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Esco dalla mia cella a mezzanotte in punto come mi aveva detto Michael qualche ora fa attraverso la finestrella della sua porta. Ho aspettato a terra con le spalle poggiate contro la porta e a cercare di distrarmi concentrandomi sui rumori.
Mi dirigo verso la fine del corridoio verso la sala delle vasche quando un rumore di passi provenienti dalla parte opposta del corridoio mi distrae. Automaticamente mi giro in quella direzione cercando di vedere a chi appartengono, ma con scarsi risultati vista la quasi assenza di luci. Mi abbasso lentamente poggiando una mano a terra e chiudendo gli occhi per ascoltare ancora quel rumore di passi che pian piano si dirigono verso il piano inferiore. Mi rialzo tenendo gli occhi chiusi e come sotto influenza di quei passi percorro il corridoio come in trans. Ogni altro rumore si silenzia tranne quei passi pesanti e lenti. Il mio cuore inizia a battere alla stessa frequenza di quei passi. Sento nelle orecchie i battiti lenti risuonare forti e i passi farsi così forti da far tremare il pavimento sotto i miei piedi. I passi diventano sempre più lenti e sempre più pochi così come il mio battito e in un attimo sento mancarmi la terra sotto i piedi e i passi cessare così come i miei battiti. Apro gli occhi di scatto inspirando profondamente ritrovandomi nell'atrio davanti la porta d'ingresso spalancata. Faccio un passo in avanti mentre il vento inizia ad invadere tutto l'atrio posando foglie secche sul pavimento e scombigliandomi di poco i capelli.
Che cosa mi è successo? Ho sentito il mio cuore smettere di battere. Quei passi mi erano così familiari. Un passo sicuro di qualcuno che sa cosa stia facendo e che abbia esperienza. Un passo quasi impercettibile.
Porto una mano nei capelli cercando di riprendere più fiato possibile e vado a chiudere la porta per poi tornare al secondo piano in modo da poter raggiungere Michael.
Arrivo nella stanza delle vasche trovandola vuota. Era la stanza in cui ho incontrato per la prima volta Luke, quasi un anno fa e da allora non ci sono più tornata essendo le vasche riservate solo per i pazienti durante le prime settandue ore. La porta poco distante dalle mie spalle si chiude di botto e istintivamente mi giro trovandomi a pochi centimetri da due occhi verdi splendenti.

- Michael.-
Sussurro portando una mano al petto sollevata.
- Pensavo fosse Samantha.-
Continuo a parlare lasciando scappare una piccola risata.

- Questa notte non dovrai preoccuparti di lei perché qualcosa mi dice che dormirà profondamente per molte ore.-

Sussurra ridendo anche lui e poggiando le mani sui miei fianchi togliendo ogni distanza tra i nostri corpi.
L'ha rifatto di nuovo, il solito idiota.

- Quante volte ti ho detto che è troppo pericoloso usar...-

Vengo interrotta dalle sue labbra che si poggiano sulle mie in un bacio casto.

- Sh, non mi importa niente se non te.-

Ripoggia le sue labbra sulle mie approfondendo il bacio facendo scivolare le sue mani sotto la mia maglia e accarezzandomi la schiena.
Inizia a camminare in avanti fermandosi vicino ad una vasca di fronte all'unica finestra che c'era in quel luogo che non dava sul giardino.

- Come appuntamento non è il massimo, lo so. Ma viste le circostanze ho fatto del mio meglio.-

Sussurra al mio orecchio mentre mi toglie la maglietta.

- E questo è tutto quello che sai fare?-

Lo prendo in giro mentre tolgo la maglia anche a lui lasciandola cadere a terra vicino alla mia.
Mette di nuovo le sue mani sui miei fianco alzandomi di poco e poggiandomi sul bordo della vasca lasciando baci umidi sul mio petto mentre le sue mani vagano sulle mie cosce.

- So fare molto di più, se vuoi te lo mostro.-

Questa volta sbottona il mio pantalone e mi aggrappo alle sue spalle alzandomi di poco mentre porta le mani sulla parte bassa della mia schiena permettendogli di tirare giù i miei jeans finiti vicino alle magliette.

- Non sto aspettando altro.-

Avvolgo le mie gambe intorno al suo bacino e lo bacio mentre lascio scendere le mie mani sul suo petto lentamente fino al jeans sbottonandolo e togliendolo con il suo aiuto e dopo togliamo anche l'intimo.

- Adesso fidati di me.-

Quelle parole risuonano nella mia mente mentre annuisco con il capo e continuando a guardarlo negli occhi.
Non ho mai avuto piena fiducia in nessuno, forse nemmeno un briciolo.
Il mondo ti tradisce in un battito di ciglia, tutto ciò che abbiamo in una vita sono castelli di sabbia in riva al mare e le persone sono le onde di questo mare immenso. Non puoi costruire un muro intorno ai castelli, le onde lo supererebbero. Non puoi parlare al mare chiedendogli di risparmiare i tuoi castelli, le onde non ascolterebbero le tue preghiere. Non puoi prevedere dove costruire i tuoi castelli, le onde sono imprevedibili. Non puoi vivere con la convinzione che mai nessuno un giorno ti tradirà perché saremo i primi noi a tradire noi stessi. La fiducia però non sarà di certo un muro o una preghiera o un luogo sicuro, ma una mano che ogni qual volta che le onde distruggono i castelli, si mette paziente e li ricostruisce al tuo fianco.
Michael è la persona di cui ho fiducia, la mano che mi ha aiutata a ricostruire i miei castelli questa volta non con la sabbia, ma con materiali più forte e indistruttibili.

Lascio una carezza sul suo viso e un leggero bacio sul suo mento.

- Chiudi gli occhi.-

E dopo averli chiusi sento le sue mani lasciarmi andare indietro fino a quando le mie spalle entrano a contatto con l'acqua. Il suo corpo segue il mio staccandosi di poco e dopo pochi secondi ci ritroviamo entrambi seduti nella vasca. Si posiziona dietro di me stringendomi a lui con un braccio e lasciando dell'acqua sulla mia spalla con l'altra mano. Alzo lo sguardo davanti a noi, fuori dalla finestra e noto qualche stella nel cielo londinese.

- L'unica cosa buona di questo posto è che è talmente isolato dalla città illuminata che riesci perfino a vedere qualche stella.-

Ironizza poggiando il mento sulla mia spalla. Le parole mi muoiono in gola, non so, forse pensavo che non l'avrei mai detto perché la mia vita non lo prevedeva, ma alla fine è successo. Mi sono innamorata e questo ha cambiato del tutto la mia vita.

- Ti amo.-

La mia voce risuona lenta ma sicura, ma il mio cuore inizia a battere senza sosta. Non avevo mai attribuito alle parole una dose di sentimento. Le parole si dicono, ma sono vuote, per questo non hai difficoltà a pronunciarle. Quando invece poi le leghi tutto ciò che provi in quel momento, quella parola ha un certo spessore che può far male o può farti sorridere.

- Anche io ti amo Alison.-

Tipo parole come queste.

Loacker
Ciaaaaao, piaciuto il capitolo? Che ne pensate? Scusate l'enorme ritardo, ma ho dovuto riflettere sul fatto di continuare o meno la storia, ma qualcosa mi ha spinto a continuarla. Magari ne esce qualcosa di buono.
Coooomunque seguitemi su snapchat: hemmingshugme per ogni cosa tipo chiarimenti o semplici chiacchierate.
Non so che altro dovevo dirvi. Ciao xx

Insane || Michael CliffordDove le storie prendono vita. Scoprilo ora