesante e le braccia completamente prive di forza.

Provai a muovere una mano.

Niente.

Le dita rispondevano appena.

«Il sedativo sta ancora facendo effetto.»

Mormorò una voce maschile poco distante.

Richiusi subito gli occhi.

Finsi di essere ancora priva di sensi.

Sentii due persone trascinare la barella.

Le ruote cigolavano sul pavimento.

L'odore pungente di disinfettante mi riempì le narici.

Dopo qualche minuto ci fermammo.

Una porta automatica si aprì con un sibilo.

«Portatela nel settore C.»

«Il professor Myerson vuole analizzare il suo sangue personalmente.»

«Questa è diversa dagli altri.»

Diversa.

Quelle parole mi fecero rabbrividire.

Continuai a fingere.

Mi adagiarono su qualcosa di rigido.

Sentii il rumore di alcune cinghie.

Poi i passi si allontanarono.

Aspettai.

Uno.

Due.

Tre minuti.

Aprii appena gli occhi.

La stanza era immersa in una luce bianca quasi accecante.

Provai a sedermi.

Il sedativo rendeva ogni movimento difficile.

La porta era socchiusa.

Qualcuno aveva dimenticato di chiuderla completamente.

Uscii lentamente.

Il corridoio sembrava infinito.

Ogni porta riportava un numero.

Settore A.

Settore B.

Settore C.

Continuai a camminare.

Una porta attirò la mia attenzione.

Sul vetro era scritto:

SOGGETTI FALLITI

Sentii un brivido.

Mi avvicinai.

Guardai attraverso il piccolo vetro.

Mi mancò il fiato.

Dentro c'erano decine di celle.

In una di esse un vampiro era incatenato al muro.

Le braccia erano completamente ricoperte di ustioni.

Il suo corpo tremava.

Tentava di rialzarsi.

Ogni volta cadeva.

In un'altra cella una donna continuava a sbattere la testa contro il muro.

Aveva gli occhi completamente bianchi.

Mormorava frasi senza senso.

«Liberatemi...»

«Vi prego...»

«Non sento più niente...»

Distolsi lo sguardo.

Lo stomaco si contrasse.

Continuai a camminare.

La porta successiva riportava un'altra targhetta.

MUTAZIONI

Esitai.

Poi guardai.

Avrei preferito non farlo.

Una creatura alta oltre due metri era rinchiusa dietro un vetro blindato.

Aveva ancora un volto umano.

Ma il resto del corpo era completamente deformato.

Le braccia erano sproporzionate.

La pelle sembrava essersi fusa con qualcosa di nero.

Ringhiava.

Colpiva il vetro con pugni enormi.

Accanto alla teca un ricercatore prendeva appunti.

«Esperimento 47.»

«Il soggetto ha perso completamente la capacità di ragionare.»

«Mantiene una forza superiore del trecentoventi per cento.»

«Fallimento.»

Sentii un conato.

Continuai a camminare sempre più in fretta.

Entrai in una stanza piena di scaffali.

Era uno studio.

Sul tavolo erano sparsi decine di quaderni.

Ne aprii uno.

"Esperimento numero 3."

"Il sangue dei vampiri permette una rigenerazione accelerata."

Sfogliai.

"Esperimento numero 11."

"La fusione tra sangue umano e sangue vampirico provoca necrosi."

Un'altra pagina.

"Esperimento numero 18."

"Le streghe mostrano una maggiore resistenza."

Continuai.

Le mani iniziarono a tremare.

Poi lessi una frase cerchiata in rosso.

"Obiettivo finale:"

"Creare un essere capace di possedere contemporaneamente i poteri di vampiri e streghe."

Sotto.

Una fotografia.

Riconobbi immediatamente il volto.

Ero io.

La foto proveniva dai documenti della Jones & Jones.

Sul retro qualcuno aveva scritto:

EVE ROBERTS

Soggetto prioritario.

Purosangue.

Sentii il sangue gelarsi.

Non mi avevano rapita per caso.

Mi stavano cercando da molto prima che io diventassi un vampiro.

Una voce riecheggiò nel corridoio.

«Controllate il settore C.»

«La ragazza potrebbe essersi svegliata.»

Richiusi di scatto il quaderno.

Il cuore prese a battermi all'impazzata.

Capii una cosa.

Non ero soltanto una prigioniera.

Ero il motivo per cui quel laboratorio esisteva.

IL RICHIAMO DELLA ROSALa tua prossima ossessione. Scoprilo ora