74. PROBABILI COINQUILINI

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BEA


«Non capisco perché ancora se ne parli. È successo due mesi fa!» Esclamo nervosa, inserendo il mio biglietto allo scanner per riuscire ad entrare dentro la Silver Arena con le ragazze.

«Non lo stai dicendo sul serio, vero?» Fa Stella confusa. Sì! Insomma, certo che sì. Stanno davvero protraendo questa notizia assurda per mesi, soltanto perché quella stronza di Penelope non riesce a comprendere che se è accaduto, è probabilmente stata colpa sua.

Cioè, non proprio. Diciamo che è stata colpa sua, se mi ha portato a incendiarle la macchina. Ma ho avuto una ragione valida a questo, ed è il ragazzo dai capelli castani, con la maglia numero 22, che sta effettuando i suoi minuti di riscaldamento in pista, per la semifinale del Frozen Four, in un palazzetto gremito di gente, che potrebbero acclamarlo per il resto della loro vita se oggi insieme alla sua squadra vinceranno anche questa partita.

Perché dopo c'è la finale.

La prima finale della Silverleaf University, dopo anni di buio totale.

Non dico che aria gira, perché si respira tensione da ogni parte. Persino Mark ha deciso di chiudere Garl's oggi e venire a vedere la partita: cosa che non è mai successa negli anni precedenti. Nemmeno quando io e la mia squadra eravamo arrivati in finale lo scorso anno. Traditore.

E comunque, è colpa di Penelope. Le persone non si alzano dall'oggi al domani e decidono di incendiare auto. Almeno, non io.

Io ho avuto una ragione valida.

E ci ho pensato il pomeriggio, non da appena sveglia, ovviamente.

Killian aveva bisogno di riposo e soprattutto di molto più tempo libero da dedicare a sé stesso, oltre che a me. Penelope era diventata una zavorra di cui mi sarei dovuta occupare già mesi fa. Ma con tutto quello che è successo con la madre del mio ragazzo, be', avevo delle priorità... quindi ho tardato i miei piani.

«Voglio dire, i genitori le hanno cambiato università.» E stiamo parlando di un trasferimento immediato in California: 3.545 chilometri che la tengono lontana da qui. Non potevo chiedere di meglio. «A che serve continuare a parlarne?» C'è mancato poco che anche i miei venissero a prelevarmi dal mio appartamento per portarmi a Vancouver perché pensavano che la Silverleaf University non fosse più sicura. Mi è toccato ricordar loro che nove su dieci college a cui ho presentato richiesta di ammissione dopo il liceo, mi hanno mandato una lettera di rifiuto con tanto di 'Non farti mai più vedere vicino alla nostra prestigiosa Università.' Come se fossi una sorte di epidemia mortale.

Okay, forse sono stata un po' troppo melodrammatica, ma è quello che ho provato quando ho letto il loro rifiuto messo nero su bianco.

«Se solo lei la smettesse di inveire contro l'università, forse ce ne saremmo dimenticati già da tempo», spiega Mad. «La scorsa settimana ha postato un'altra storia su Instagram dove paragonava l'UCLA alla SU. Il rettore è venuto personalmente alla redazione del giornale, per dirci di far uscire un articolo dove parlavamo dei successi della Silverleaf University. È stato imbarazzante.» Cavolo, quella ragazza non demorde.

«Quindi se non avesse nemmeno i social...» Devo chiedere a Kyle di entrare nel suo account e cancellarglielo.

«Non farlo», ordinano entrambe.

Mi volto confusa verso di loro. «Andiamo, non ci stavo nemmeno pensando.» Sì, invece.

«Ti ha già cacciata fuori da un sacco di guai», mi fa notare Stella. «Senza Kyle sappiamo tutte che a quest'ora saresti su tutti i giornali.» Già, se non fosse stato per mio fratello che è riuscito ad entrare nei circuiti di video sorveglianza dell'università e dell'area circostante, cancellando tutti i filmati, sicuramente la polizia, come anche l'università, avrebbero già 'catturato' il colpevole. Dovreste vedere le sue competenze hacker. È come avere Edward Snowden in famiglia.

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