BEA
L'ultima volta che ero ad una finale del Frozen Four non avevo la sciarpa della Silverleaf intorno al collo, né le mani tremanti per l'ansia.
L'ultima volta giocavo.
Ero in pista e pattinavo con la mia squadra verso un titolo che sembrava più grande di noi: con un dolore allucinante alla spalla e la consapevolezza che semmai avessimo vinto, la squadra femminile di hockey della Silverleaf, avrebbe portato a casa uno dei trofei più importanti dell'hockey universitario.
Un anno fa abbiamo vinto.
Ricordo ancora quando alzai la coppa insieme alle mie compagne di squadra. Ricordo ancora quando Clarissa me la mise in mano per la prima volta e venni illuminata da migliaia di flash.
Nonno per l'occasione ha conservato l'articolo di giornale che uscì il giorno dopo.
A me, invece, è bastata la foto che ho appeso alla bacheca di sughero della mia stanza, per ricordarmi fisicamente di quel giorno.
Però, il vero ricordo, il più importante di tutti, lo conservo gelosamente nella mia testa.
E al solo pensiero, mi provoca ancora la pelle d'oca.
La stessa che purtroppo scompare, una volta aver alzato gli occhi al grande schermo dei segnapunti dell'Enterprise Center.
Stiamo ancora al primo tempo e il grande display si illumina per la seconda volta con la faccia di Daniel McGroarty, per poi mostrare il numero 2 della sua maglia quasi come un insulto.
Sbuffo sconfortata, allentandomi leggermente la sciarpa.
La Silverleaf sta perdendo per 2-0 ora e la cosa non mi piace per niente.
Non è così che doveva andare. Mi ero immaginata che a segnare il primo goal fosse stato il mio ragazzo, e invece a malapena la sua squadra riesce a tenere testa al Notre Dame.
«Vedrai che tra un po' si daranno la giusta carica e ribalteranno tutto», mi rincuora il nonno, accarezzandomi leggermente la schiena.
Lo spero, perché per l'occasione ho invitato anche tutta la mia famiglia, e so quanto è stato difficile per tutti loro far coincidere i loro impegni, soltanto per dare un po' di supporto al mio fidanzato.
Siamo atterrati stamattina presto nel Missouri e poi abbiamo preso un taxi che ci ha portati dall'aeroporto all'hotel: lo stesso, tra l'altro, che ha scelto la Silverleaf, quando due giorni fa sono atterrati a St.Louis.
Nonostante sono state solo tre ore di aereo, credo che il vecchietto Dunn abbia voluto farli ambientare un po' e dargli un giorno per riposare.
Tuttavia, Killian ha lasciato la camera d'hotel solo per presenziare alla conferenza stampa pre-partita e quindi rispondere a qualche domanda in veste di capitano della squadra. Per poi ritornare in stanza e rispondere ai miei messaggi sconci.
Ora mi sento anche in colpa per la sveltina avuta con lui tre ore fa.
Non vorrei che si fosse stancato troppo, mentre ci procuravamo un orgasmo a vicenda.
Sbuffo e mi volto verso Stella che alza gli occhi al cielo, quando Daniel McGroarty con una grande faccia tosta, passa pattinando verso le nostre sedute e le lancia un occhiolino con sorriso annesso.
Dovrei essere felice per quel gesto, perché in fondo è stato carino nei riguardi della mia migliore amica.
Ma in questo momento è il nemico, e quindi ho preferito sorridere al tifo sfegatato di Mad e... Colton.
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THE PUCK PROMISE
RomanceBea ha una passione: l'hockey. Dopo essere stata infortunata, il suo unico obiettivo è riprendere da dove aveva lasciato e ottenere la qualificazione nella nazionale femminile di hockey. Killian è il nuovo arrivato, distaccato, freddo e... irresisti...
