70. NON SAI UN CAZZO

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KILLIAN


Lascio cadere la mano dall'altra parte del letto. Mi lamento leggermente, ma subito dopo socchiudo gli occhi, constatando che l'altro lato del materasso precedentemente occupato da Bea, è vuoto.

Confuso aggrotto la fronte, lasciandomi andare a un gemito sommesso, per poi aprire gli occhi e mettermi seduto.

«Bee?» Chiamo con voce rauca.

Nessuna risposta.

Non è in camera e sono... Mi volto verso l'orologio digitale posto sul comodino, quando leggo: «Le quattro del mattino.»

Sbadiglio e mi passo una mano in faccia.

Che diavolo sta facendo? Lei non si è mai alzata così presto, anzi, ogni volta è un'impresa impossibile tirarla fuori dalle coperte. Secondo Bea ogni cosa nella sua vita non deve avere un orario improponibile.

Una volta mi ha persino raccontato di un corso che aveva alle otto e trenta del mattino e a cui ha presenziato solo una volta, finendo con l'addormentarsi davanti al professore. Motivo per cui le sue lezioni iniziano tutte dalle dieci e mezza del mattino in poi.

A suo dire si trova bene e io non sono nessuno per farle capire che frequentare le lezioni mattutine, le danno la possibilità di spendere il suo tempo libero come vuole.

Tuttavia, non è da lei svegliarsi a quest'ora, così mi tiro su completamente e scendo dal letto.

Sbadiglio di nuovo, grattandomi la nuca, mentre mi avvicino a piedi nudi alla porta della stanza. Dallo spiraglio fuoriesce una luce fioca.

Sicuramente sarà andata in bagno. Ieri sera dopo l'ambigua chiacchierata sui futuri nomi da dare ai nostri figli, ci siamo scolati un'intera bottiglia di limonata, mentre guardavamo Wedding Crashers.

È stato divertente.

Afferro la maniglia e giro, per poi aprire la porta e sentire un leggero chiacchiericcio provenire da dietro la porta semi-chiusa del bagno.

Non mi dire che stanno avendo una riunione urgente tra ragazze alle quattro del mattino...

«Guardami, non è niente», dice quella che sembra la voce di Stella.

Dopodiché il rumore di un singulto rimbomba per tutta la casa, seguito da Bea che con voce spezzata e tremante mormora: «N-non... non riesco...»

«Respira», incalza un'altra voce. Forse quella di Madelyn. «Chiudi gli occhi. Immagina qualcosa di bello. Un posto che ti rilassa.»

Il silenzio che segue è carico di tensione. Singhiozzi dolenti e convulsi vengono valicati da conati di vomito.

Stringo i pugni. Merda. Non so quanto tempo rimango così, ma quando sento Stella dire: «Che facciamo, Mad?» Spingo leggermente la porta.

«Killian.» Fa Madelyn, sporgendo il viso di lato per farsi vedere.

Io resto fermo ad osservare la mia ragazza inginocchiata davanti al water, con il viso pallido e gli occhi gonfi pieni di lacrime.

Il mio cuore perde di un battito. È paura. Sta male. Perché non mi ha svegliato?

Aggrotto la fronte. «Bee», chiamo tristemente.

Ma prima che lei si gira e io mi avvicino ulteriormente, Stella mi afferra dal braccio, spingendomi fuori dal bagno.

«Vattene», ordina furiosa la rossa.

Mi acciglio confuso contro di lei. «Scusa?»

La osservo mentre socchiude la porta dietro di sé, per poi lasciare cadere le braccia sui suoi fianchi. È incazzata. Presumo con me, visto il suo modo fissarmi. Ma non capisco: «Che cazzo significa 'vattene'?» Ringhio nervoso.

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