50. DENO

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BEA


«Allontana quel coso da me», ordina Killian in tono serio, restando in piedi davanti la porta della mia stanza.

Piego leggermente la testa di lato, tenendo in mano Deno, il mio serpente. Come può un uomo tanto grande e grosso come lui aver paura di un innocuo e piccolo serpente?

«Non è un 'coso', è Deno!» Affermo nervosa, per poi fargli notare: «E tu lo stai spaventando.» Nel frattempo, Deno striscia per tutto il mio braccio, sotto lo sguardo allarmato di Killian.

«Ah, io lo sto spaventando?»

«È innocuo. Non ha mai morso nessuno», spiego.

Killian si acciglia. «Ci credo, quanti ragazzi hai portato a casa finora?»

«Intendevo le mie amiche o i figli dei Bigghie.» L'unica cosa che ha morso e poi definitivamente mangiato, è il criceto dei Bigghie, ma le persone? No. «Deno è molto dolce e affettuoso.»

«I serpenti non hanno sentimenti, Bee», mi ricorda il mio ragazzo.

«Be', lui li ha!» Mi capisce e mi consola quando sono triste. «Andiamo, vieni ad accarezzarlo.»

Killian scuote la testa. «Non ci penso proprio.»

«Ci rimango male e anche Deno.»

Lui sbuffa, poi mormora tra i denti: «A Deno non può fregar meno.»

«Guarda che ti ho sentito», avviso, mentre si avvicina cautamente, nemmeno se avessi in mano un alligatore.

Alla fine Deno non lo ha morso, anzi, gli è strisciato per tutto il braccio, fino ad arrivargli sul collo: lì ho dovuto prenderlo, perché Killian pensava lo volesse affogare in qualche modo

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Alla fine Deno non lo ha morso, anzi, gli è strisciato per tutto il braccio, fino ad arrivargli sul collo: lì ho dovuto prenderlo, perché Killian pensava lo volesse affogare in qualche modo.

In realtà voleva solo abbracciarlo.

Finisco di riporre Deno nella mia teca, per poi assicurarmi che abbia l'acqua. Mamma mi ha giurato che Shawn gli ha dato da mangiare poco prima che arrivassimo noi, quindi è apposto.

«Chi è Nathan?» Mi domanda d'un tratto Killian.

Mi blocco, restando ferma davanti la teca. «N-nessuno?»

«Riproviamo. Chi è Nathan, Bumblebee?»

Mi volto verso di lui, guardandolo inespressiva. C'è solo una persona in questa casa che avrebbe potuto farsi uscire qualcosa su Nathan e sul mio soprannome nello stesso momento. «Che ti ha detto Shawn precisamente?»

Killian fa spallucce. «Nulla, solo che preferiva quando eri innamorata di Nathan.»

«Non ero innamorata di Nathan», metto in chiaro. «Avevo una cotta per Nathan», specifico, andandomi a sedere vicino a lui sul mio letto. «È il figlio dei Bigghie, Nathan Bigghie.»

Killian inarca un sopracciglio. «Oh, davvero?»

«Sì, ma ero molto piccola, non è che fossi a conoscenza di tutto quello che c'è dietro una relazione.» Il massimo che sapevo delle relazioni, era che due persone si dovevano baciare e poi la cicogna portava loro i figli. «Avevo dieci anni e lui qualcosa come quindici o sedici, adesso non ricordo bene.»

«Quindi non c'è stato niente tra di voi?»

Scuoto la testa. «No, ma quando sono cresciuta ci ha provato.»

«E tu?»

Alzo le spalle in un movimento semplice. «È successo quando avevo appena iniziato a frequentare Vin, lo scorso anno, e sicuramente non volevo impegnarmi con nessuno.»

«Con me però hai cambiato idea», mi ricorda Killian. Sì, con lui il mondo si è completamente ribaltato.

«Che vuoi che ti dica? Il tuo uccello mi ha stregata.»

Killian ride.

«Aspetta, dovrei essere ancora arrabbiata con te», ricordo.

«No, non è vero, abbiamo fatto pace.»

«Tesoro, questo se non ti dispiace spetta a me deciderlo», mormoro. Lui sorride, portandosi una mano sulla fronte e scuotendola divertito. «Ti fa male la testa? Perché non hai idea di quanto ancora devo parlare.»

«No, avanti», dice divertito.

Corrugo la fronte. «Non posso avere una discussione seria, se tu ridi.»

«Okay, scusa.» Ritorna serio e per un secondo vorrei che tornasse a sorridere spensierato. Non vorrei nemmeno riportare a galla il motivo del nostro litigio, ma in una coppia alcune tematiche vanno affrontate e a me non sta bene che lui pensa di poter comportarsi da maschio alfa sempre.

«Scusa se ho mandato dei soldi a tua madre.»

Il solo pronunciare 'tua madre' lo irrigidisce. «Mia madre è un problema mio, Bee.»

«Lo so.»

«Ti ringrazio per il gesto, davvero. Ma non ti trascinerò in quell'incubo con me.»

Sospiro stanca. «Cosa se fossi stata io al tuo posto?»

«Ti avrei aiutata», ammette sincero.

«E perché allora io non posso aiutare te?»

«Perché...»

Lo guardo sconvolta. «Dio, davvero stai trovando una motivazione?» È difettato per caso?

Mi alzo dal letto, e lui mi afferra dai fianchi, portandomi direttamente sulle sue gambe. «Non mi piace quando scappi.»

«Non stavo scappando, mi stavo semplicemente allontanando.»

«Be', non mi piace nemmeno quando ti allontani», afferma serio.

Sbuffo, tentando di non guardarlo negli occhi, ma alla fine torno sempre lì. «Perché non posso aiutarti?»

«Perché non è il tuo compito.»

«Forse no», dico. «Ma voglio farlo.» Voglio aiutarti.

«Ho tutto sotto controllo, non preoccuparti, okay?»

Lo guardo dritto negli occhi per un tempo illimitato, per poi annuire. Sto cercando di fidarmi e finora non mi ha mai deluso, tranne per le stronzate maschiliste che dice ogni tanto, ma per il resto, Killian non è cattivo, tantomeno misogino.

Quello che dice, quello che fa, è dettato principalmente da quello che ha vissuto finora.

Sono più che certa che in tutta la sua vita non abbia nemmeno trascorso un Natale sereno. Motivo per cui, non sarò la prima e né l'ultima a rovinargli l'armonia natalizia per una stupida discussione.

Mi avvicino alle sue labbra, sorrido comprensiva e poi gli do un bacio dolce.

Mi avvicino alle sue labbra, sorrido comprensiva e poi gli do un bacio dolce

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