38. UN PAIO DI CROCS ANCHE PER TE

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KILLIAN


«È stato uno dei film più belli mai visti prima d'ora», commenta Bea, una volta fuori dal cinema. «Da rivedere, da soli.»

«Definitivamente», replico.

«La coppia davanti a noi che si baciava ogni due per tre, ha rovinato l'atmosfera.» Come darle torto. Ho pensato anche di cambiare sedute, se non fossero tutte occupate.

Oggi c'è stato il pienone, ma non ne resto sbalordito. Il film è stato davvero emozionante, tant'è che Bea ha pianto due volte.

La prima, per la scena in cui Joy arriva a spiegare che talvolta anche la gioia potrà spegnersi. Il discorso su quanto difficile sia mantenere sempre il sorriso, ha toccato il cuore anche me.

La seconda volta che Bea ha pianto, è stata verso la fine, quando Ansia è andata nel panico e Joy infine l'ha aiutata, facendole capire che a volte bisogna solo fermarsi, prendersi del tempo e respirare.

Non ho scelto questo film/cartone animato, a caso. So che Bea soffre di attacchi di panico. Non sempre, ma comunque le situazioni scomode la mettono in serie difficoltà.

Sapere di avere al mio fianco una persona fragile, mi porta a volerla proteggerla ancora di più. E vedere con che accuratezza un cartone animato per bambini ha trattato questa problematica sottovalutata in gran parte, be', spero che abbia sensibilizzato molte persone e portato altre a ritrovarsi in Riley.

«Perché? Il tizio che si scaccolava invece?»

Mi dà un colpetto sul petto. «Hey, avevi promesso di non ricordarmelo. Avrò gl'incubi ora.»

Rido. «Hai ragione, scusa.»

Butto i due contenitori di popcorn vuoti nel cestino.

È la prima volta che usciamo insieme a piedi. Anzi, è la prima volta che Bea si lascia andare, permettendomi di tenerla abbracciata con un braccio, nel mentre camminiamo lungo il marciapiede illuminato da negozi e i loro addobbi natalizi.

Il cinema non dista molto dal suo palazzo e quasi mi pento di aver scelto un posto in zona, perché so che tra non molto la magia finirà e lei ritornerà a trattarmi come un semplice scopamico: cosa che non sono e sarò mai.

Tuttavia, resto sorpreso quando i suoi occhioni blu si illuminano verso una delle cabine fotografiche, poste fuori da un negozio di giocattoli dall'altra parte della strada.

È una cabina fotografica festiva, una di quelle dove le foto vengono stampate in stupide cornici natalizie.

«Oddio, ho sempre voluto farlo.»

«Che hai? 3 anni?»

Annuisce. «3 e mezzo per essere precisi. Sto per farne quattro.»

«A proposito, quant'è il tuo compleanno?»

Non abbiamo mai avuto occasione di parlarne. Per una ragione non precisa, pensavo fosse già passato da un po', quindi resto sorpreso quando rivela: «Il giorno di Natale. Ma non farti strane idee, non ho mai lasciato che qualcuno mi facesse un regalo.»

«Perché?» Le chiedo curiosamente confuso. «Hai paura che possano regalarti stronzate e dover anche fingere che ti piacciano?»

Ingigantisce gli occhi. «Dio, sì», mormora, poi ride. «Oh, aspetta, devo raccontartelo, è davvero divertente.»

«Avanti.»

«Mio nonno ogni anno da quando sono piccola, regala per natale a tutti noi nipoti un paio di crocs.» Sorride. «È assurdo perché è fissato con queste dannate ciabatte. Lo scorso anno ne ho ricevuto un paio arancioni.»

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