60. PICCOLA STRONZETTA ODIOSA

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BEA


«Io ho paura di te», ammette Jack, dopo aver caricato la madre di Killian dentro l'Uber che ho chiamato dieci minuti fa.

«Non mi ha lasciato altra scelta.» Come non ho avuto alternativa a chiamare lui per venirmi a dare una mano.

Se la signora Carter pensasse che le avrei lasciato tenere la droga nelle mutande, be', ingenua lei, ma si sbagliava di grosso.

Sapevo che c'era qualcosa che non andava dal primo momento che ha messo piede in casa di Jack. Dovevo solo capire dove la nascondesse e perché avesse deciso di cedere e acconsentire al volere di Killian.

I tossici sono dei bugiardi patologici. Purtroppo qualsiasi cosa esca dalla loro bocca, va presa con le pinze, per non dire che credergli equivarrebbe a farsi prendere per il culo in seduta stante.

Il mio ragazzo talvolta è troppo ingenuo, ma glielo congedo.

«Sei sicura che almeno respira?»

Sbuffo stanca. «Sì, le ho controllato il polso prima di fare le lavatrici e dopo aver raccolto tutti i panni. Respirava anche prima di salirla dentro la macchina», rassicuro. «Non preoccuparti, sta bene.» Sorrido infine e lui scuote la testa ormai rassegnato.

«Che fine hai fatto fare alla...»

«L'ho buttata nel secchio della spazzatura. Probabilmente al suo risveglio realizzerà tutto e vorrà uccidermi, tu ricordale che ho fatto karatè e so qualche mossa per difendermi.»

Jack resta a fissarmi. «Te l'ho già detto che ho paura di te?»

«Sì, e comunque quando tutta questa situazione sarà finita, io e te faremo quattro chiacchiere su come devi comportarti ora che stai con Mad.»

«Io e Mad non stiamo insieme», ammette un po' sconfortato.

Lo guardo confusa. «Cosa?»

«Lei... non lo so, Bee. Quando penso che vorrebbe essere la mia ragazza, il giorno dopo sparisce e mi odia.» Mhmm... odio post-sesso...

«Be', non la biasimo, tu sei uno stronzo, Jack», gli ricordo.

«Hey! Non è vero!»

Piego leggermente la testa. «Ogni settimana quante te ne porti a letto?»

«Questo era prima di Mad!»

Sospiro annoiata. «Sì, certo...»

«È vero, dallo scorso anno, cioè da quando sono stato a letto con lei, non ho toccato più nessuna.»

Mi fermo, sconvolta dalle sue parole. «Lo scorso anno hai detto?»

«Certo.»

«Cosa cazzo...»

«È successo prima che scrivesse quel libro», prende a dire. «Ero mezzo ubriaco e lei era bellissima, con quell'abito rosso fuoco... impossibile non notarla.» Oh, mio Dio. «E poi abbiamo parlato un po', mandato giù qualche shottino di troppo e... e siamo finiti a letto insieme. È stato fantastico e a lei è piaciuto pure, soltanto che quando ha realizzato cosa era successo, mi ha chiesto di non dire niente a nessuno ed è sparita.»

Resto senza parole. «Oddio.» Be', una sono riuscita a dirla.

«Sì, bella merda, la tua amica mi sta mandando fuori di testa, ma se aspetta che molli la presa, si sbaglia di grosso», afferma sicuro di sé.

Almeno a lui non sembra pesargli la cosa. «Non dirle niente, so comunque che te ne avrebbe parlato, vista la situazione.»

«Okay», acconsento, guardandolo comprensiva.

L'Uber si ferma davanti casa di Jack non appena stavo per chiedergli altro. Scendo dalla macchina con la busta delle robe pulite tra le mani, mentre Jack si carica in spalla la madre di Killian e si avvia verso la porta.

Ringrazio l'autista, per poi vederlo sparire con la sua Toyota nera, una volta aver aperto la porta di casa.

Ringrazio l'autista, per poi vederlo sparire con la sua Toyota nera, una volta aver aperto la porta di casa

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«Piccola stronzetta odiosa!» Urla la madre di Killian da dietro la porta. Sapevo che non l'avrebbe presa bene. Nel frattempo lascio Jack e Mad occuparsi di lei, perché il mio ragazzo ha appena aperto gli occhi.

«Buongiorno, tesoro», mormoro, dandogli un bacio dolce.

«Giorno.» Sorride, per poi tirarmi a sé e stringermi. «Ho fatto un brutto sogno...»

«Ehm... non era tanto sogno se questo includeva tua madre in casa di Jack e io che ti colpivo», rivelo, assumendo un'espressione angelica.

Killian sbuffa, alzando gli occhi al cielo. «Sapevo che c'era qualcosa di vero.» Si tocca leggermente la tempia, segno che un po' gli fa male la testa. Mi dispiace, ma non mi ha lasciato altra scelta.

«E se vuoi saperlo! Preferisco la tua amica a te!»

Io e Killian ci giriamo entrambi verso le urla. «Ah, io e tua madre abbiamo avuto una bellissima e molto profonda conversazione.»

«Bee...»

«È molto comprensiva, sai?»

«Stronza di merda!»

Sorrido tranquilla, facendo finta di non averla sentita, per poi restare stretta tra le braccia del mio ragazzo.

«Vedrai, tesoro, diventeremo amiche», mormoro in rassicurazione.

«Ti uccido! Ci puoi scommettere che lo faccio, stronza!»

«Grandi amiche», farfuglio, godendomi l'abbraccio.

Killian sospira stanco, ma non accenna ad alzarsi o a zittire la madre.

Penso che anche lui, come me, ora, voglia soltanto restare in quell'abbraccio per sempre. E non so se siano le sue grandi braccia che mi stringono a sé, o il peluche a forma di puck che gli ho regalato per natale e che lui ha messo sul comodino, a farmi rendere conto di quanto dannatamente fortunata io sia ad averlo nella mia vita. 

 

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