Capitolo 39

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Siamo quasi salvi.
Abbiamo la mappa.
Una possibile uscita.
Dobbiamo solo provare ad uscire da lì. Tanto più facile a dirsi che a farsi.
Sono passate due settimane dall'ultima volta che abbiamo rischiato di morire e dalla morte di Ashton. Da quanto sappiamo il suo corpo è stato cremato e date le ceneri alla famiglia.
- C'era una botola nella stanza 5. Doveva essere segnata sulla mappa, anche un piccolo quadratino, una croce, un qualcosa che ci indicasse la sua esistenza.-

Sposto la mappa verso gli altri mentre un sospiro frustrato esce dalle mie labbra. Siamo disposti a cerchio nella mia cella, cercando di non farci scoprire da Samantha, la mappa al centro.

- Potrebbe non essere importante.-
Dice Calum alzando le spalle.

- Potrebbe esserlo.-
Risponde di rimando Luke poggiato sullo stipite della porta.

- Forse dobbiamo guardare più attentamente la mappa, ci sarà da qualche parte.-
Dice Brittany allungando una mano per poter afferrare la mappa e avvicinarla a lei.

- Forse dobbiamo non dobbiamo perdere altro tempo a giocare.-
Dice Michael che era stato zitto finora.
- È l'unica possibilità che abbiamo per ora.-
Rispondo posando il mio sguardo su di lui.
I suoi occhi freddi annuiscono non del tutto convinti.
Distoglie lo sguardo da me e lo sposta su Luke.
- Come sta Angel?-
Luke si avvicina a noi e si siede tra me e Brittany.
- Si sta riprendendo, qualche giorno e potrà alzarsi.-
Luke apre bocca per poter dire altro, ma Calum lo interrompe.
- Qualche giorno? Non possiamo aspettare altro tempo Luke, dobbiamo uscire da qui il prima possibile.-
Scuote la testa alzando la voce di qualche tono.
- Non sappiamo ancora come uscire da qui, ci potrebbero volere minuti quanto mesi per arrivarci Calum, non prendertela con Angel.-
Risponde allo stesso modo Luke.
- Non ho intenzione di aspettare un solo minuto in più appena capiremo come uscire. Non aspetterò altro tempo.-
Calum si alza e punta un dito verso Luke il quale abbassa la testa stringendo i pugni.
- Se lascerete Angel qui, resterò anche io.-
Senza dire altro si alza ed esce dalla mia cella sbattendo la porta.
- Idiota.-
Sussurra Calum avvicinandosi alla porta. Si gira verso di noi con aria pensierosa, il volto vacuo e lo sguardo vuoto. Ha l'aspetto di un guerriero tornato da una battaglia persa. Ha visto morire ciò che aveva vita, ha perso tutto ciò che aveva. Pieno di dolore e sanguinante di crudeltà, i suoi occhi hanno perso la luce a furia di vedere tutta quella sofferenza. Un guerriero che ha perso la battaglia e che torna a casa avrebbe preferito morire. Ma poi lascia spazio alla rabbia e in un attimo si gira sferrando un pugno sulla porta.
Io e Michael restiamo in silenzio mentre osserviamo Brittany alzarsi e avvicinarsi a Calum, fermandosi dietro di lui.
- Non è colpa tua.-
Gli dice posandogli una mano sulle spalle.
- No, è colpa mia.-
Scuote la testa piangendo e continuando a fissare la porta.
- Lui mi è sempre stato vicino, mi ha sempre aiutato e io l'ho trattato di merda. -
Brittany si sposta davanti a lui prendendogli le mani.
- Lo faresti mai ciò che hai detto? Lo lasceresti mai qui, lasceresti mai qui Angel?-
Gli domanda sorridendo.
Calum piangendo scuote la testa negando.
- Le parole non hanno tanto valore quanto i fatti.-
Brittany lascia le sue mani per poterlo abbracciare.
Calum rimane immobile stringendole leggermente i fianchi.
- Andiamo da Luke.-
Dice girandosi verso di noi e prendendo la mano di Brittany tra le sue e uscendo quasi di corsa.
Rimaniamo io e Michael da soli, porto istintivamente la mano al collo giocando con il ciondolo della collana.
Sposto lo sguardo su di lui cercando di non incrociare il suo sguardo. I suoi lineamenti morbidi sembrano in tensione. La mascella si contrae di poco in volta. Mi avvicino a lui da dietro avvolgendolo tra le mie braccia e poggiando la testa sulla sua schiena. Sento il suo respiro accellerato così cerco le sue mani per stringerle tra le mie mentre lascio che il suo respiro ritorni regolare.
Non capisco perché non voglia credere che la mappa possa aiutarci.

