Capitolo 65

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«Amare non è guardarsi l'un l'altro, ma guardare insieme nella stessa direzione.»
— Antoine de Saint-Exupéry

«Eve, c'è qualcuno che ti aspetta all'ingresso.» annunciò Greice, affacciandosi nel mio ufficio.

Sollevai lo sguardo dal monitor.

«Chi è?» domandai confusa.

Lei scrollò semplicemente le spalle.

«Vai a vedere.»

Prima che potessi farle un'altra domanda era già sparita.

Spensi il computer e uscii dall'ufficio.

Non ricevevo quasi mai visite al lavoro.

Percorsi il corridoio distrattamente, ma appena raggiunsi l'atrio mi bloccai.

Jake.

Era fermo vicino all'ingresso con un mazzo di rose rosse tra le mani.

Elegante come sempre.

Il cappotto grigio ricadeva perfettamente sulle spalle, lasciando intravedere l'abito blu scuro che gli donava un'aria ancora più distinta.

Per qualche secondo rimasi senza parole.

«Che cosa ci fai qui?» sussurrai.

Lui sorrise.

Si avvicinò lentamente e posò un leggero bacio sulle mie labbra.

Attorno a noi il brusio dell'ufficio diminuì.

Sentivo i miei colleghi lanciarsi occhiate curiose fingendo di essere impegnati.

Jake, invece, sembrava non accorgersene nemmeno.

«Ho pensato che fosse arrivato il momento di fare le cose come si deve.» disse.

Abbassò per un istante lo sguardo verso il mazzo di fiori, poi tornò a fissarmi.

«La tua vita è cambiata. Anche la mia. Abbiamo attraversato cose che nessuno riuscirebbe nemmeno a immaginare. Ci saranno altri pericoli, altre battaglie e altri sacrifici... ma, se me lo permetterai, voglio affrontarli insieme a te.»

Sentii il cuore accelerare.

«Forse parlare di matrimonio, per due persone come noi, è ancora presto.» continuò con un sorriso appena accennato. «Non perché io non lo desideri... ma perché il nostro mondo è diverso.»

Fece un piccolo respiro.

«Perciò oggi voglio chiederti soltanto una cosa.»

Si inginocchiò davanti a me.

Un mormorio attraversò l'intero atrio.

Dal taschino del cappotto estrasse un piccolo cofanetto blu.

Lo aprì.

All'interno brillava un anello d'argento.

«Eve Roberts...»

Il suo sguardo non tremò neanche per un istante.

«Vuoi essere la mia compagna?»

Mi portai una mano alla bocca.

Sentivo gli occhi pizzicare.

Solo allora mi accorsi che tutti i miei colleghi avevano smesso di lavorare.

Greice mi fissava con un sorriso enorme, muovendo appena la testa come per dirmi di smetterla di rimanere impalata.

Scoppiai a ridere tra le lacrime.

«Sì.»

Un applauso scoppiò nell'atrio.

Qualcuno fischiò.

Qualcun altro iniziò persino a battere le mani ritmicamente.

Jake infilò l'anello al mio dito con estrema delicatezza.

Poi si rialzò.

«Sappi una cosa...» sussurrò avvicinandosi al mio orecchio.

«Da oggi non ti darò più tregua.»

Compresi immediatamente il doppio senso.

Arrossii.

Lui sorrise soddisfatto e mi baciò di nuovo.

Questa volta senza preoccuparsi di avere decine di spettatori.

«Che cos'è tutto questo baccano?»

La voce severa del signor Taylor fece calare il silenzio.

Il direttore uscì dal proprio ufficio con un'espressione contrariata.

«Signorina Roberts...» iniziò, visibilmente irritato. «Avrei dovuto immaginare che ci fosse lei dietro tutta questa confusione.»

Jake mi cinse le spalle con un braccio.

«Signor Taylor.»

La sua voce era calma.

Fin troppo calma.

Il direttore impallidì all'istante.

«S-signor Jones...» balbettò. «Mi perdoni, non sapevo fosse qui per la signorina Roberts.»

Abbassò immediatamente i toni.

«Vi prego... fate pure.»

Con un leggero cenno del capo tornò nel suo ufficio chiudendosi la porta alle spalle.

Lo osservai allontanarsi sempre più confusa.

Mi voltai verso Jake.

«Mi spieghi cosa è appena successo?»

Lui scrollò le spalle con assoluta naturalezza.

«Vecchie conoscenze.»

Mi attirò di nuovo a sé.

«E puoi stare tranquilla...» aggiunse con un sorriso malizioso.

«Da oggi non ti darà più fastidio.»

Scoppiai a ridere.

Mi appoggiai al suo petto mentre fuori il sole iniziava lentamente a tramontare.

Per anni avevo cercato disperatamente una vita normale.

Poi avevo scoperto un mondo fatto di oscurità, magia, sangue e immortalità.

Avevo perso persone.

Ne avevo ritrovate altre.

Avevo scoperto chi ero davvero.

E, contro ogni previsione, avevo trovato anche qualcuno con cui condividere quell'eternità.

Forse il destino non era stato così crudele.

Forse aveva soltanto aspettato il momento giusto.

IL RICHIAMO DELLA ROSALa tua prossima ossessione. Scoprilo ora