Capitolo 15

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Sono nella sala grande. I pazienti possono sedersi su dei vecchi divani, oppure possono sedersi sui tavoli a giocare a degli stupidi giochi di società. Una radio produce delle vecchie canzoni, la televisione manda in onda programmi demenziali. Alcuni pazienti si muovono in modo spasmatico sulle sedie producendo un rumore fastidioso. Mi alzo dal divano dove sono seduta e afferro una sedia dallo schienale, trascinandola al centro della stanza. L'aria è soffocante, i rumori sono fastidiosi. Mi siedo sulla sedia e osservo tutto ciò che si trova davanti ai miei occhi. La mia mente nota ogni dettaglio.

Sedici sedie rivolte verso la televisione. I pazienti stanno guardando un film. I tre pazienti con problemi sessuali stanno urlando, si coprono gli occhi,si graffiano. Da ciò deduco sia un film a sfondo sessuale. Il masturbatore cronico non perde tempo a toccarsi il membro. Gli altri sono disinteressati. C'è chi si muove irritantemente, chi grida contro e chi cerca di avere una discussione con i protagonisti. Due grandi finestre si innalzano ai lati del vecchio schermo. Il vetro è leggermente scheggiato, sarà stato un oggetto non molto duro a scheggiarlo. Forse la testa di qualche paziente. Oltre il vetro, le punte degli alberi vengono piegate dal vento e il cielo è nuvoloso. Dalla forza del vento proveniente da sud-est, si può capire che ci sarà un acquazzone tra circa un paio d'ore. I due infermieri sono impegnati a parlare. Capisco dal labiale che stanno parlando di una donna. Una ragazza che lavora qui,  perché stanno parlando di qualcosa che è successo stamattina. Stava facendo qualcosa di sospetto a quanto pare. Beh, a stare a contatto con gente pazza, alla fine impazzisci.

Chiudo un attimo gli occhi e li riapro. Ora tutto ciò che si presenta ai miei occhi si muove a rallentatore. Pianto per bene i piedi per terra, stringo le mani sui bordi della sedia e mi giro con tutta la sedia verso la destra provocando un rumore assordante, ma quasi silenzioso paragonato alle urla dei pazienti in quel momento.

Lì ci sono dodici tavolini, ma solo tre sono occupati. Il primo paziente gioca a carte da solo, alzandosi dal suo posto, dopo aver giocato le sue carte, per poi sedersi sulla sedia di fronte a lui per giocare con le carte del suo ipotetico avversario. Il secondo paziente fa camminare le pedine di un gioco sul tavolo. Imita le voci dei personaggi, interpreta e inscena un omicidio. Il cartellone del gioco è adagiato sulla sua testa, a mo di tetto. Il terzo paziente invece sta fumando una sigaretta. Lo riconosco. I capelli neri, gli occhi blu come l'oceano e il modo su cui è seduto. È Louis. Dietro di loro ci sono due grandi scaffali contenenti quei giochi inutili. Vicino lì è seduta Samantha. Mi osserva con un sorriso strano, quasi malato. Sembra che stia aspettando la mia prossima mossa. Resta lì, immobile, a guardia dei giochi.

Faccio girare di nuovo la sedia.

Una ragazza passeggia con una bambola in mano. Dove l'ha presa? Non sono permessi questi oggetti qui. La culla come se fosse un bambina, le bacia la fronte, le sorride, le parla. Gli altri pazienti stanno inermi sui divani. Un uomo continua a sbattere la testa contro il muro, un'altro grida parole incomprensibili e un'altro si butta sopra gli altri pazienti toccandogli le intimità.

Sento qualcuno passare dietro di me. Lo scricchiolio dei suoi piedi sul parquet vecchio si fa lontano e poi di nuovo vicino. Continuo a guardare davanti a me, ma immagino ciò che sta succedendo alla mia sinistra. Si sente il rumore di una sedia che viene poggiata a terra e lo scricchiolio che viene provocato dal peso che si è poggiata sulla sedia. Il suo respiro è a meno di mezzo metro dalla mia faccia. L'effetto delle medicine non mi hanno reso ancora del tutto lucida. Non riesco a capire chi sia. Giro di scatto la sedia è peggio violentemente le spalle contro la spalliera. La faccia di Louis è a dieci centimetri dalla mia. Il mio petto si alza e si abbassa velocemente per lo spavento. Le mie labbra socchiuse lasciano scappare piccoli ansimi.

