68. MODELLA AL POSTO DI GIOCATRICE

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KILLIAN


La Silver Arena è stracolma di gente. È la prima volta che vengo a vedere una partita di hockey femminile dal vivo e la cosa mi elettrizza parecchio.

Prima di oggi avevo concesso solo qualche occasione alle gare di hockey femminile. Non che fossero meno importanti di quelle maschili, ma ora ho un motivo valido per guardare una partita, e la mia ragione è proiettata sullo schermo sopra le nostre teste, mentre fa il suo ingresso in pista con il resto della sua squadra.

Nel frattempo che le ragazze si preparano ai minuti di riscaldamento, io prendo posto vicino a Jack, Gerald, Vin e... cosa diavolo ci fa lui qui?

Resto fermo, senza parole. Potrei avere qualcosa da ridire su Vincent, ma è sull'uomo seduto alle sedute davanti a me, a braccia conserte che non toglie gli occhi dalla pista, colui che mi porta a socchiudere le labbra e tentare di dirgli qualcosa.

Che cazzo dovrei fare? Non sono nessuno per cacciare via mio padre da qui. Tantomeno pregarlo di andarsene e lasciarmi in pace. Sicuramente la sua risposta sarà che anche lui come me, d'altronde, è qui per assistere alla partita di hockey. Quindi che lo voglia o meno, incrocio le braccia e faccio finta che non esista.

Poso lo sguardo sulla pista. Entrambe le squadre hanno appena finito i minuti di riscaldamento e ora stanno prendendo posizione.

Nel frattempo, un mormorio di entusiasmo avvolge il palazzetto e in un batter d'occhio, l'arbitro fischia e le due squadra si scontrano per cercare di vincere l'ingaggio.

È la Brown ad avere la meglio sul puck. Con una mossa veloce, il numero 32 della squadra avversaria, ruba il lucido disco nero a Clarissa per poi passarlo alla 29, meglio conosciuta come il diavolo della difesa: Natalie Portman.

Capisco subito perché Bea ce l'ha tanto con lei. Siamo già a metà primo tempo e il diavolo sta trasportando la sua squadra verso il secondo goal, che non tarda ad arrivare.

Il tabellone si illumina con il logo della Brown e la faccia di Natalie.

«Che delusione», borbotta Vincent.

Mi sgrano la voce e osservo una delle ragazze di casa sbuffare, mentre un'altra scuote la testa delusa.

«Quella ragazza ha grinta da vendere», commenta Gerald.

«Liberagli Bea contro e poi ne riparliamo, G», ridacchia Jack.

«Sarà, ma lo spirito di squadra della Brown ci sta mettendo in seria difficoltà.»

Gerald ha ragione. Sembra quasi che le ragazze abbiano perso qualcosa. Molti dei loro passaggi vengono intercettati, altri invece vanno a vuoto. È da inizio secondo tempo che non si sono mosse dalla linea della loro zona difensiva, dando numerose possibilità alle avversarie di segnare.

La partita è ferma al secondo goal della Brown, e nel frattempo Bea è ancora in panchina. Non so se giocherà per questa gara, visto quello che è successo negli spogliatoi: e la cosa mi rattrista molto.

Ma è quando a fine secondo tempo la vedo alzarsi, sistemarsi la sua maglia con il numero 42 sopra, ascoltare quello che le dice la sua coach e prepararsi, che mi alzo dalla mia seduta, quasi come se avesse segnato.

In verità voglio che si giri e mi noti.

Voglio che sappia che sono qui, dove le ho promesso.

Può sembrare scontato, ma per lei significherebbe molto.

«Forza Bee!» Urla Jack. «Falle il culo a quella stronza!»

Rido, afferrando il mio migliore amico dal braccio per riportarlo giù. «Sta' buono», ordino.

THE PUCK PROMISELa tua prossima ossessione. Scoprilo ora