65. BACK TO LIFE

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KILLIAN


BEA: Buongiorno con la mia domanda del giorno! Perché diavolo non sei nel mio letto?

ME: Mi hai cacciato dopo che te l'ho leccata per bene.

BEA: Che egoista che sono...

ME: Già, che egoista che sei.

BEA: Dio, ho immaginato che me lo dicevi con quel tuo tono cupo.

ME: Ti ecciti con così poco, piccola.

BEA: Se avessi un pisello sicuramente te lo avrei mostrato.

ME: Cazzo, no. Non iniziare con i tuoi paragoni ambigui.

ME: Ma se vuoi inviarmi una foto, sentiti libera di osare.

BEA: 📷.

ME: Che cazzo è quel coso?

BEA: È un pisello.

BEA: Scusa, tesoro, ma lo hai detto tu che potevo sentirmi libera di inviarti una foto.

ME: Io facevo riferimento ad una tua foto e non all'uccello di qualcun altro. Dove l'hai presa?

BEA: Su internet.


Perché gliel'ho chiesto? Che cosa c'è che non va in me?


ME: Pensavo che mi avresti mandato una tua foto 🤪


L'attimo dopo mi invia una foto dove con un'espressione assonnata, fa una faccia spaventata. È tutto inutile. 

Ritornare ad allenarmi, comunque era l'unica cosa che mi mancava fare dopo il periodo nero delle vacanze natalizie. Gennaio non è iniziato nel più bello dei modi, ma non è nemmeno ancora finito.

Dopo due settimane passate a casa a non fare niente per colpa della ferita alla pancia, ho gridato metaforicamente di gioia, quando la dottoressa mi ha tolto i punti e mi ha annunciato che avrei potuto rimettere piede in pista. Non che la squadra ne avesse risentito tanto, ma la partita in casa persa contro il Minnesota ha seminato scompiglio.

Non solo ora ci tocca vincere a tutti i costi le prossime due gare, ma anche sperare in una sconfitta del Notre Dame, così da qualificarci come primi nel torneo regionale e sperare di passare le selezioni del Frozen Four.

In tutto questo ho dimenticato di aggiungere Peter, il mio nuovo supporto morale o per meglio dire: lo psicologo dell'università.

Ero scettico quando Bea mi ha accompagnato da lui, quasi spaventato dall'idea di spiattellare i miei pensieri a una persona estranea.

Tuttavia, è stato liberatorio e mi ha aiutato parecchio con i miei problemi famigliari.

Questo però non ha cambiato il mio modo di approcciarmi con il coach, se non altro almeno non lo ha peggiorato. Io e Peter ci stiamo lavorando su, e da quello che sostiene lui: il perdono non è qualcosa che viene da un giorno all'altro, bisogna volerlo e comprenderlo.

E al momento io non voglio proprio prenderlo in considerazione.

La situazione con mia madre invece è un po' più disastrosa e complessa, rispetto ad un semplice diverbio con mio padre. Riuscire ad accettare che il vero problema di tutta questa faccenda è stato in parte causato da lei e dalle sue pessime scelte, secondo Peter mi ha portato a reprimere quel sentimento di rabbia che da sempre ho covato nei suoi confronti. Fino eventualmente ad esplodere.

THE PUCK PROMISELa tua prossima ossessione. Scoprilo ora