Capitolo 8

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Mi siedo sulla poltroncina bianca. Sto tremando e le lacrime rischiano di rigarmi le  guance.

- Dal punto di vista medico lei è in buono stato. Dal punto di vista psichiatrico, è risultato che la sua mente sia instabile. Per tanto la commissione ha deciso che lei verrà tenuta in isolamento.  Il suo problema non è curabile. È la sua mente ad avere una predisposizione che porta a compiere azioni crudeli e sanguinose come appunto omicidi.-

Ho fatto di tutto. Ho cercato di sembrare una persona normale. Ma ho solo convinto gli altri di essere più pazza di quello che sono.

- É un serial killer. Uccide gente senza pensare al dolore che provoca alle famiglie delle vittime, le uccide per pura voglia di farlo. Per tanto anche la popolazione e il governo, impauriti, hanno chiesto di lasciarla in isolamento per essere più sicuri.-

Mi impongo di non piangere. Riuscirò lo stesso a scappare. Non possono tenermi chiusa, non possono farmi stare alle loro regole.

Non ce la potrai mai fare, arrenditi.

Forse le voci hanno ragione,  forse non riuscirò mai a resistere. In fondo sono debole. Tutti siamo deboli anche se vogliamo dimostrare il contrario. Vogliamo farci vedere indistruttibili, ma non c'è nulla di male a farci vedere feriti. Anzi, ci rende ancora più forti. È come dire: 'Guardami, mi hai distrutta dentro, mi hai fatto passare tutto il male di questo mondo, ma sono ancora qui, a dirti che anche se sono debole, sono qui.'. Perché abbiamo tutti un punto debole. E il mio ancora non l'ho trovato. O forse non ho voluto trovarlo.

Volto la testa verso Michael e lo vedo stringere le mani intorno alle due sbarre della sua finestrella. Ha le nocche bianche e gli occhi  leggermente più scuri. Continua a guardarmi negli occhi e io faccio lo stesso. Passano dei secondi interminabili di silenzio, quando lo psichiatra che mi ha visitato inizia a  parlare.

- Io non sono d'accordo.-

Tutti lo guardano confusi, ma io lo sono molto di più.

- Il mio paziente, durante la seduta, ha ammesso di essersi pentita delle sue azioni, di non essere in se stessa quando uccideva qualcuno. Ha anche detto di soffrire di problemi di ansia e di attacchi di panico. Aggiungerei anche problemi come perdita della personalità e anche amnesie temporali visto che le avevo chiesto di raccontarmi uno dei suoi omicidi, ma lei ha detto di non ricordarlo, perché solo a volte riesce a ricordare grazie a somiglianze di rumori e anche grazie a persone somiglianti alle vittime.-

Un uomo alto, un altro psichiatra, lo interrompe e dice:

- Come siamo sicuri che non stava mentendo?-.

Lo psichiatra, che si chiama Dr. John,  ride leggermente e poi parla.

- Charles, so pur fare il mio lavoro, non credi? L'ho osservata, i suoi movimenti non erano a scatti, il battito era normale e non c'era nessuna traccia di sudorazione improvvisa. Non mentiva. Quindi il paziente ha diritto di seguire una cura. E se è necessario mi metterò anche contro il governo pur di riuscire a non farla mettere in isolamento. Pensateci, se riusciamo a trovare una cura alla sua malattia potremmo diventare dei pezzi grossi nella psichiatria medica.-

- Va bene John. Parleremo con il governo e con le altre autorità. Ora dobbiamo scendere perché la stampa vuole sapere la nostra decisione. La signorina Evans può restare nella sua stanza e da domani inizieremo a provare qualche tipo di cura.-

I medici e gli psichiatri escono dalla stanza seguiti da Samantha. Aspetto che ci sia silenzio prima di avvicinarmi alla porta e aprirla. Avevo messo la forcina nell'ingranaggio della porta questa mattina, perché avevo trovato un bigliettino tutto stropicciato dentro il mio cuscino.
'Dobbiamo parlare. Appena finisci con i medici, vieni da me. -Michael.'

