71. SONO MAGGIORENNE

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KILLIAN


Sbadiglio davanti al pancake che si gonfia nella padella, per poi chiudere leggermente gli occhi. Posso riposarmi un secondo. In fondo, Bea sta bene, e secondo il dottore che l'ha visitata è normale provare ansia, anzi, sarebbe del tutto inumano non sentirla.

Sicuramente l'ha detto per tranquillizzarla, altrimenti gli avrei spiegato che sì è normale provare ansia e no, non è normale provare un attacco di panico. Specie se questi sovvengono quando la mia ragazza sta beatamente dormendo.

A quanto pare tra attacchi di panico e attacchi di panico notturni c'è una grossa differenza.

Tuttavia, le hanno fatto -come da prassi- tutti i controlli.

Una dottoressa le ha persino fatto fare un elettrocardiogramma per rassicurarla e mostrarle che sta bene, per poi suggerirle di aumentare le sedute psichiatriche e infine iniettarle una flebo per calmarla.

Siamo ritornati a casa alle sei e trenta del mattino e ora che sono le undici, Bea sta ancora dormendo nel suo letto, mentre io le sto preparando la colazione.

Cazzo, la colazione!

Apro gli occhi e allontano subito la padella dal fuoco.

«Merda», borbotto, raschiando l'ormai bruciato pancake e azionando la ventilazione della cappa sopra la cucina.

Impreco di nuovo, per poi voltarmi e sussultare alla presenza dell'uomo davanti a me.

«Killian», saluta Kyle in tono cupo. Da dove è sbucato? Non era in casa quando siamo tornati e definitivamente non c'era nemmeno dieci minuti fa quando ho iniziato a preparare i pancake.

«Kyle.» Mi giro poi verso la porta principale, che viene aperta da Stella. «Ah, sì, giusto.» Indico la rossa, per poi lasciare la mano cadere sui fianchi.

Sicuramente l'avrà avvisato lei.

«Ho preso i Muffin ai mirtilli. Bea ne va ghiotta», annuncia.

Annuisco, per poi dirle: «È in camera sua. Sta dormendo ancora.»

Nel frattempo Kyle si è tolto la giacca formale che aveva indossato, ripiegandola con cura sul bracciolo del divano, mentre la sua amante viene in cucina da me e prende un piatto dalla dispensa.

«Ti fermi tanto?» Domando al fratello di Bea, per alleggerire l'atmosfera. Non che mi importi realmente.

«No, il tempo che Bea si sveglia, prepara la valigia e senza fare storie viene via con me.» Qui mi blocco, perché nessuno mi ha avvisato che la mia ragazza sarebbe dovuta partire. Né Bea, né tantomeno le sue due migliori amiche.

«Oggi?»

«Sì, i miei vogliono che la riporti a casa», spiega, sorridendo di gratitudine a Stella, quando gli porge una tazza di caffè e un Muffin.

«Ma Bea non sa che deve partire, giusto?»

Lui fa spallucce. «Mia sorella non ha voce in capitolo su questo.»

«Invece sì.»

«Killian, con tutto rispetto. Sei un bravo ragazzo e non ho nulla contro di te, ma in questo momento devi farti da parte.» No. Non ci penso proprio. Non è niente che non posso gestire. Comprendo che prima erano loro gli unici a prendersi cura di lei, ma ora ci sono io, e lei può contare su di me. Sempre.

Gliel'ho promesso, porca puttana.

Guardo irritato Kyle biascicare il suo muffin, per poi bere un sorso di caffé.

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