44. NON LO AMA

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BEA


Sono da più o meno cinque minuti davanti l'armadio e non so cosa indossare. È solo una stupida uscita per comprare i regali, ma non voglio dover mettere di nuovo una felpa e un pantalone di tuta.

Alla fine opto per un pantalone di jeans e un maglione. Fuori ha appena preso a nevicare, anche se la neve non è fitta.

Infilo il maglione dopo aver indossato il reggiseno, quando sento un cellulare suonare.

Mi giro verso il mio comodino, ma non è il mio iPhone quello che ha emesso un suono, per poi continuare a ricevere milioni di notifiche. Il piccolo e datato iPhone di Killian è l'unico ad avere ancora pre-impostata quella suoneria per le notifiche tipiche dei vecchi iPhone. E ora è lì, poggiato sul mio comodino a vibrare e suonare incessantemente.

Killian deve averlo dimenticato a casa mia.

Mi avvicino soltanto per vedere chi lo cerca così insistentemente, quando noto sopra, il nome in grande: MAMMA.

«Non è cosa che t'interessa, Bea», mormoro, distogliendo lo sguardo. Il cellulare continua a vibrare e suonare. «No, non farlo.»

Mi siedo sul letto e infilo le scarpe ai piedi, ma la tentazione è troppo grande. Con gli occhi non smetto di guardare quell'iPhone accendersi in una notifica, spegnersi e poi continuare lo stesso loop.

Che diavolo di problemi ha?

Ricordo che Killian mi disse che la madre è una tossica, come ricordo la sua espressione triste quando me ne parlò e il suo sconforto ogniqualvolta ritorna dai suoi 'viaggi a casa per problemi famigliari.'

Ecco, proprio per questo motivo, ora sono davanti al comodino a osservare le 54 notifiche e le 16 chiamate perse.

Afferro il cellulare dal comodino e scorro con il pollice per sbloccarlo.

Socchiudo le labbra e aggrotto la fronte.

MAMMA: Mandami i miei fottuti soldi, Killian.

MAMMA: Sono passati due giorni. La scadenza era due giorni faaaaa.

MAMMA: Rispondi, cazzo!!

MAMMA: Muori.

MAMMA: Mandami i miei dannati soldi, stronzo!!!!

MAMMA: Figlio di puttana! Mi hai rovinato la vita!!!!!!!!

MAMMA: Spero che morirai un giorno.

MAMMA: Per colpa tua sono in questo stato.

MAMMA: Ti brucio la casa se entro domani non ricevo i miei soldi.

MAMMA: Nessuno ti amerà mai. Sei un fottuto sbaglio. Devi crepare all'inferno, figlio di puttana.

MAMMA: Mandami i miei soldiii.

MAMMA: Persino tuo padre ti ha abbandonato.

MAMMA: Lurido bastardo! Inviami i soldi ORA!!!!

Lascio cadere il cellulare dalle mani. Il cuore ha preso a battermi violentemente e non ho nemmeno finito di leggere il resto dei messaggi che gli sta continuando a mandare.

Che razza di madre scrive cose di questo genere al proprio figlio?

Che razza di madre augura la morte al proprio figlio?

Lei non lo ama.

Mi affretto ad asciugare con il dorso della mano, la lacrima che stava rigando il mio viso, per poi piegarmi sulle ginocchia e raccogliere il cellulare da terra. Fortunatamente è uno di quei modelli vecchi e pesanti: non si sarebbe rotto nemmeno se dalla rabbia lo avessi lanciato dalla finestra della mia camera.

Sento bussare alla porta del mio appartamento: Killian è tornato.

«Hai freddo? Vuoi che aumenti l'aria condizionata?» Mi domanda Killian, nel mentre guida verso il centro commerciale

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«Hai freddo? Vuoi che aumenti l'aria condizionata?» Mi domanda Killian, nel mentre guida verso il centro commerciale.

«No.»

Mi lancia un'occhiata, per poi tornare a guardare la strada.

Sono rannicchiata sul sedile passeggero del suo Pickup, con la testa rivolta verso il finestrino a guardare il paesaggio scorrere.

Ho un pensiero fisso: chiedergli qualcosa a proposito dei messaggi che gli invia la madre. Oppure domande del genere: È abitudinaria la cosa? Lei ti scrive cose di questo tipo ogni volta? E tanto altro, ma vorrebbe significare che ho frugato nel suo cellulare, -cosa che di base non ho fatto, visto che mi sono solo soffermata sui messaggi odiosi che gli invia la madre- il ché mi porterebbe in una situazione scomoda perché ai suoi occhi sarà come se io non avessi fiducia in lui, cosa che ho: non mi ha mai dato modo di dubitare del nostro rapporto o di quello che abbiamo.

Ma tenermi dentro qualcosa del genere? Sapere che lui si tiene dentro tutto quell'odio? No.

«Kill?»

«Mhm hmm?» Fa lui serio. Ma prima che apra bocca, precisa: «Non stiamo correndo, Bee. Mi sono assicurato di fare ogni cosa a modo con te. A essere sinceri non volevo nemmeno venire a conoscere i tuoi...»

Corrugo la fronte. «Davvero?»

«Sì, ma lasciami spiegare. Non era per loro, piccola», spiega. «Più che altro per non metterti in condizione di rivalutare tutto. So che non vuoi correre. So che ti spaventa un rapporto a trecentosessanta gradi, e appunto per questo, volevo rifiutare.»

Alzo un sopracciglio nella sua direzione: «E perché non lo hai fatto?»

Alzo un sopracciglio nella sua direzione: «E perché non lo hai fatto?»

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