Capitolo 40.2

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«La forza non nasce dalla vittoria. Le tue lotte sviluppano la tua forza.»
— Arnold Schwarzenegger

La gola bruciava.

Era una sensazione continua, insopportabile.

Mi portai entrambe le mani sul collo mentre camminavo nervosamente per il soggiorno dell'appartamento di Jake.

«Quanto durerà?» sbottai.

Jake, seduto sul divano con un libro aperto tra le mani, sollevò appena gli occhi.

«Qualche settimana.»

Lo fulminai con lo sguardo.

«Qualche... settimana?»

Lui richiuse il libro con calma.

«Ti avevo detto che diventare vampiri non è romantico come nei romanzi.»

Gli lanciai contro un cuscino.

Lo afferrò al volo senza il minimo sforzo.

«Spiritosa.»

La seconda notte andò peggio.

Jake mi aveva lasciata sola per meno di mezz'ora.

Sentii un odore.

Sangue.

Mi irrigidii.

Qualcuno si era tagliato fuori dal condominio.

La mia mente smise di ragionare.

Aprii la porta di casa e corsi giù dalle scale.

Non vedevo più nulla.

Sentivo solo il battito del cuore di quella persona.

Sempre più vicino.

Sempre più forte.

La trovai nel cortile.

Una ragazza stava cercando un cerotto mentre osservava un piccolo taglio sul dito.

Mi avvicinai lentamente.

I miei occhi diventarono rossi.

I canini si allungarono.

Lei non si accorse di nulla.

«Signorina...» sussurrai.

La ragazza si voltò sorridendo.

«Sì?»

Non risposi.

Guardavo soltanto quella minuscola goccia di sangue.

Era sufficiente.

Il mio corpo scattò in avanti.

«EVE!»

Una mano mi afferrò per la vita trascinandomi all'indietro.

Ringhiai.

Mi divincolai.

Provai persino a mordere Jake.

Lui mi bloccò entrambe le braccia.

«Guardami!»

Continuavo a dimenarmi.

«Guardami!»

Le sue mani mi strinsero il viso costringendomi a incrociare il suo sguardo.

«Respira.»

«Ho fame...» ringhiai.

«Lo so.»

«Lasciami!»

IL RICHIAMO DELLA ROSALa tua prossima ossessione. Scoprilo ora