-Un angelo!- esclamò lo zio, sorridendo alla vista Sabe che usciva in cortile con una teglia enorme di lasagne radicchio e speck, la gonna rossa svolazzante.
-Sì, con le corna!- borbottò Leo versandosi dell'acqua.
-Beh, l'aureola deve pur essere tenuta su da qualcosa, no?- ammiccò Ella posando la teglia e accomodandosi tra suo nonno e Cade.
Magari non sarebbe stato così male...
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-Quest'estate finiremo- sorrise Marco portando via uno scatolone.
-Lo dici tutti gli anni- ricambiò Cinder accovacciata accanto ad un vecchio baule aperto -E stiamo cercando di mettere in ordine questa soffitta dal... dopoguerra?-
-Non ti sento- il borbottio del nonno si perse giù per le scale.
Ella scosse la testa e tornò a rovistare nel baule.
Un vecchio diario le capitò tra le dita rovinate.
Non era suo, ne era sicura.
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-Mia madre aveva il cancro?- alzò la testa dalle pagine sentendo i passi di Marco fermarsi vicino a lei.
L'uomo le si sedette accanto, sospirando: -Sì, Chiara aveva il cancro-
-Dammi le chiavi- tese la mano alzandosi lei -Per favore-
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Sabe si chiuse dietro le porte della chiesetta, scivolando nell'ombra dell'interno in un segno della croce.
Alzò un angolo della bocca e salì sul posto dell'organista per poi voltarsi verso il crocifisso, le chiavi ancora tra le dita: -Ciao-
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-Avresti bisogno di una doccia- Marco s'avvicinò alla nipote che se ne stava a braccia conserte in mezzo al prato che dava sui recinti del pollame.
Lei chiuse gli occhi, reclinando la testa all'indietro in un mesto sorriso: -C'è silenzio, qui-
Suo nonno le strinse una spalla prima di andarsene e lasciarla al suo silenzio: -Mi dispiace, Isabella-
Sabe lo seguì con lo sguardo, sentendo l'amore sgretolarle il cuore, ancora una volta.
Lui capiva. Capiva sempre.
Ella sospirò: in tutti quegli anni la gente aveva giudicato sua madre, più o meno apertamente, senza sapere nulla.
Avevano dato a Chiara Cenere il titolo gratuito di sgualdrina senza neanche provare a scavare più a fondo e l'unico che aveva sempre preso le parti della ragazza madre era sempre stato Marco. Perché sapeva, perché capiva che...
"Non puoi criticare un angelo" scosse la testa Sabe decidendo di rientrare e seguire il suggerimento del nonno.
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-Parli ancora da sola?- la voce di Leo la fece sobbalzare, nella mattina soleggiata della campagna.
Sabe abbassò il telefono con cui stava registrando: -Non hai niente di meglio da fare?-
Lui alzò le spalle, il sorriso sghembo sul volto.
-Hai finito di vaccinare i pulcini?- si spazientì lei dopo un po'.
-Ho solo due mani, tappetta- le fece notare lui dall'alto del suo metro e ottanta.
-E una lingua, a quanto pare- mormorò lei -Perché non usarla per chiedere aiuto?-
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Cinder
RomanceIsabella Cenere sa di pioggia, fuoco di camino, pericolo nascosto e quel qualcosa che a prima vista può sembrare philofobia. Royal di caramello, temporale intrinseco e leone in gabbia. Ely di battute irriverenti, cioccolato al latte e confusione. Mi...