-Quando non hai più nulla che la disperazione, preferisci affondare nel dolore o ti aggrappi al primo ramo di speranza che incontri?-
Dico avvicinando la bocca al suo orecchio e stringendolo di più a me.

- Io non ho mai smesso di sperare, ma non voglio più affondare.-
Risponde passandosi una mano nei capelli e tenendo la testa bassa.

Alzandomi sulle ginocchia mi sposto davanti a lui. Porto le mani sul suo viso e lo alzo in modo da poterlo guardare in quegli occhi pieni di sofferenza e avvicinando il mio viso al suo. Il verde come la speranza delle sue iridi sono contornate da un velo rosso di delusione verso il passato.

- Non succederà di nuovo.-
Gli dico inclinando leggermente la testa a destra.
Non lo abbandonerò come Sophia.
Non scapperò via senza lui, senza ciò che mi tiene in vita.
Non lascerò che creda che succederà come con Sophia.

- Non andrò mai via senza te.-

Dico di getto poggiando la mia fronte sulla sua chiudendo gli occhi e assaporando il suo dolce profumo.

Lo sento sospirare prima di sentire le sue labbra fredde sulle mie per un istante.

- Lo so.-

Sussurra ripoggiando la sua fronte contro la mia e lasciando che le sue labbra formino un sorriso tirato.

- Perché morirei senza te e porterai via con te ogni mio singolo pezzo di cuore. E sai che un uomo senza cuore è un uomo morto.-

La sua mano si poggia sul mio viso accarezzandolo piano.

- È quello che ti è già successo?-

Dico tenendo lo sguardo fisso nei suoi occhi.

Annuisce abbassando e rialzando la testa leggermente in segno affermativo.

- Quindi un cuore adesso non ce l'hai?-

Domando portandogli una mano sul petto all'altezza del cuore.

- Mezzo cuore l'ho rimesso a posto.-

Dice facendo una piccola risata.

- Però continua a battere e quindi significa che ha il cuore tutto intero.-

Dico spingendolo di poco.
Lui ride di nuovo buttando la testa all'indietro e prende le mie mani tra le sue.

- Batte solo quando ci sei tu perché sei la metà mancante.-

Dice stringendomi in un abbraccio.
Restiamo abbracciati per quelli che sembrano secoli nel nostro piccolo mondo utopico.

- Voglio portarti in un posto stasera.-
Dice in un sussurro.

- Mi porti a cena fuori?-
Dico in tono scherzoso per prenderlo in giro mentre lui ride di gusto.

- No, ti porto a vedere le stelle.-

Dice tornando serio e lasciandomi un leggero bacio a stampo prima di alzarsi e uscire fuori dalla cella.
Rido da sola per quello che ha detto riprendendo in mano la collana che ho lasciato cadere poco prima sul pavimento e la rimetto al collo per poi uscire in giardino portando con me la mappa. Mi siedo sotto l'albero spoglio vicino la recensione in fondo, dietro l'istituto, poco frequentato dai pazienti perché controllati dagli infermieri e dalle guardie davanti l'ingresso. Per andare quindi sono costretta a uscire dalla porta sul retro usata dal personale. Cercando di fare il meno rumore possibile esco da lì facendomi circondare dall'aria fredda di questa stagione. Chiudo la porta dietro le mie spalle e scendo i tre gradini portando il cartellone al petto stringendolo a me per il freddo. Mi dirigo a passo spedito verso il grande albero circondato da foglie cadute in terra. Mi siedo sotto di esso portando le gambe al petto e poggiandoci la mappa sopra.
Non può essere così difficile trovare un modo per andarsene. Sophia non può averli presi solo in giro, non può avergli mentito su questo.

-Deve pur lasciato detto qualcosa a qualcuno o lasciato un indizio, un modo per decifrare la mappa.-
Dico a me stessa ad alta voce pensando di essere sola.

- Infatti è così.-
Dice una voce proveniente a pochi metri da me.
Quella voce.

EH VABBY.
No raga scusatemi. Ho il capitolo pronto da tre settimane e pensavo di averlo postato, invece mi rendo conto solo oggi che non l'avevo postato hihihi. Vi aggiorno dallo Starbucks di Barcellona eheheh. Viva il frappuccino, aggiungetemi su Snapchat perché ne sono dipendente (hemmingshugme) e vorrei provare anche con Twitter quindi lancio l'ashtag #frappuccino eheheh, ciao ciao. xx

Insane || Michael CliffordDove le storie prendono vita. Scoprilo ora