KILLIAN
Bea entra in casa. La osservo chiudere la porta, per poi voltarmi in avanti verso l'uomo che mi ha mentito per tutta la vita.
È strano ora. Come se in qualche modo lo avessi sempre saputo, ma mai accettato.
«Non ho bussato prima per... ehm... ho pensato che non eri in casa, dato che non ho intravisto il tuo Pickup.» Resto fermo a guardarlo, mentre nervosamente toglie le mani dalle tasche del giubbotto, per inserirle nelle tasche del suo pantalone di jeans. «In verità non volevo ritrovarmi tua madre davanti», ammette infine.
«Non c'è.»
Il coach annuisce. «Bene.» Si sgrana la voce. «Quella che ho avuto con tua madre è stata una storia abbastanza lunga.»
Aggrotto la fronte, ma resto indifferente: «Non voglio saperla.»
«Credo invece che dovresti.»
«E perché mai?»
«Non ti ho abbandonato come crede lei.» È ironico, perché è la stessa cosa che in qualche modo penso anche io.
Tralasciando il passato e il fatto che in realtà anche se a modo suo, lui mi è stato vicino negli anni, non gli condanno quello, ma il resto: il perché mi ha fatto vivere quella merda. Il perché mi ha lasciato vivere con quella donna, pur sapendo che non era giusto. «Non l'ho fatto.»
«Okay.»
«Ho sbagliato, però. Questo lo so», ammette a disagio.
Sbuffo sarcasticamente irritato. «Oh, puoi dirlo forte.»
«Killian, mi dispiace.»
«Quante volte in tutti questi anni avresti voluto dirmelo?» Domando, ma lui resta in silenzio. «Mhm?»
«Ho sbagliato.»
«Smettila di dire che hai sbagliato, okay? Tanto non cambierà niente!» Gli grido contro. «In tutti questi anni non hai mai provato a darmi uno stralcio di verità e ora vieni sotto casa mia a cercare di giustificarti, quando l'unica cosa che avresti dovuto fare era semplicemente dirmi la verità!»
«Ci sto provando. Sto provando a spiegarti...»
«Ora lo stai facendo. Che ne dici di un anno, due anni, tre, quattro e cinque anni fa? Che ne dici di quando vivevo nel terrore di tornare a casa e fare i conti con una dannata tossicodipendente che non era lucida per la maggior parte del tempo!?»
«Io...»
«Avevo undici anni, cazzo! E tu pensavi che invitarmi qualche volta a casa tua o passare del tempo con me era tutto quello di cui avevo bisogno?» Dannazione, no! Volevo soltanto un dannato padre che mi rassicurasse e mi stesse vicino. Non solo un uomo che ho sempre desiderato fosse di più per me o che potesse salvarmi in qualche modo.
«Perdonami, per favore. Non sono mai stato bravo a esternare i miei sentimenti. Non sono mai riuscito a trovare le parole giuste per dirti che sei mio figlio.» Resto fermo con lo sguardo severo su di lui. «È stato difficile per me. Dalla prima volta che l'ho scoperto, a quando in ospedale tua nonna mi ha cacciato fuori dalla stanza. Per l'amor di Dio, Killian, stavo seriamente pensando di rapirti quel giorno.» Perché allora non lo hai fatto? Perché mi hai lasciato crescere nell'indifferenza? «Ho provato tante volte a trovare una soluzione.»
Scuoto la testa. «Non hai provato abbastanza.»
«Non è vero.»
«Avresti potuto denunciarla, ma non lo hai fatto», spiego.
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THE PUCK PROMISE
RomantikBea ha una passione: l'hockey. Dopo essere stata infortunata, il suo unico obiettivo è riprendere da dove aveva lasciato e ottenere la qualificazione nella nazionale femminile di hockey. Killian è il nuovo arrivato, distaccato, freddo e... irresisti...
