KILLIAN
«Sei sicuro che non vuoi che venga con te?» Mi domanda Bea una volta aver parcheggiato la Toyota RAV4 grigia di suo padre, davanti la sezione 'partenze' dell'aeroporto di Vancouver. «Non voglio che passi il capodanno da solo. Non capisco perché tu debba andartene nel bel mezzo delle festività natalizie. Mio padre stava iniziando anche ad accettarti.»
Ci credo, ieri abbiamo speso una mattinata insieme in un parco vicino casa di Bea -Credo si chiamasse Jericho o qualcosa del genere- che poi si è rivelata una spiaggia, dove ho seriamente pensato che Richard mi stesse dando una chance per riuscire in qualche modo ad accettarmi, prima di dirmi che francamente non riusciva a fidarsi di me. Per lui ero, e sono tutt'ora, un libro dalle pagine chiuse.
Ho scelto la via del silenzio e acconsentito a qualsiasi cosa pensasse. Lo capisco, è un padre premuroso e io colui che si fa la figlia, ma credo abbia capito, che per me, Bea è molto più di una qualche scappatella universitaria.
Tuttavia, la famiglia di Bea non è la motivazione del perché ho preso un aereo per ritornare nel Michigan. In realtà non c'è una vera ragione e Bea, come anche la sua famiglia, sapeva che subito dopo Natale sarei dovuto ripartire. Il mio biglietto di ritorno era per il trenta di Dicembre, mentre quello di Bea per subito dopo le vacanze invernali, il ché mi provoca un certo disagio, perché tutto è meglio che passare il capodanno con mia madre.
Ma sono dovuto tornare per forza. Ho da controllare che stia bene e soprattutto, ho da assicurarmi che non stia combinando un'altra delle sue.
Nei periodi festivi mia madre tende a fare la misteriosa. Nessun messaggio, nessuna chiamata, il che mi porta sempre a cercare di capire cosa diavolo sta architettando.
Ha già in passato combinato stronzate durante le festività. Lizzy, la mia vicina di casa, passa le vacanze dalla figlia nel Vermont, quindi non può avvisarmi o tenermi al corrente di niente, motivo per cui non mi meraviglierei più di tanto se al mio rientro trovassi un'orda di tossici in giro per casa: è successo in precedenza.
Qualche ora dopo, sono nel mio Pickup a guidare verso Detroit. Le strade sono quasi impraticabili per colpa della neve. A detta del coach Dunn, sta nevicando ininterrottamente da due giorni e non tanto per la chiamata avuta con lui una volta atterrato, ma appena gli ho fatto presente che sarei passato da casa, ha avuto una reazione decisamente contrariata.
Ad ogni modo, appena imbocco l'uscita per Detroit, qualche minuto dopo decido di fermarmi in un mini market e acquistare qualcosa per cenare una volta a casa. Compro anche qualche prodotto per l'igiene e un paio di pasti già pronti per mia madre.
«Hey, Killer, di nuovo in città?» Domanda Spencer da dietro il bancone.
«Sì, di solito passo il capodanno con mamma.»
Lui annuisce, scannerizzando i prodotti alla cassa.
Conosco Spencer da quando ero un bambino. Passavo sempre da lui prima di andare a scuola e per un periodo dopo le medie, mi ha anche offerto un lavoro come magazziniere del suo mini-market. Caricavo e scaricavo merce e qualche volta aiutavo alla cassa.
Non è un tipo malaccio, ma ha avuto anche lui le sue colpe nella vita. È caduto e ricaduto più volte nella droga e non sono del tutto convinto che ora sia pulito, ma ormai è vecchio e i ricciolini in testa sono diventati bianchi. Se preferisce distruggersi con quel che gli resta della sua vita, anziché godersela, è libero di farlo.
«È stata qui due giorni fa, ha rubato una lattina di birra e se n'è andata», mi rivela tranquillo. Ma quando sto per dargli anche i soldi per il furto compiuto da mia madre, lui scuote la testa. «Lascia stare.»
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THE PUCK PROMISE
RomanceBea ha una passione: l'hockey. Dopo essere stata infortunata, il suo unico obiettivo è riprendere da dove aveva lasciato e ottenere la qualificazione nella nazionale femminile di hockey. Killian è il nuovo arrivato, distaccato, freddo e... irresisti...
