CAPITOLO EXTRA

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KILLIAN


«Hai finito?» Mi domanda Bea, restando ferma e immobile a darmi le spalle, mentre le finisco di fare la treccia.

Non sono molto bravo a maneggiare i capelli di una ragazza, ma essendo il fidanzato di una giocatrice di hockey, è quasi un mio dovere imparare a sistemarglieli.

Quindi, giornate intere a seguire nel mio tempo libero un tutorial su come fare una treccia ed eccomi qui, per la prima volta a testare le mie abilità da acconciatore.

«Quasi», avviso.

Incrocio le dita e faccio passare le ciocche castane tra il nodo che ho fatto precedentemente, per poi ultimare il tutto con il piccolo elastico nero. Adagio lentamente la treccia sulla schiena di Bea e mi allontano di poco, ammirando il mio lavoro.

«Com'è?» Chiede impaziente la mia fidanzata, tentando di girarsi e prendersi la treccia tra le mani.

«È venuta bene.» 

Oserei dire, più che bene. Come prima volta, posso ritenermi soddisfatto del risultato.

La mia ragazza si volta verso di me, ammicca un sorriso dolce e mi cinge il collo con le braccia. «Tra un po' devo andare», mi ricorda.

Le stampo un bacio sulle labbra e annuisco.

Siamo arrivati all'indirizzo dove Bea dovrebbe effettuare il Try-Out, tre ore prima, apposta per darle modo di rilassarsi e non farsi sopraffare dall'ansia. E nel frattempo che lei ripassava mentalmente il suo mantra per mantenere la calma, io le ho fatto i massaggi, spiegato a voce qualche trucchetto di gestione del bastone una volta trovatasi dietro la porta, e infine preso a sistemargli i capelli.

Non so se sono riuscito nel mio intendo, ma quando lei mi bacia per la seconda volta e si volta per aprire lo sportello della macchina, capisco che è arrivato il momento.

Scendo a mia volta e le prendo il borsone dal cassone posteriore del mio Pickup, per poi avvicinarmi a lei e sistemarglielo sulle spalle.

«Allora, mi aspetti qui?»

«Potrei venire dentro...»

I suoi occhi vanno in allarme. «Avevamo detto di no.»

Ridacchio, portandomi una mano dietro la nuca, nel mentre dico: «Tranquilla, starò qui e aspetterò.»

Lei annuisce, rubandomi un altro bacio veloce, per poi voltarsi e prendere a camminare verso il palazzetto sportivo, dopo averle detto: «Fagli vedere chi sei, piccola.»

«Sarà fatto, tesoro.»

Aspetto pazientemente che lei entri dentro e una volta che noto la porta chiudersi alle sue spalle, mi volto e mi avvio verso l'altra entrata del centro sportivo.

Quando arrivo, non c'è praticamente nessuno. A parte due genitori che parlottano accanto a un distributore automatico di barrette di cioccolato e altri snack che sono tentato di comprare per dopo.

Li supero in silenzio, facendo attenzione a non farmi notare da Bea, nel caso dovesse buttare un'occhiata dalla pista.

Il mio piano è semplice: trovarmi un posto defilato da dove posso osservarla almeno per qualche minuto. Non che io voglia spiarla per portarle sfortuna come pensa lei. Ma dopo tutte le ore passate a sostenerla, ci sta voler vedere con i miei occhi il momento in cui dimostra di che pasta è fatta. Perché quando è in pista, la mia ragazza è tutta un'altra persona: decisa, determinata, letale.

Mi infilo in una porta laterale e mi ritrovo in un corridoio che costeggia la pista. Il ghiaccio luccica sotto le luci forti e fredde, e mi basta fare un paio di passi per vederla.

THE PUCK PROMISELa tua prossima ossessione. Scoprilo ora