Capitolo 23

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Nulla.

Solo una grande confusione.

Sono seduta sul pavimento con le gambe incrociate e di fronte a me il cartellone di gioco poggiato per metà  sul pavimento e per metà sul muro.

Le mani si spostano dai capelli per poi finire sul pavimento.

La mia espressione apatica con cui osservo e cerco di capire il significato di quel percorso.

Dopo tutto è quello che faccio da una settimana.

I miei occhi seguono quelle linee serpentine.

Ho seguito ogni indicazione.

I metri precisi, non ho sbagliato di un solo centimetro.

Ho ripreso i miei passi più e più volte.

Ho provato a metterla al contrario.

Ho cercato di capire se ci fosse qualcosa che andava decifrato.

Ma nulla.

Un muro.

O la stanza di qualche paziente.

Non è la mappa che mi avrebbe potuto portare all'ingresso come pensavo.

È solo uno stupidissimo percorso che è stato tracciato da qualche pazzo.

La voglia di aver potuto usare questa mappa per uscire e aver potuto farla pagare a quei quattro, mi ha reso cieca dell'imbroglio.

Prendo il cartellone davanti a me e lo strappo in due parti per poi tirarle contro il muro urlando.

Mi alzo dal pavimento per poi aprire violentemente la porta e uscendo fuori da quel luogo così stretto ora per la mia rabbia.

Nel corridoio vedo Ashton venirmi incontro con un'espressione confusa in volto.

- Alison, cosa -

Non finisce la frase che lo spingo contro il muro alla mia destra, proprio contro la parte di muro che separa la mia stanza da quella di Luke.

Lo afferro per il collo costringendolo a poggiare la testa al muro.

- Non rivolgermi la parola, ti è chiaro?-

I suoi tranquilli occhi verdi si incrociano con i miei occhi blu ardenti di rabbia.

Resta immobile, una cupola di silenzio ci circonda mentre le urla degli altri pazienti cercano di perforarla e avvolgerci tra di loro.

Tiene le labbra serrate mentre i suoi occhi continuano a vagare sul mio viso in cerca di qualcosa.

Di una risposta.

Di un motivo a questo mio atteggiamento a cui neanche io riuscivo a trovare una risposta.

O forse semplicemente aspetta che reagisca.

Lascio la stretta sulla maglia e mi allontano da lui continuando a mantenere il contatto visivo.

Mi fermo quando vedo uscire Michael  dalla sua stanza. La maglia nera con sottili strisce rosse cerchia perfettamente il suo busto così come i pantaloni neri che indossa.

Infila le mani nelle tasche e socchiude le labbra.

La voglia di andare da lui e baciarlo,  mi invade lentamente il corpo influendo sulle mie decisioni.

Proprio quando faccio un passo in avanti, una figura che esce dalla cella di Michael mi fa fermare.

La ragazza con lunghi capelli marroni e ondulati si muove nella direzione dei due ragazzi fermandosi poi affianco a Michael. Indossa una maglia bianca e un jeans grigio. I suoi occhi neri come la pece mi fissano curiosi.

Stringo le mani a pugni alla ricerca di qualcosa da dirgli, ma nemmeno un sospiro riesce ad uscire dalle mie labbra.

Un brivido di dispiacere mi parte dalla testa dispandendosi per tutto il corpo.

Lo sento scorrere nelle vene, lo sento circondarmi le ossa, lo sento formicolare nelle mani.

Il dolore abbraccia il mio cuore soffocandolo.

La delusione entra con veemenza nelle mie membra.

Mi tremano le gambe rendendomi instabile.

- Vedo che avete già trovato la sostituta.-

Dico sorridendo amaramente.

Michael guarda la ragazza al suo fianco, la quale prende la mano di Michael  intrecciandola alla sua.

- Hai scelto tu di stare da sola.-

Dice Michael.

Torna a guardarmi con un'espressione tranquilla e serena.

Sorride anche lui, ma il suo sorriso si spegne quando sente una voce dietro di me che appartiene al ragazzo che ha appena circondato la mia vita con il suo braccio e ha fatto scontrare la mia schiena contro il suo petto.

- Ti sbagli Clifford, lei sta con me.-

FRAPPEEEEEEEE
Sì, sto bevendo un frappé. Comunque vi piace il capitolo? Ieri era il compleanno dell'unicorno aw. Non so che dirvi, rido.
Ciao ciao

Insane || Michael CliffordDove le storie prendono vita. Scoprilo ora