«Le verità più pericolose sono quelle nascoste dietro le apparenze.»
— Agatha Christie
Mi sistemai una fastidiosa ciocca di capelli dietro l'orecchio, corrugando la fronte davanti all'ennesimo fascicolo da esaminare.
«Eve!»
La porta si spalancò all'improvviso, facendomi sobbalzare.
Greice irruppe nel mio ufficio con il fiato corto.
«C'è l'FBI!»
Sgranai gli occhi.
«Come sarebbe a dire?»
Balzai in piedi e la seguii fuori.
L'atrio della Jones & Jones era invaso da agenti federali che perlustravano ogni angolo dell'edificio.
Il cuore accelerò.
Poi lo vidi.
Il signor Jones uscì dal suo ufficio con le manette ai polsi.
Alle sue spalle c'era Jake.
«La dichiaro in arresto per i reati di cui è accusato. Non opponga resistenza.» disse con tono fermo.
Rabbrividii.
La sua voce era identica.
Fredda.
Autoritaria.
Per un istante dimenticai tutto ciò che mi circondava.
Mi avvicinai lentamente.
«Jake...» sussurrai.
Lui si voltò verso di me.
Per un attimo mi osservò con aria interrogativa.
Consegnò il signor Jones a due agenti, che lo accompagnarono fuori dall'edificio, poi tornò a fissarmi.
«Mi scusi...» disse corrugando leggermente la fronte. «Ci conosciamo?»
Quelle parole mi trafissero.
Avrei voluto dirgli tutto.
Che avevamo condiviso molto più di un'indagine.
Che mi aveva salvata.
Che mi aveva amata.
Che avevo sacrificato tutto perché lui potesse continuare a vivere senza ricordarsi di me.
Ma non potevo.
Inspirai profondamente.
«Probabilmente si starà chiedendo come faccia a conoscere il suo nome.» dissi con un sorriso impacciato.
Iniziai a torturarmi una ciocca di capelli tra le dita.
«Lei si occupò del caso riguardante la morte di mio padre. Ci siamo incontrati diverse volte durante le indagini.»
Abbassai lo sguardo.
«Mi scusi se l'ho disturbata.»
Non gli lasciai il tempo di rispondere.
Mi allontanai in fretta.
Attorno a me i colleghi avevano già iniziato a formulare le ipotesi più assurde.
C'era chi parlava di traffico di droga.
Chi sosteneva che il signor Jones fosse un serial killer.
Chi addirittura lo immaginava coinvolto in una rete di spionaggio internazionale.
Io continuavo a osservare Jake.
Per qualche secondo anche lui incrociò il mio sguardo.
Distolsi immediatamente gli occhi.
Un altro agente lo raggiunse dicendogli qualcosa a bassa voce.
Solo allora riuscii a respirare di nuovo.
«Tu che ne pensi?» domandò Greice comparendomi accanto.
Scrollai lentamente le spalle.
«Il signor Jones è sempre stato corretto con tutti noi.»
Esitai.
«Faccio fatica a credere che possa aver commesso qualcosa di così grave.»
Feci un sorriso amaro.
«Però... ognuno ha i propri scheletri nell'armadio.»
Greice annuì.
«Io sono indecisa.»
Indicò il gruppetto di colleghi che continuava a bisbigliare.
«Secondo alcuni trafficava droga. Per altri è un serial killer. Ormai circolano le teorie più assurde.»
Prima che potessi rispondere, la voce di Jake riecheggiò nell'atrio.
«Signori, vi chiedo un momento di attenzione.»
Il brusio cessò.
«Per disposizione dell'FBI questo edificio verrà posto sotto sequestro.»
Fece una breve pausa.
«Al momento non siamo in grado di comunicarvi quando potrete riprendere le vostre attività lavorative.»
Osservò tutti i presenti.
«Vi invito a mantenere la calma. I giorni di sospensione non influiranno sulla vostra retribuzione.»
«Grazie per la collaborazione.»
Gli agenti iniziarono a far sgomberare l'edificio.
Tra mugugni e proteste tornammo rapidamente nei nostri uffici per recuperare gli effetti personali.
Alcuni si lamentavano.
Altri sembravano quasi contenti di ricevere qualche giorno di ferie inaspettate.
Raccolsi la borsa e uscii.
Gli agenti ci accompagnarono tutti all'esterno dell'edificio.
Greice sbuffò.
«Che giornata assurda.»
Scosse la testa.
«Avrei immaginato qualsiasi cosa... tranne vedere il signor Jones in manette.»
Poi mi rivolse un sorriso.
«Questa sera vieni al club?»
Scossi il capo.
«No.»
Mi sistemai la tracolla della borsa sulla spalla.
«Sono distrutta. Credo che approfitterò di questa pausa per riposare un po'.»
«Signorina Roberts.»
Il cuore mancò un battito.
Riconobbi immediatamente quella voce.
Mi voltai lentamente.
Jake era fermo a pochi passi da me.
Mi osservava con la sua consueta espressione impassibile.
«Avrei bisogno di parlarle.»
Il viso iniziò a scaldarsi.
Accanto a me, Greice spalancò gli occhi per la sorpresa.
Annuii senza riuscire a pronunciare una parola.
Salutai rapidamente Greice, che si allontanò lanciandomi un'occhiata curiosissima.
Poi tornai a guardare Jake.
Per la prima volta dopo tanto tempo...
eravamo di nuovo soli.
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IL RICHIAMO DELLA ROSA
RomanceTra passato e immortalità, il destino non concede seconde possibilità. Eve Roberts conduce una vita apparentemente ordinaria. Lavora come editor in una prestigiosa casa editrice e cerca di lasciarsi alle spalle il dolore per la morte del padre e il...
