Capitolo 47

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«L'amore è composto da un'unica anima che abita due corpi.»
— Aristotle

«Ti odio, farabutto!» urlai con tutto il fiato che avevo in corpo.

Tristan mi osservava dall'estremità del letto a baldacchino, impassibile, mentre una domestica mi tratteneva per le braccia per impedirmi di saltargli addosso.

«Eve, abbiate pazienza.» disse con calma.

Le porte della camera si aprirono.

Entrò un uomo sulla sessantina, dai capelli brizzolati, con una valigetta di cuoio stretta nella mano.

«Conte Jones, Contessa...» salutò con un rispettoso inchino.

Tristan si allontanò dal letto e gli andò incontro.

«Dottore, fate in modo che mia moglie recuperi quella dannata memoria prima che la mia pazienza si esaurisca.»

Voltai il viso dall'altra parte, profondamente offesa.

Il medico annuì e si avvicinò al mio letto.

«Contessa, se me lo permettete, vorrei visitarvi.»

Mi controllò il polso, osservò attentamente i miei occhi, mi fece alcune domande sui miei ricordi e sul mio stato di salute.

Quando ebbe terminato, si diresse verso la porta insieme a Tristan.

Quest'ultimo mi rivolse un'ultima occhiata.

Sembrava quasi un avvertimento.

State tranquilla.

Comportatevi bene.

La porta si richiuse alle loro spalle.

Aspettai qualche secondo, poi scesi lentamente dal letto e mi avvicinai in punta di piedi all'uscio.

Le loro voci giungevano ovattate dal corridoio.

«Dottore, mia moglie manifesta pensieri alquanto singolari.» disse Tristan.

«Sostiene di provenire dal futuro e racconta storie prive di ogni logica. Quanto tempo passerà prima che recuperi la memoria?»

Seguì qualche istante di silenzio.

«Conte Jones, la Contessa necessita soprattutto di riposo. Credo che riprendere gradualmente le sue consuete abitudini possa favorire il recupero della memoria. Vi consiglio soltanto di mostrarvi paziente e comprensivo.»

Le voci si allontanarono.

Mi staccai immediatamente dalla porta per evitare di essere scoperta.

In quel preciso istante una folata di vento attraversò la stanza.

Le tende iniziarono a ondeggiare lentamente.

Rabbrividii.

«Eve Roberts.»

Una voce profonda ruppe il silenzio.

Mi voltai di scatto.

Davanti a me c'erano tre figure.

Due donne.

Un uomo.

Erano immobili.

Eleganti.

Quasi irreali.

«Chi siete?» domandai con il cuore che martellava nel petto.

La donna al centro, dai lunghi capelli ramati che le ricadevano sulle spalle, fece un passo avanti.

«Siamo gli Anziani.»

Sentii lo stomaco contrarsi.

«Perché siete qui? Perché mi trovo in quest'epoca? Come faccio a tornare a casa?» chiesi tutto d'un fiato.

Nessuno dei tre sembrò turbato.

La donna continuò a fissarmi con un'espressione imperscrutabile.

«Hai attraversato il Portale.»

La sua voce sembrava provenire da ogni angolo della stanza.

«Per fare ritorno al tuo tempo dovrai offrire un sacrificio.»

Deglutii.

«Quale sacrificio?»

«Qualcosa che ami.»

Il silenzio che seguì mi sembrò interminabile.

Poi la donna parlò di nuovo.

«Se sceglierai di tornare nella tua epoca... dovrai rinunciare a Jake.»

Il mio respiro si spezzò.

«Quando farai ritorno al tuo tempo...» continuò, «Jake non conserverà alcun ricordo di te. Per lui non sarai mai esistita.»

Il mondo sembrò fermarsi.

Ripensai a tutto ciò che avevamo vissuto.

Alle nostre discussioni.

Ai battibecchi.

Alle volte in cui mi aveva salvata.

Alle paure.

Ai sorrisi.

Alla donna che ero diventata accanto a lui.

Come avrei potuto guardarlo negli occhi sapendo che lui non avrebbe più ricordato nulla?

Sentii le lacrime pizzicarmi gli occhi.

Eppure...

quella era la scelta giusta.

Abbassai lentamente lo sguardo.

«Accetto.» sussurrai con il poco fiato che mi era rimasto.

IL RICHIAMO DELLA ROSALa tua prossima ossessione. Scoprilo ora