67. ANSIE E PORTAFORTUNA

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KILLIAN


Vincere contro il Michigan State in casa loro è stata la ciliegina sulla torta delle regionali.

Abbiamo dominato per tutti e tre i tempi, e dato filo da torcere persino durante gli ultimi minuti del terzo tempo.

Per evitare affaticamenti e problematiche fisiche, il coach ha deciso di schierarmi solo con la prima linea e lasciarmi in panchina per il resto della gara. Non che la cosa mi abbia turbato, ma avrei preferito fare di più.

Manca ancora una partita per decretare la qualificazione al Frozen Four, ma siamo mentalmente preparati per qualsiasi altro avversario.

L'unica cosa per il quale non sono pronto, invece, è il ritardo.

Controllo l'ora ripetutamente. Sono nervoso e non dovrei esserlo. Arriverò in tempo.

La gamba mi trema e... merda, non ci voleva. Se non riuscirò ad arrivare in orario per l'inizio della partita di Bea, non potrò consegnarle il suo ciondolo portafortuna.

Avrei dovuto darglielo due giorni fa, prima che salissi sul pullman. Ma ho pensato che vista la breve distanza tra Grand Rapids ed East Lansing, sarei potuto arrivare in tempo, e invece così non è stato.

Ieri ci hanno trattenuti tutta la serata in hotel perché il pullman con cui siamo arrivati ha subito un guasto. Stamattina invece il meccanico è arrivato con tre ore di ritardo e come se non bastasse, mezz'ora fa siamo rimasti bloccati in una zona montana per colpa di un incidente.

Tiro fuori di nuovo il cellulare dalla tasca e apro la chat che ho avuto qualche ora fa con la mia ragazza.

BEA: Ci sarai alla partita?

ME: Sì, piccola, ci sarò.

BEA: Kill...

ME: Sì?

BEA: Ho un po' paura.

ME: Perché?

BEA: Non lo so...

ME: Va tutto bene, piccola. Sarò sugli spalti. Andrà tutto bene, te lo prometto.

Per Bea non deve essere per niente facile ritornare a giocare dopo mesi e mesi di stop. L'ansia è giustificata. Anche io se fossi stato al posto suo, me la sarei fatta nelle mutande, ma l'agitazione che prova Bea è tutt'altra cosa rispetto a del semplice timore.

L'ansia che logora Bea è un mostro invisibile che si nutre delle sue insicurezze, portandola a dubitare di sé stessa.

ME: Dieci minuti e sono da te.

ME: Come stai?

BEA: Male.

ME: Sto arrivando, piccola. Nel frattempo continua con gli esercizi respiratori che ti ha insegnato la terapeuta.

La cosa peggiore di tutta questa situazione è che non può nemmeno prendere i suoi calmanti, perché potrebbero compromettere il suo andamento sportivo. Lo Xanax la rallenterebbe ulteriormente, causandole problemi di coordinamento ed episodi di sonnolenza improvvisa.

Che situazione... Scuoto la testa, sbuffo e guardo fuori dal finestrino.

 Scuoto la testa, sbuffo e guardo fuori dal finestrino

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