Bea ha una passione: l'hockey. Dopo essere stata infortunata, il suo unico obiettivo è riprendere da dove aveva lasciato e ottenere la qualificazione nella nazionale femminile di hockey. Killian è il nuovo arrivato, distaccato, freddo e... irresisti...
Killian ferma la macchina nei parcheggi della clinica che ospiterà sua madre per i prossimi tre mesi. Guardo le mura bianche, per poi spostare la mia attenzione sulla scritta rossa posta su un'insegna blu, dove esorta le persone a prendere in mano la propria vita e a cambiarla, e quasi mi chiedo se anche la signora Carter sia in grado a farlo.
Stamattina non voleva uscire dal bagno. Ha pianto come una bambina e pregato Killian di lasciarla in pace.
Per un attimo ho temuto che il mio ragazzo potesse darle retta, ma così non è stato e dopo averla fatta ragionare grazie all'aiuto di Mad, ora eccoci qui a fare i conti con le conseguenze.
«Non voglio andare», dice la signora Carter.
«Scendi dal Pickup, mamma», ordina invece Killian esasperato, slacciandosi la cintura di sicurezza e scendendo dal veicolo.
Guardo sua madre dallo specchietto retrovisore fare resistenza quando Killian prova ad afferrarla e a trascinarla fuori, e quasi provo compassione per quella donna.
In un'altra circostanza avrei pregato lui di lasciarla in pace. Mi rattrista anche solo vedere come una donna adulta possa tanto dipendere dal volere del figlio, quasi come se non avesse pensiero proprio, soltanto perché che lo si voglia accettare o meno, sua madre è rimasta la ragazzina a cui gli è stato spezzato il cuore, per poi trovare nella droga una cura al problema, omettendo volontariamente la parte del: la droga non cura niente, se non peggiora.
Sembra che il tempo per lei si sia fermato a quando era un'adolescente che chiedeva il permesso ai genitori per uscire di casa.
L'ho notato da ogni cosa che ha fatto nel breve lasso di tempo passato a casa di Jack. Quando doveva andare in bagno ad esempio, guardava suo figlio e aspettava che lui annuisse. Quando doveva iniziare a mangiare qualcosa, succedeva la stessa e identica cosa.
La cosa più importante a cui però lei non sta a sentire, è l'unica che reputa una perdita di tempo o semplicemente una grande cazzata: la disintossicazione.
Per il resto, questa donna ha gravi problemi psicologici che solo con della buona terapia, forse potrà appianare. E nonostante lei pensi che la cosa più giusta sia un'altra, la cosa giusta ora è che lei si faccia aiutare e completi un dannato percorso di disintossicazione. Lo deve a suo figlio, ma in primis lo deve a sé stessa.
Sento lo sportello posteriore venire sbattuto e poi li vedo entrambi incamminarsi verso l'entrata.
Secondo Killian non sarei dovuta venire. Lo diceva soltanto perché voleva evitarmi tutto questo. C'è un termine preciso: preservarmi. Ecco, lui vuole preservarmi da tutto. Dal mondo? Forse. Comunque, lo comprendo, ma è il dopo che mi spaventa. Per quanto il mio ragazzo sia forte, sotto nasconde fragilità di cui nemmeno io sono a conoscenza.
Non avrei mai permesso che affrontasse tutto questo da solo, comunque. E se penso a tutto quello che mi ha raccontato della sua infanzia ad ora, mi viene spontaneo domandarmi 'come diavolo ha fatto?'
Io non ci sarei mai riuscita. Non avrei mai avuto la forza di farmi carico di una tale responsabilità in giovane età. Probabilmente sarei morta di ansia alla prima difficoltà, motivo per cui non oso immaginare cosa ha dovuto passare lui nella sua testa.
Perché la somma dei conti, non la si fa solo con le disgrazie che ci capitano, ma anche con i pensieri inopportuni che si insediano nella nostra mente.
E nella nostra testa c'è un mondo da scoprire, talvolta oscuro, altre pacifico e solare.
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