- Stai sbagliando. Stare con Clifford e la sua banda di psicopatici non ti aiuterà ad uscire fuori di qui. Fai bene la tua scelta. Stai con me e sei già fuori di qui, oppure stai con loro e sei già morta.-

Dopo aver detto questo, si porta la sigaretta alle labbra che la circondano perfettamente. Aspira intensamente una quantità di fumo per poi mandarlo fuori in direzione della mia faccia. Per tutti questo tempo sono rimasta immobile. Louis si alza e si va a sedere su uno di quei divani. Mando la testa all'indietro assaporando quel fumo passivo.

Ho bisogno di nicotina.

Ho bisogno delle pillole che non prendo da due giorni.

Ho bisogno non sentire più queste voci.

Ho bisogno di uccidere.

Ho bisogno di vedere la mia vittima chiedere pietà.

Ho bisogno di vedere dolore, sofferenza.

Ho bisogno di placare i miei pensieri.

A volte pensare troppo non aiuta.

Ti blocca il cervello. Ti confondono. Ti bloccano il respiro. La testa di un serial killer è molto più incasinata di quella delle persone normali.

I miei pensieri ora si focalizzano su Michael e gli altri tre.

Vogliono scappare, questo ero chiaro.

Il punto che non riesco a capire è il perché vogliono portarmi con loro.

Non sanno nulla di me. Non mi conoscono. Conoscono il mio nome, la mia fama da assassino, ma non conoscono null'altro di me. O forse c'è qualcosa che non riesco a vedere. Si stanno fidando di me. Un assassino non si fida di nessuno, soprattutto se c'è di mezzo un piano per fuggire o uccidere. C'è qualcos'altro sotto a questa storia. Me ne accorgo dai loro movimenti, da come parlano, da come si comportano. È come se conoscessero le mie abitudini. Come se non avessero bisogno di conoscermi di più, conoscono le mie mosse, i miei metodi, i miei ragionamenti. È come se mi avessero osservata, spiata, controllata per anni. Ma c'è di più. Loro stanno nascondendo qualcosa. Meglio dire che qualcuno sta nascondendo qualcosa. Quando eravamo sul prato ho sentito l'odore di muffa provenire dalla sua giacca e sono riuscita a vedere un leggero strato di polvere sui bordi delle maniche del giubbotto e sulla maglia, nella zona delle costole. Significa che è stato in un luogo chiuso, umido, inutilizzato. Ha spostato qualcosa e dalla piega rimasta sulla maglia posso capire che era qualcosa di leggero. Una scatola.

Alzo di scatto la testa. Mi alzo velocemente e corro verso la mia stanza. Percorro il corridoio ed entro nella mia cella sbattendo la porta. Prendo una maglia e la poggio sulla finestra per evitare che qualcuno mi veda.

Tolgo la maglia e la butto sul letto con un gesto rapido. Apro la valigia e prendo la boccetta di alcool che ero riuscita a nascondere nel reggiseno durante i controlli della valigia. Mi tremano le mani. Prima che arrivassi in questo posto, lavoravo in una società segreta. Ti offrivano soldi, riparo in cambio di rapine e omicidi. Tre delle mie vittime sono state uccise sotto richiesta, per lo più ho fatto rapine. Come ogni membro della società ho un marchio che mi identifica, ma per non farmi scoprire ho dovuto coprirlo con dei prodotti sperimentati che si spalmano sulla pelle e si adattano ad essa, coprendo quindi il tatuaggio. Non voglio più coprirlo. Voglio vedere la reazione dei quattro appena vedranno quel simbolo. Sicuramente non sorpresi. So che loro sanno. Verso il liquido alcolico sul polso e cerco di non urlare per il dolore. La parte della pelle dove cade l'alcool brucia e diventa rossa. Stringo il pugno e mi mordo il labbro inferiore fino a farlo sanguinare. Prendo la maglia che mi sono tolta e la passo sul braccio. Bagno il tatuaggio con dell'acqua e aspetto un po'. Alzo il braccio e ammiro il tatuaggio che feci quasi due anni fa. Un cerchio tutto nero circondato da altri due cerchi più sottili. Strappo un pezzo della maglia e lo metto intorno al polso, non voglio che lo vedano ora. Mi butto sul letto, ma arriva Samantha con la pillola. Me la porge dopo avermi salutata e se ne va. Prendo la pillola da sotto la lingua e la metto dentro la fodera del cuscino.

Ora non mi resta che aspettare.

*Vedi Hemmingshugme_'s Diary *

Insane || Michael CliffordDove le storie prendono vita. Scoprilo ora