39. LO SA

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KILLIAN


«Non ci credo che stiamo andando a casa del tuo coach per passare il ringraziamento insieme», borbotta Bea, mentre guido verso la casa dei Dunn. «Puoi ripetermi esattamente cosa ha detto?»

Quattro giorni fa quando ho scoperto che Bea sarebbe rimasta a casa da sola per il giorno del ringraziamento, non ci ho pensato due volte prima di entrare nell'ufficio del coach Dunn, due giorni dopo, e spiegargli la situazione. Da come mi guardava, penso non ne fosse entusiasta, motivo per cui una volta scusatomi con lui, mi ha semplicemente detto: «Okay, Mary non avrebbe nessun problema ad aggiungere un posto in più a tavola.» Per un attimo non sapevo nemmeno cosa dirgli o come ringraziarlo.

In verità mi ero anche preparato tutto il discorso che avrei dovuto fargli, semmai si ce la fosse presa. E invece, mi ha lasciato letteralmente senza parole.

«Stai tranquilla», rassicuro Bea.

«Tu dici che questo va bene come ringraziamento o avrei dovuto scegliere una di quelle ceste piene di pasticcini e analcolici vari?» Dal tono di voce ansioso, penso che sia completamente andata nel panico.

Mi giro buttando un'occhiata a lei che controlla minuziosamente che la cesta piena di spezie e cibo vario, sia presentabile.

Le prendo la mano e gliela porto direttamente sulla mia coscia.

«È okay.»

«Il vestito?»

Alzo gli occhi al cielo. «Non stai mica andando a conoscere i miei genitori. A Dunn e sua moglie non interessa chi abbia al mio fianco.»

«Questo è un modo per dirmi che il vestito mi fa troppo da ragazza casta?» Lancio un'occhiata al vestitino che ha indossato: lungo e bianco con mille fiorellini minuscoli.

Sì, è definitivamente un vestito che addosserei più a una di quelle ragazze casa e chiesa, e non di certo al piccolo diavoletto che me l'ha succhiato per bene due ore fa, e che ora ho al mio fianco.

Ma questo meglio non dirglielo.

Inoltre, Mary l'adorerà.

«Stai benissimo, piccola.»

«Sei sicuro?» Fa soprappensiero.

Annuisco per l'ennesima volta serio, sorbendomi le numerose insicurezze di Bea, finché non parcheggio la macchina nel vialetto dei Dunn, scendendo e velocemente andando ad aiutare Bea con la sfilza di regali che ha deciso di portare.

Perché, non solo ha comprato un inutile e gigantesco cesto natalizio, ma anche un set di tazze regalo con sopra scritto 'Happy Thanksgiving!' Con due tacchini inquietanti che si abbracciano.

M'incammino seguendo il vialetto in ciottoli che porta alla casa.

I Dunn abitano in una zona molto tranquilla del Michigan, una via di mezzo tra Grand Rapids e Detroit.

Nonostante non lo dia a vedere, la casa è molto grande. Con la sua facciata in legno bianco e le persiane di un blu profondo. Tutto arricchito da un giardino curato e fioriere traboccanti di gelsomini.

«Aspetta!»

Mi fermo, prima di suonare il campanello, girandomi verso Bea.

«Cosa?» Le domando stanco.

«Ho dimenticato la torta alle noci Pacan a casa. Dobbiamo tornare indietro.»

Scuoto la testa e suono. «Non ci penso proprio a farmi un'ora di macchina per una stupida torta alle noci.»

THE PUCK PROMISELa tua prossima ossessione. Scoprilo ora