-Alice, rispondi tu per favore- chiese Ella alla neo-vaccinata, il mento dritto e gli occhi sulla strada.
La bambina si allungò verso la borsa della sorella sul sedile anteriore e ne tirò fuori il cellulare: -Pronto, Caes?... sì, va bene. Ciao. Glielo dico, sì-
Buttò il telefono nella sacca di jeans e si slacciò la cintura.
-Che voleva?- Sabe parcheggiò di fronte alla scuola di Darrel e Alice.
L'altra aprì la portiera e scese con un balzo dalla macchina: -Dirti che oggi gli ci vuole più del solito e che Michael non può uscire dall'università fino alle sei-
-Arriverò dieci minuti in ritardo ma posso recuperare Cade e Cecily io. Emi e Dorian non mi hanno detto nulla quindi prenderanno il bus come al solito- propose la sua soluzione Ella con in testa già le deviazioni dal percorso originale.
-Caesar ha detto che ha spedito Ely a recuperarli- fece candida la sorellina.
Isabella strinse i denti e i lineamenti le si affilarono.
-Ha detto anche di dirti di non prendertela- tentò Alice prevedendo guai per l'avvocato.
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-Quanto è stata stancante la tua giornata, da uno a dieci?- domandò Sabe non appena Caes mise piede sul terreno oltre il cancello dell'ex-scuola di danza.
Lui sospirò e si voltò a guardarla: le spalle appoggiate al portone d'ingresso per impedirgli d'entrare, se prima non affrontava quel che, braccia conserte e caviglie incrociate lo garantivano, sarebbe stata tutt'altro che una passeggiata.
-Ho chiesto ad Alice d'implorare perdono, Ella- mise le mani avanti lui.
-Quindi sai di aver fatto una colossale idiozia- non si lasciò commuovere lei, il tono cambiato ma il volume no -Potevo andare a prenderli io, Caes!-
-Lo so ma non volevo che li sopportassero anche fuori da scuola, Ella- suonò piccato l'avvocato.
Lei chiuse gli occhi: era una stupida. Non aveva proprio preso in considerazione la situazione nelle classi dei gemelli, non aveva proprio creduto che li avrebbe fatti penare ulteriormente.
-Non ci ho pensato, perdonami- sollevò le palpebre dalle lenti blu -Ma questo non cambia le cose: gli estranei dovrebbero avere il meno a che fare possibile con i ragazzi e i Johnson hanno già partecipato un po' troppo, non ti pare?-
-Ella mi dispiace. Non sapevo cosa fare- Caes si sforzò di rimanere calmo e pacato -Li facciamo tutti degli errori; se ben ricordi, due anni fa sono stato io a dirti la stessa cosa su Michael-
Ella si morse la lingua per non dirgli che, a maggior ragione, avrebbe dovuto tenerlo a mente e non ripiombare nell'errore fatto da lei.
Annuì decidendo di lasciar perdere: il giorno dopo i due fratelli sarebbero ritornati in America e sarebbe tutto finito comunque.
-Scusami, Caes- si spostò dalla porta
Lui scoppiò a ridere passandosi una mano nei capelli, esasperato: -Sei incredibile, Cinder!-
-Perché?- domandò stupita lei.
-Perché quando mi aspetti con quell'aria d'avvoltoio e mi tratti così, mi fai incazzare. Ma quando chiedi scusa e riconosci i tuoi errori, ti perdono tutto neanche avessi la bacchetta magica- Caesar le passò un braccio intorno alle spalle -Non cambiare mai, ragazzina-
-Quel soprannome mi dà ancora sui nervi, Caes. La cosa non è cambiata negli ultimi tempi- fece lei aprendo la porta, infastidita più dal braccio dell'uomo che dal nomignolo.
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Cinder
RomantizmIsabella Cenere sa di pioggia, fuoco di camino, pericolo nascosto e quel qualcosa che a prima vista può sembrare philofobia. Royal di caramello, temporale intrinseco e leone in gabbia. Ely di battute irriverenti, cioccolato al latte e confusione. Mi...
