35. TI ASPETTERÒ

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BEA


Scendo dagli spalti dopo aver risposto al messaggio di mio nonno, dove si congratulava con la squadra per la bellissima partita giocata.

Nonostante sia finita in parità, nonno ha ragione.

Il Notre Dame era nettamente superiore a noi e si è visto per tutti e tre i tempi, anche se la Silverleaf non si è tirata indietro dopo i due goal del primo tempo. Killian ha saputo sfruttare l'ultimo minuto giocando di furbizia, ma Denver è stato colui che si è trovato sempre nel posto giusto, creando aperture e passaggi che poi non hanno fatto altro che portare Killian a realizzare una bellissima doppietta.

Io comunque gli ho promesso un regalo.

Non ho mica previsto che potesse segnare due volte.

«Vieni, voglio andarlo a salutare all'uscita dagli spogliatoi», sento dire alla mia destra, quando tutta sola arrivo verso il tunnel.

Stella è scomparsa non appena l'arbitro ha fischiato la fine del terzo tempo, e Mad ha alzato gli occhi al cielo, dopo aver sentito Jack chiamarla da sotto gli spalti: si è data alla fuga anche lei.

E ora eccomi qui, ad assistere allo spettacolo più imbarazzante del secolo.

Mi giro, notando la tipa bionda che sbava per Killian, sorpassarmi e trascinare con sé la sua amica, che imbarazzata la segue.

Rettifico, se prima pensavo avessero la nostra stessa età o su di lì, ora penso proprio siano due matricole.

Si fermano entrambe fuori la porta degli spogliatoi della Silverleaf, dove restano ad aspettare l'uscita dei giocatori.

Qualcuno di loro, tipo O'Neal, le nota, facendo anche loro l'occhiolino. Altri invece, tipo Denver, le ignora, andandosene via, fresco di doccia.

Jack invece da grande maiale qual è, non si risparmia a un: «Hey, bellezze, la festa si trova a casa mia, non qui.»

Qualcuno alle sue spalle si sgrana la voce. «Nessuna festa», dice duro.

Jack si gratta la nuca. «Oh, vero, nessuna festa in casa, ma se volete, nella mia stanza...»

Gerald lo spinge, arrossendo quando l'amica della bionda lo guarda come se non avesse mai visto nessuno di più bello.

Alzo gli occhi al cielo e sto per avvicinarmi, ma preferisco fermarmi quando vedo Killian avvicinarsi alla tipa bionda e dire in tono apatico: «Penelope.»

Okay, la bionda ha un nome che le si addice. Penelope. Suona tanto come la tipa maligna nei cartoni animati della Disney.

«Sei stato mozzafiato. L'ho detto a Cassie che saresti riuscito a rialzare la squadra.»

Lui resta a guardarla tranquillo, per poi tirare un'occhiata a quella che presumo sia Cassie, che imbarazzata alza la mano in segno di saluto.

«Grazie per essere venuta.» L'ha invitata lui? «Ma il merito è di tutti, non solo il mio.»

«Scherzi? Non me ne perderò neppure una più.» Grazie per avercelo fatto sapere, Penelope. Almeno saremo più tranquilli ora. «Allora, fate festa da qualche parte? Io e Cassie potremmo fermarci per un po'.»

Killian è visibilmente a disagio. «No, in verità ho un impegno e poi non abbiamo vinto, quindi non c'è nessun motivo per festeggiare.»

Lei ride nervosa. «Giusto, ci vediamo domani allora?»

«Certo», risponde lui inespressivo.

Quando vedo Penelope salutarlo e stampargli un bacio sulla guancia che lui non aveva per nulla previsto, ho un sussulto. Non credo di essere mai stata più infastidita di così prima d'ora e non è gelosia, che sia chiaro.

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