Love Who Loves You Back.

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Rientrai, Lety andò via, poteva anche restare, non avrebbe dato fastidio.
Quella sensazione era andata via, era una cosa strana, poi c'era anche il senso di nausea, ma io continuavo a mangiare.

Parlavo al computer, scappo in bagno.
Esco di casa con la borsa.
Piango con Vale che mi consola.

Un'altra visione senza senso.
-Amore, cosa hai visto?- chiese lui.
-Lascia stare, stavolta niente di brutto... anzi ciò che ho visto non ha senso- dissi alzandosi da terra.
Ero scivolata, ogni volta che ne avessi una, solitamente restavo in piedi, ma in quel periodo cadevo a terra.
-Okay, stai tranquilla, non succederà niente-
Mi sorrise con quello sguardo da angelo che avesse, rassicurandomi.
Andai a dormire, ero terribilmente stanca, mi addormentai velocemente per poi sentirmi male.
Mi alzai ed andai in bagno a vomitare, quando tornai, notai che Bill si fosse coricato nel letto.
Lo abbracciai e mi addormentai col suo battito del cuore.

Mi svegliai il mattino dopo e Bill non c'era più.
Scesi le scale e lo sentii alzare la voce.
-CAZZO, TOM, MA COME... PERCHÉ? CAZZO. COME FACCIO A DIRLO A LEI? DOVEVAMO PARTIRE INTORNO AL 26... MA NO, ANTICIPIAMO AL 15... CIOÈ FRA 5 GIORNI...-

Scesi giù dalle scale e lo abbracciai.
-Bill, devi partire?- chiesi piangendo.
-Sì, piccola... Tom, ti chiamò dopo...- chiuse e mi abbracciò.
-Non voglio che tu parta... mi mancherai- dissi singhiozzando.

Sembri una bambina.

-Tranquilla... non vorrei nemmeno io, ma dobbiamo... è il nostro lavoro. Ci sentiremo tutto il tempo, va bene?- chiese.
Annuii.
Mi abbracciò forte, volevo che lui non se ne andasse, ma era il nostro lavoro.
Feci colazione e poi lui, portò sia me che Pumba al mare, Pumba si bagnò le zampette poi corse da Tom, che fosse appena arrivato.
Lui, Ria e il loro cucciolone restarono sotto l'ombrellone, così Pumba avrebbe avuto compagnia.
Era così stano pensare che mesi prima non avrei nemmeno pensato di voler andare al mare, mentre ora volevo starci per ore ed ore.

Io e Bill entrammo in acqua, ormai non me ne frega delle cicatrici.
Se gli altri le nottassero o meno: non me ne importava.
Ero cambiata, ero diventata più forte.
Ci mettemmo a giocherellare fino a sera per poi tornare a casa, ci facemmo la doccia assieme, mangiamo e ci addormentammo sul divano.
Lui mi toccava la pancia, me la accarezzava, ad ogni suo tocco sentivo i brividi, anche se quel gesto lo avesse sempre fatto.
Amavo quel suo gesto.

Mi svegliai e mi rimisi a pulire, preparai sia la colazione per Bill che il pranzo, io non facevo più colazione ormai, non avevo nessuna voglia di farla.
Bill, appena si svegliò, divorò con piacere la ricca colazione che gli avessi fatto, poi divorò anche il pranzo.

Uscimmo in giro mano nella mano, io indossavo dei pantaloncini in jeans a vita alta, un top blu e una camicia aperta blu scura.
Lui i soliti pantaloni stretti e strappati, una camicia blu scuro simile alla mia e i suoi occhiali.

Sbavo.

Al parco ci mettemmo a scherzare seduti sull'erba, eravamo due bambini.
Ma arrivarono delle ragazze che ci fotografarono, poi i giornalisti che ci rincorrevano.
Un incubo.
Tornammo a casa col fiatone, ci buttammo entrambi sul divano e prendemmo fiato.
Ci scambiamo un'occhiata, una sola occhiata e scoppiammo a ridere.

Accesi la TV.
-Oggi, il famoso cantante dei Tokio Hotel, è stato visto in compagnia della cantante dei Nakama, le voci sulla coppia sono vere perciò...- disse il giornalista.
Io spensi.
-Ahahah, siamo due pazzi- dissi
-Oh sì, e questo pazzo ti ama alla follia- disse lui stringendomi per i fianchi.
-Anche questa pazza- dissi.
Ci scambiamo un bacio lungo e dolce.
I due giorni seguenti li passano a far impazzire i giornalisti.

È uno sballo!
Non mi sono mai divertita così tanto.

Arrivò il 15 luglio, ero in aereoporto a salutare i ragazzi.
Bill mi strinse, mi cullò e mi baciò la fronte.
Mi ripeteva che sarebbe tornato presto ma il suo saluto sembrava un addio.
Lo vidi partire sull'aereo.
Mi mancava, cazzo.
Uscimmo da lì, prima che iniziassi a piangere.

-Mary, ho una sorpresa per te- disse zio Steve.
-Odio le sorprese...- dissi fredda.
-Questa ti piacerà...- disse mi portò a casa sua ed aprì il suo grande garage.
C'era una bellissima C4 gran Picasso a 7 posti.
-So che ami questa macchina, ora che hai imparato le strade della città, puoi anche prenderla...- disse lui dandomi le chiavi della macchina.
-Cosa? Ti amo, zio!- gridai prendendo le chiavi.

Entrai subito nella bellissima macchina, la guardai da dentro, l'accarezzai e la toccai per bene.
Poi misi in moto, aveva il cambio automatico, perfetto.
Lo ringraziai scoppiando di gioia e così tornai a casa con la c4 ed aspettai un messaggio di Bill, per farmi capire che fossero arrivati.


Mi arrivò.
Lo chiamai.

-Ciao, amore- dissi sbadigliando.
-Ciao, piccola, sei un po' stanca mi dicono... haha- disse lui, risi.
-E già... com'era il viaggio- chiesi sbadigliando e chiedendogli scusa.
-Tranquilla, il viaggio è stato duro, ma siamo sopravvissuti... piccola, vai a nanna, ti sento molto stanca. Buonanotte, amore mio- disse lui mandandomi un bacio.
-Buonanotte, amore mio- risposi.
Lui chiuse e io mi addormentai sul divano.

Perché sentivo tutta quella stanchezza?
Ma allo stesso tempo tutta quella voglia di fare, correre, cantare, giocare e ridere?

~Mary.

Tokio hotel~NakamaLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora