Capitolo 45.2

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«Il tempo rivela ciò che il cuore nasconde.»
— Lucio Anneo Seneca

I giorni trascorrevano tutti uguali.

O almeno, avrebbero dovuto.

«Milady, oggi il tempo è clemente. Forse una passeggiata potrebbe giovarvi.» disse Joséphine mentre sistemava con cura il colletto del mio abito.

La fissai attraverso lo specchio.

«Passeggiata...»

Ormai erano passati diversi giorni dal mio arrivo in quel folle 1795.

Nessun portale.

Nessuna via di fuga.

Nessuna risposta.

Annuii.

«Va bene.»

Il giardino della tenuta sembrava infinito.

Rose.

Fontane.

Siepi perfettamente curate.

Persino l'aria sembrava diversa.

Camminavo lentamente quando sentii dei passi dietro di me.

«State meglio?»

Mi voltai.

Tristan.

Non riuscivo ancora a chiamarlo così.

Per me sarebbe sempre stato Jake.

«Più o meno.»

Lui annuì.

Camminammo uno accanto all'altra in silenzio.

Era incredibile.

Aveva gli stessi occhi.

Lo stesso modo di camminare.

Lo stesso tono di voce.

Perfino il modo in cui infilava una mano nella tasca del cappotto era identico.

Eppure...

Era diverso.

Più freddo.

Più distante.

«Non ricordate davvero nulla?»

Scossi la testa.

«No.»

Mentii.

Lui sospirò.

«Il medico sostiene che i ricordi possano tornare da un momento all'altro.»

«E se non tornassero mai?»

Tristan rimase in silenzio.

«Allora... dovremmo ricominciare.»

Quelle parole mi colpirono più del previsto.

Ricominciare.

Con un uomo che conoscevo già.

Che però non conosceva me.

Nei giorni successivi iniziai a conoscere quella vita.

Joséphine mi insegnava ogni mattina il comportamento che una contessa avrebbe dovuto avere.

Come sedermi.

Come mangiare.

Come salutare.

Come parlare.

«Milady, il gomito.»

IL RICHIAMO DELLA ROSALa tua prossima ossessione. Scoprilo ora