Apro leggermente la porta e sento Michael aprire la sua.

- Dai, ora.-

Sussurra.

Sgattaiolo dalla mia stanza ed entro velocemente nella stanza di Clifford. È come la mia, solo che ci sono vestiti sparsi per la stanza.

- Porca puttana, devo mettere a posto la stanza altrimenti quella puttana della direttrice mi farà qualche altra delle sue trovate.-

Ho ancora il camice bianco addosso, così Michael mi guarda, poi si piega e prende una sua maglia e me la lancia.

-Mettiti questa, non riesco a sopportare quel bianco.-

Infatti la sua stanza era ricoperta da poster e in alcune parti era piena di schizzi di colore che variano dal blu,  rosso, nero e verde. Poggio la sua  maglia, che mi aveva tirato poco prima, sul suo letto mentre provo a togliermi il camice.

- Il camice è chiuso da dietro per evitare che i pazienti se lo tolgano, perciò non ce la farai mai a toglierlo da sola. Vieni che ti aiuto.-

I capelli gli ricadono sulla fronte in una cascata disordinata di ciuffi lilla, gli occhi sono tornati di quel verde chiaro quasi azzurro. La leggera barba sul suo mento e sulle guance fanno da cornice al suo sorriso. Mi giro così da dargli le spalle e sposto i miei capelli neri corvino su una spalla. Lo sento camminare e poi sento il suo fiato sul mio collo. Resto immobile quando sento le sue mani poggiarsi sulle mie spalle e accarezzare la mia schiena, da sopra il tessuto, fino alla cerniera. La sua mano si muove piano mentre fa scorrere la zip verso sotto, proprio fino alla fine della schiena. Il suo fiato mi fa venire i brividi e facendomi inarcare leggermente la schiena. Ripoggia le mani sulle mie spalle, facendo cadere a terra il camice, facendomi restare così in intimo. Sento la sua mano fredda premere sulla mia pancia, poi il suo petto si appoggia sulla mia schiena, i suoi capelli mi solleticano la guancia opposta a quella dove avevo spostato i capelli poco prima. Michael è più alto di me, per questo la mia testa si poggia sul suo petto. L'altra sua mano prende la maglia che avevo poggiato sul letto davanti a me. Dopo un paio di secondi riesce ad infilarmela. Le sue mani scorrono sui miei fianchi e poi mi gira verso lui.

- Ti sta davvero bene la mia canotta dei Nirvana. Dovresti tenerla.-

Abbasso lo sguardo imbarazzata. Aspetta. Io imbarazzata? Cosa mi succede? Da quanto sono entrata in questo manicomio, mi stanno succedendo cose strane. Fisso la canotta. Mi arriva fino a metà coscia e lascia scoperti metà fianchi, lasciando in bella vista i lati del mio reggiseno nero.

Rialzo lo sguardo e Michael mi avvicina di più a lui. Si sente un rumore, ma non ci facciamo caso. Ci sono pochi centimetri a dividere le nostre labbra quando sentiamo qualcuno parlare.

-Ho per caso interrotto qualcosa?-

YO YO PASSAMI UN ASCIUGAMANO -CIT.
Ehi people, come va? Ecco il capitolo otto. Aaaaaaa che cosa bella se leggi otto al contrario resta otto, ma lol. La smetto. Grazie a tutti quelli che hanno votato, visualizzato e commentato i capitoli di prima, vi amo troppo. Non so cosa farei senza di voi, spero che continuerete a seguire questa fanfiction.
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Ora passiamo alla pubblicità shalalalala.
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Bene ora me ne vado, addios. xx
ps. Vi va di fare un gruppo su whatsapp? Giusto per cazzeggiare (?) ahahahah.

Insane || Michael CliffordDove le storie prendono vita. Scoprilo ora