Sto sognando?

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Quel cane, ne ero super sicura, era Pumba, il cane di Bill.
Mi fermai e lui mi leccò le scarpe.
Il ragazzo sorrise, così mi abbassai ed accarezzai il cucciolo.
Da quella visuale avrei potuto vedere il volto del ragazzo per capire chi fosse ma ero troppo presa dal cucciolo.
-Sei proprio coccolone! Vero, Pumba?- dissi un po' frettolosa, dando la mia ipotesi per giusta.
Il ragazzo di fermò di scatto e si girò verso la porta da dove provenirono delle urla.
-Aspettami, fratellino!-
La voce urlava queste parole.
Conoscevo quella voce leggermente rauca.

Se quella voce è di Tom.
Il cucciolo è davvero Pumba.
Io davanti ho... ho... oh mio Dio, svengo!

Il ragazzo davanti a me prese il cucciolo ed entrò in una Range Rover nera mentre l'altro ragazzo si mise alla giuda, abbassò il finestrino e mosse la mano sinistra per salutarmi ed andarono via.
Quella mano completamente tatuata in bianche e nero.
Iniziai a sorridere come una deficiente e a fissare il vuoto pensando a quel sorriso meraviglioso.
Iniziai a saltellare in mezzo al marciapiede con la gente che mi guardava male.
Ero felice!
Non riuscivo a credere di aver avuto davanti il mio idolo.
Subito dopo però arrivarono i sensi di colpa per non averlo potuto ringraziare.

Stava iniziando ad arrivare la sera, dovevo tornare a casa ma non sapevo nemmeno dove fossi.
Non ero molto brava con la tecnologia, quindi GPS, google maps e robe così, erano inutili con me.
Chiamai mio zio e mi feci venire a prendere, e ovviamente mi sgridò.
-Mary stai attenta quando cammini qui, puoi perderti facilmente-
Sembravo una tredicenne.

Arrivammo a casa e raccontai tutto a Lety, che ne fu molto felice, poi andai da Vale, lui era sul divano seduto a gambe incrociate.
-Fratellino... ti devo raccontare una cosa!- iniziai, ero troppo felice ed eccitata all'idea di aver visto per la prima volta le labbra di Bill, per aver visto lui sorridere per la prima volta dal vivo.
Saltellava ed applaudivo.
-Sono tutto orecchie- rispose continuando a giocare con il telefono, non era interessato.
-Stavo passeggiando, poi mi sono persa, e c'era un ragazzo col suo cane...-
-Ti piace il tipo?- mi interruppe.
-No! Cioè sì... ma ascolta e capirai... allora ho pensato che quel cane potesse essere Pumba, essendo uguale al cucciolo dei Kaulitz, allora l'ho accarezzato e l'ho chiamato per nome, poi si è sentita una voce, molto simile quella del tuo idolo...-
-...piantala, ti sei sbagliata...- mi interruppe.
Non voleva illudersi.
-...fammi finire! Il primo ragazzo si è girato, ha preso il cane ed è salito su una Range Rover, poi come se nulla fosse mi ha salutato col la sua mano tatuata dal finestrino, la sua mano tatuata, Range Rover, capisci!? Tutto questo ti dice qualcosa?...- chiesi sorridendo.
-Ma tutto questo l'hai sognato o te lo sei appena inventata?- chiese lui.
-Perché non provi ad ascoltarmi?- chiesi arrabbiata, volevo essere ascoltata e creduta.
-E perché dovrei?- disse lui.

Andai in camera mia molto nervosa.
Aprii la valigia, presi i pantaloncini, i guanti senza maniche e il top sportivo per andare a correre.
Almeno non avrei ucciso mio fratello.
Lety mi seguì e ci facemmo il giro del quartiere, col suo aiuto tornammo sane e salve prima di cena.

