78. TI PERDONO

1.1K 91 7
                                        

BEA


Non c'è nessun bisogno di parlare.



«Signora Carter?» Chiama Mad, scostando leggermente la tenda di plastica e tentando di sbirciare dietro.

«Sì, giusto, vai avanti prima tu», dico in rassicurazione. «In fondo, le piacevi molto. Ero io quella che non riusciva a sopportare», continuo in un mormorio.

Alzo le mani quando Mad si volta a guardarmi male, per poi riportare l'attenzione sulla madre di Killian.

«Sono Madelyn, si ricorda? Signora Carter.»

Mad fa un passo avanti. Stessa cosa io e Stella. Cerchiamo di sbirciare oltre, ma non riusciamo a vedere niente.

Forse non c'è. Forse è andata via.

Dunn mi ha detto che non è stato facile trovarla, e il tipo a cui ha chiesto di cercarla, si è dovuto girare tutte le zone frequentate da tossicodipendenti per riuscire anche solo ad avere notizie di lei.

«Che puzza», lamenta Stella.

Ha ragione. In questo posto non si respira. È pieno di mosche e topi che al minimo passo, sbucano fuori dalle loro tane.

Afferro la mia maglia dal colletto e la alzo fino al naso. Ora l'aria sta diventando davvero irrespirabile.

«Signora, Carter, possiamo entrare?» Domanda gentilmente Mad.

«Oh, andiamo, apri quella porta, Mad», ordino stufa di tutta questa situazione. Sicuramente non saranno i modi garbati a convincerla a seguirci. Per quel poco che l'ho conosciuta, mi sento di dire che, semmai, dobbiamo iniziare a prepararci al peggio, perché non sarà per nulla semplice persuaderla.

«Ragazze, non vorrei mettervi fretta, ma io ho paura dei topi», dice Stella leggermente in panico.

Mad sbuffa e avvisa: «Sto per entrare, signora.»

Dopodiché afferra la piccola maniglia e tira verso di sé, sentendo un click strano, che accompagna il cigolio dell'apertura della porta.

«Oh, Dio», mormora la mia migliore amica, voltandosi verso di me e tossendo. Credo lei, come anche me e Stella, abbia appena avuto i conati dall'odore nauseabondo che è fuoriuscito appena ha aperto la porta.

«Non ce la faccio», fa Stella, allontanandosi.

Mi giro prontamente in avanti, comprimendo ancora di più la maglia sulla bocca, prima di dire in tono serio e severo: «Susan, esca subito fuori. Non è per nulla igienico questo posto.»

«Chiamiamo la polizia», suggerisce Stella.

Ma io ormai ho fatto il grande passo e mi sono sporta con il busto verso l'interno della roulotte. Eccola, bene.

«Susan», riesco solo a dire, una volta averla trovata.

Osservo la donna seduta sul divano, con la testa che gli penzola da un lato, la bocca e gli occhi aperti e una siringa ancora infilzata sul braccio. È bianca, pallida... cadaverica. «No.» Un fischio fuoriesce da me sotto forma di lamento. «No, no, no, no, no!»

«Bea, che cosa c'è?» Domanda preoccupata Mad.

Mi sento afferrare dal braccio, per poi essere tirata via, quando entrambe le ragazze si accorgono di quello che ho appena visto.

THE PUCK PROMISELa tua prossima ossessione. Scoprilo ora