Capitolo 45.4

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«L'amore è composto da un'unica anima che abita due corpi.»
— Aristotele

I tre giorni passarono con una lentezza insopportabile.

Provai a leggere.

A passeggiare nel giardino.

Perfino a parlare con Joséphine.

Niente riusciva a distrarmi.

Continuavo a guardare fuori dalla finestra aspettando il rumore di una carrozza.

Mi irritava ammetterlo.

Perché stavo aspettando proprio lui?

«Milady!»

La voce di Jasper mi fece sobbalzare.

«Il Conte è tornato.»

Il cuore mi balzò nel petto.

Mi alzai troppo in fretta.

«Davvero?»

Jasper sorrise divertito.

«Sì, Milady.»

Uscii quasi correndo dalla stanza.

Percorsi il corridoio cercando di mantenere un minimo di contegno.

Appena arrivai nell'ingresso vidi Tristan togliersi i guanti da cavallo mentre una domestica prendeva il suo mantello.

Alzò lo sguardo.

Per un istante rimase immobile.

«Eve.»

Mi fermai davanti a lui.

«Bentornato.»

Un sorriso appena accennato gli piegò le labbra.

«Grazie.»

Per qualche secondo nessuno parlò.

Fu Joséphine a rompere quel silenzio.

«Milord, preparo subito la cena.»

Tristan annuì.

«Tra poco raggiungeremo la sala da pranzo.»

Durante la cena parlò poco.

Sembrava stanco.

Continuava a fissare il piatto senza quasi toccare il cibo.

«È successo qualcosa?»

domandai.

Lui sollevò lentamente gli occhi.

«Perché me lo chiedete?»

«Perché sembrate preoccupato.»

Abbassò nuovamente lo sguardo.

«Al confine della contea alcuni briganti hanno assaltato una famiglia.»

Sentii un nodo stringermi la gola.

«Sono sopravvissuti?»

«La madre e il figlio sì.»

Esitò.

«Il padre no.»

Rimasi in silenzio.

Non sapevo cosa dire.

«A volte...» continuò.

«...governare significa scegliere chi salvare.»

Le sue parole mi colpirono.

IL RICHIAMO DELLA ROSALa tua prossima ossessione. Scoprilo ora