Il giorno dopo uscimmo tutti e quattro al parco dove mi fermai il giorno prima.
Lety e Dany stavano assieme da anni, la loro storia iniziò alle medie, ma già si conoscevano dalle elementari.
Vale si sentiva con una ragazza italiana che viveva qui con i genitori già da un annetto, ed io ero l'unica single.
Non volevo altre storie, avevo molta paura.
L'ultima, che in realtà fu l'unica, finì parecchio male.
Fui io a lasciare il ragazzo poiché avesse le mani lunghe, mi faceva cose davvero crudeli.
Non ebbi mai il coraggio di dirgli di no, fino a quando lo lasciai e scappai via dopo vari anni di torture.
Dopo qualche mese iniziammo ufficialmente a fare carriera, così avevo bisogno di essere libera e questo era il modo migliore.
Con i Nakama viaggevamo molto e stavamo fuori, questo doveva aiutarmi a stare lontana da lui ma così non fu.
Lui mi seguiva, mi teneva sotto controllo e, come succede recentemente a Parigi, cercava di venire da me.
A Parigi, ci riuscì e mi violentò senza pietà.

Iniziammo a scherzare, dopotutto allegria e i sorrisi non mancavano mai tra di noi.
Mi misi a fare una foto per un social, poiché volessi far sapere che fossi in America e, in più, volevo immortalare quel fantastico posto in una piccola immagine a pixel, ma non riuscii a scattare.
Il tutto fu rovinato da una folla di ragazze urlanti che mi distrasse, urlavano il nostro nome e ci stavano correndo contro, noi ci alzammo di corsa e ci mettemmo a scappare.
Non sapevamo nemmeno perché stessimo scappando però era l'unica idea per non ritrovarci sommersi, eravamo timidi dopotutto.
Correvamo più veloce possibile, fino a quando, col fiatone e guardando dietro di me, andai a sbattere contro qualcuno.
Caddemmo a terra entrambie gli altri si fermarono dietro di me.

-Ahi! Oh, scusa... ti sei fatta male?- chiese con voce dolce.
-Oh, mi dispiace. Non volevo...- mi scusai dispiaciuta.
Le nostre voci si mischiarono un attimo per il fatto che avessimo parlato contemporaneamente.
Alzai lo sguardo e vidi lo stesso ragazzo raffigurato in mille poster apesi in camera da letto.
Arrossii violentemente mentre lo guardavo, era davvero lui.
Lui sorrise notando il giorno rossore e mi porse la mano per farmi alzare.
L'afferai senza pensarci due volte.
Ero timida, sì, ma quando mi si presentavano certe occasioni, non perdevo tempo!
-Ciao, sei la ragazza di ieri, giusto?- chiese con la sua bellissima voce.
Io annuii sorridendo, mi girai e subito domandai agli altri come stessero.
Mi sentivo molto protettiva nei loro confronti pur non essendo io la più grande.

Lety e Dany annuirono, mentre Vale si bloccò appena vide la mia mano e quella di Bill stringersi.
-Bill, tu sei Bill Kaulitz!? Sei davvero tu? Dico, tu sei TU?- disse alzando la voce.
-Beh sì, di solito io sono io... siete Alien?- chiese sorridendo.
Aveva uno splendido sorriso, le foto e i poster non rendevano per niente in confronto, poi i suoi occhi!
Altro che erba ed alcool, quello sguardo era pura droga!

-Bill... hai tu il mio cellulare?- si sentì qualcuno urlare, era Tom sicuramente.
-Sì, emh, Tom... potresti venire qui?- sorrise ancora.
Mi guardò con tanto di occhi, sentivo i suoi occhi penetrarmi nell'anima, quei occhi color cioccolato, quei bellissimi occhi erano puntati su di me, tentavano forse di scoprire ogni mio punto debole che io, se solo me lo avesse chiesto, gli avrei raccontato.
Era il giorno più bello della mia vita.

~Mary.

Tokio hotel~NakamaDove le storie prendono vita. Scoprilo ora