Capitolo 61

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«Amare non è guardarsi l'un l'altro, ma guardare insieme nella stessa direzione.»
— Antoine de Saint-Exupéry

Osservai Jake nel silenzio della notte.

Con le braccia incrociate dietro la testa, fissava il soffitto senza dire una parola.

Le mie dita erano ancora appoggiate sul suo petto e, nonostante cercassi di nasconderlo, tremavano leggermente per tutto ciò che avevo appena provato.

«Pensi che un vampiro possa amare?» sussurrai, tracciando distrattamente piccoli cerchi sulla sua pelle.

Rimase in silenzio per qualche istante.

«L'amore va oltre la vita umana.» disse infine. «Il fatto che noi possiamo sentirci legati a qualcuno anche dopo la morte dimostra che l'anima è eterna. Un vampiro può amare. Non esistono regole che stabiliscano quando, come o chi amare. Forse per noi è più complicato, perché attraversiamo secoli, vediamo nascere e morire intere generazioni e siamo costretti a perdere molto più spesso delle persone comuni. Ma quando, dopo cento anni, incontri ancora un'anima capace di farti battere il cuore... allora capisci che non è un errore. È amore.»

Si voltò appena verso di me.

«Tu ci credi, Eve?»

Lo osservai in silenzio.

Le sue parole parlavano d'amore.

Il suo volto, invece, sembrava raccontare tutt'altra storia.

Era serio.

Quasi malinconico.

Come se stesse ricordando qualcosa che ancora gli faceva male.

«Non lo so...» ammisi abbassando lo sguardo. «Prima di diventare un vampiro ero convinta di sapere cosa fosse l'amore. Adesso... tutto è cambiato. Ho perso tante abitudini, ma non il desiderio di amare qualcuno. Anzi...» sorrisi appena. «Mi sembra persino più forte di prima.»

Jake non disse nulla.

Si limitò a stringermi a sé con un braccio.

Quel gesto valeva più di qualsiasi risposta.

Rimanemmo così per qualche minuto, ascoltando soltanto il crepitio del camino.

«Che cosa faremo adesso?» domandai. «Quei cacciatori continueranno a cercarci.»

Jake sospirò.

Si alzò dal letto e iniziò a rivestirsi con assoluta naturalezza.

«Abbiamo l'antidoto.» rispose infilando la maglietta. «Sanno che, almeno per il momento, non possono permettersi di affrontarci di nuovo. Sarebbe un suicidio. La priorità è tornare in città prima che qualcuno noti la tua assenza.»

Mi avvolsi nel lenzuolo e mi alzai.

«E la tua?» domandai. «Nessuno noterà che sei sparito?»

Jake rimase immobile.

Per un attimo vidi attraversargli gli occhi un'ombra difficile da interpretare.

Scosse lentamente il capo.

«Muoviamoci.»

Aprì la porta del cottage e uscì.

Lo seguii, trattenendo un sospiro.

A volte sembrava capace di passare dalla dolcezza più assoluta alla freddezza più disarmante nel giro di pochi secondi.

Tirai un sospiro di sollievo quando le prime case della città comparvero all'orizzonte.

Per tutto il tragitto camminammo in silenzio.

Sembravamo due soldati reduci dalla stessa battaglia.

Continuavo a chiedermi se, nel cottage, avessi toccato un argomento che preferiva evitare.

Oppure...

Semplicemente mi stava allontanando.

Salimmo sulla sua auto.

L'abitacolo improvvisamente mi sembrò troppo piccolo.

Jake mise in moto senza dire una parola.

Quando si fermò davanti al mio condominio spense il motore.

«Farò sistemare la porta del tuo appartamento.» disse con tono pratico. «Nel frattempo cerca di evitare altri cacciatori.»

Provava perfino a scherzare.

Io, invece, ero ormai esasperata.

Aprii la portiera con uno scatto.

La richiusi con forza.

«Quando ti tornerà voglia di parlare...» sbottai voltandomi verso di lui, «...trova una delle tue tante conquiste. Porco.»

Non aspettai una risposta.

Entrai nel condominio senza voltarmi.

Salii rapidamente le scale e raggiunsi il mio appartamento.

Stavo infilando la chiave nella serratura quando sentii il solito, fastidioso cigolio provenire dall'appartamento accanto.

Il mio vicino sporse la testa dalla porta.

Naturalmente stringeva tra le mani un pacco di nachos.

«Eve...» disse con un sorriso beffardo. «Il principe azzurro ti ha mollata?»

Lo fissai.

Poi avanzai lentamente verso di lui.

Il suo sorriso sparì.

Deglutì.

«Se non fai sparire immediatamente le tue luride chiappe dal mio campo visivo...» sibilai a denti stretti, «...ti assicuro che quel pacco di nachos finirà in un posto dove non potrai più mangiarli. Ci siamo capiti?»

Annuì freneticamente.

Un secondo dopo richiuse la porta con un tonfo così forte da far tremare il pianerottolo.

IL RICHIAMO DELLA ROSALa tua prossima ossessione. Scoprilo ora